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Ambiente, tecnologie ambientaliste...e molto altro...la mia vita...le mie passioni.... November 25 Energia efficiente e pulita dagli alberi.... Il legno abbonda in Europa. E solo in minima parte il legname delle
foreste è adatto per progetti di costruzione. Usare legno per produrre
energia non è una novità. Ma in Austria il concetto è stato portato
all’estremo: far produrre al legno tutta l’energia che contiene, fino
all’ultimo watt. Spremere il legno di scarto, senza semplicemente
bruciarlo, producendo biogas, acqua calda, energia elettrica e
combustibile liquido.
Christian Keglovits, project manager: “Quello che facciamo qui è produrre calore, elettricità e combistibile liquido, a partire dal legno.” Bruciare semplicemente il legno non è efficiente in termini energetici, è meglio gassificare il legno con una speciale tecnologia per creare altre forme di energia e sfruttare al meglio le risorse”. Questo impianto pionieristico è in grado di produrre tutta l’energia necessaria per la cittadina di Gussing, 27 mila abitanti in Austria orientale. “Il legno è il nostro oro, dice Christian, più della metà del territorio regionale è coperto in foreste”. I pellets di legno vengono immessi in una caldaia a 850 gradi centigradi. In un labirinto di tubature il legno produce gas, che viene utilizzato per far girare una turbina. Il calore residuo riscalda l’acqua che circola nei caloriferi dell’intero borgo. Ma non è tutto. I depositi della combustione producono una resina che viene raffinata in combustibile liquido. Potrà servire da carburante per mezzi di trasporto o macchinari industriali. Angela potetz, University of Technology Vienna “Vediamo qui il cuore della macchina chiamata reattore di Fisher Tropsch, che produce cera, diesel e petrolio. Questa tecnologia è nota da molto tempo, la sola novità è che produciamo energia a partire da fonti rinnovabili, come le biomasse”. L’energia elettrica prodotta basta a tutte le abitazioni della cittadina e a metà delle imprese. Dice Christian: “Siamo convinti che questo sia il futuro perchè dalla risorsa legno si può ottenere calore, elettricità, biogas e combustibile liquido, e tutto cio a partire da una pianta”. L’energia cosi prodotta ha un bilancio di produzione di CO 2 neutro, perchè è pari all’anidride carbonica che il materiale rilascia nel naturale processo di decomposizione. La seconda vita dei Televisori.... In mezzo a campi di riso, dedicati al miglior sakè del Sole Levante,
lontano dal cemento di Osaka e dalle sue industrie, in un Giappone
verde come difficilmente si riesce a vedere e non lontano da Hiroshima
sorge, a Yashiro, la più green delle fabbriche di Panasonic. Ma qui non
si costruisce nulla, anzi si smontano e si recuperano apparecchi a fine
carriera per necessità ambientale e per sperimentare nuovi business
basati sul riciclo dei preziosi materiali contenuti nelle
apparecchiature elettriche. Ed è qui, al Panasonic eco technology
center, che i vecchi e grossi televisori con i loro enormi e pesanti
tubi catodici in vetro iniziano una seconda vita. E in Giappone, come
in Europa, sulla scia della transizione dal tv crt a quello flat flat e
del digitale terrestre sono stati dismessi decine milioni di
apparecchi. E di questi 12,9 milioni nel Paese del Sole levante sono
stati conferiti in discariche speciali e smantellati con cura per non
disperdere elementi pericolosi e recuperare materiali utili come il
vetro, il rame e l'alluminio. Ma a Yashiro si disassemblano anche
elettrodomestici al ritmo atteso di un milione di pezzi l'anno:
qualcosa come 30mila tonnellate l'anno. Non è un lavoro facile. L'impianto, dove lavorano 180 persone, è composto da linee di disassemblaggio. I vecchi apparecchi scorrono lungo catene di montaggio, pardon di smontaggio, dove in base a principi tyloristici di organizzazione del lavoro vengono separati i componenti: si smantella il mobile di plastica, e il materiale inviato a una raccolta differenziata ad hoc, si staccano i circuiti elettronici, e qui arriva la parte difficile perché sulle schede di vetronite c'è un misto di plastica e metallo che vengono separati solo dopo essere stati tritati e centrifugati. E i metalli ferrosi separati con magneti. Ma il grosso del lavoro è riservato al cinescopio. Sono grandi e pesanti e una volta rimossi non è sufficiente raccoglierli e inviarli in un sito per il riciclo del vetro. Occorre, invece, compiere un'operazione complicata: oltre a estrarre il cannone elettronico posteriore, occorre separare lo schermo anteriore, quello "spalmato" di fosforo, dal cono. Si tratta di un compito difficile: il vetro è molto spesso in quel punto e bisogna evitare la dispersione di polveri di metalli pesanti, particolarmente inquinanti e nocivi per la salute. All'inizio si utilizzava un classico filo caldo per scindere le due parti: il tubo conico e lo schermo. Recentemente è stato messo in funzione un laser robotizzato ad alta potenza, simile a quello usato per saldare le lamiere delle auto. In questo modo, il crt viene separato e il vetro può, dopo una bonifica, essere riciclato e trasformato in oggetti utili: dai parabrezza per auto alle piastrelle, dai rivestimenti edili alle bottiglie. È dunque tutta nel vetro la seconda di un televisore. Ancvhe in Italia sta aumentando in modo esponenziale la raccolta di vecchi apparecchi: nei primi 10 mesi dell'anno ne sono stati dismessi circa 1,8 milioni di pezzi, qualcosa come 36mila tonnellate. E di questa massa, di cui circa la metà è vetro, viene utilizzata anche nell'edilizia. Ad esempio il progetto Glass Plus varato dal consorzio ReMedia per la gestione dei Raee e dal gruppo Concorde è focalizzato sul riciclo di vetro proveniente da tubi catodici per realizzare piastrelle. E in futuro questa miniera di vetro si esaurirà: nei moderni flat tv lo schermo protettivo è in policarbonato che costa di meno, ma si usura e il suo riciclo non è così "eco friendly".
La prima centrale Osmotica..... In Norvegia non stanno a guardare e
combattono la crisi climatica provocata dall’effetto serra con ogni
mezzo possibile (ricordiamo che i paesi scandinavi sono assolutamente
all’avanguardia per quanto riguarda lo sfruttamento, lo sviluppo e gli
investimenti nel settore delle energie rinnovabili), l’ultima
“innovazione” è stata la progettazione, e l’apertura proprio oggi,
della prima centrale osmotica del mondo, ossia che sfrutta la
combinazione acqua fresca e acqua marina per produrre energie elettrica
a emissioni zero, grazie ad una particolare macchina, una membrana
veramente speciale.
Questo impianto verrà per il momento
testata, e produrrà tanta energia quanta ne servirebbe per fare un
caffè con una piccola macchina e ciò permetterà di dare un’idea dei
costi di produzione che si dovranno sostenere.
La nuova centrale funziona sfruttando l’osmosi, portando l’acqua fresca vero l’acqua marina, e la pressione che si ha su quest’ultima consente di produrre elettricità. L’amministratore delegato di Statkraft, che è il produttore di quasi tutta l’energia elettrica norvegese, esalta il progetto e sostiene che la forza osmotica sia un’ulteriore importante componente nel campo delle energie rinnovabili. In Olanda il letame delle mucche riscalda 1.100 edifici....
Da circa due settimane in Olanda è stata inaugurata una centrale termoelettrica alimentata da fonti alternative, fornendo una soluzione ambientalmente sostenibile su più fronti.La nuova centrale brucia solo biogas prodotto dal letame proveniente dagli allevamenti intensivi della zona. L'impianto realizzato riscalda e fornisce energia per circa 1.100 case nella zona del De Zuidlanden (Leeuwarden). Questa nuovo impianto è un classico esempio di decentramento produttivo ed è stato realizzato dalla olandese Essent. L'obiettivo del comune di Leeuwarden è quello di ridurre sempre più la dipendenza dai combustibili fossili e abbattere le emissioni di C02 nella misura del 50%. Per raggiungere la meta le autorità locali hanno quindi deciso di investire in fonti alternative costruendo questa nuova centrale. Ma analizzando il contesto territoriale e valutando diverse ipotesi, era emerso un altro problema. Quello del letame degli allevamenti di bovini della zona. La soluzione è stata fornita dall'azienda Esselt che in collaborazione con altre aziende olandesi hanno ipotizzato una soluzione omnicomprensiva, coinvolgendo diversi settori produttivi. La fonte energetica prescelta è stata quella del biogas.La fornitura è stata assicurata grazie alla realizzazione di uno speciale gasdotto lungo 5,5 km che raggiunge un'azienda zootecnica sperimentale lattiero-casearia, la Nij Bosma Zathe. In questa azienda il letame prodotto dall'allevamento intensivo viene fatto fermentare assieme ad erba, sterpaglie e altro materiale di origine vegetale, oltre ai residui della lavorazione lattiero-casearia. Il Biogas così ottenuto viene inviato attraverso il gasdotto per alimentare le turbine a gas della centrale termica appena costruita. Il calore generato dalla centrale elettrica viene distribuita attraverso una rete di teleriscaldamento per le case e gli edifici pubblici nel comune di Leeuwarden. Il risultato è una splendida soluzione ecosostenibile localizzata che risponde alla domanda di energia locale. Ottima esperienza e lungimirante adozione di una soluzione omnicomprensiva: produzione di energia elettrica, produzione di calore per le case, riduzione dei rifiuti provenienti dalla zootecnia e dalla lavorazione dell'industria alimentare. Un esempio da seguire. October 20 Appello dalla tendopoli...
Questo è l'appello accorato del blog di Miss Kappa a far circolare questa richiesta d'aiuto.
"" URGENTISSIMO Domani rientrerò a L'Aquila. Nella casa presa in affitto. Sarò di nuovo in prima linea. Per qualche giorno avrò difficoltà di connessione. Vi lascio un messaggio importantissimo. Fatelo girare più che potete. Aiutateci. Gli attendati hanno bisogno della solidarietà di tutti gli Italiani. Visto che dal Governo e dalle amministrazioni locali non arriva. OTTOBRE 2009: ALL’AQUILA È EMERGENZA UMANITARIA Facciamo appello a tutti coloro che in Italia hanno dimostrato sensibilità a quanto qui è successo e continua ad accadere. A chi ha mantenuto alta l’attenzione sul dramma che ha colpito il nostro territorio e sulla gestione del post sisma. Oggi, il 18 di ottobre, all’Aquila fa freddo. Siamo nella fase più drammatica, la notte già si sfiorano i -5°C ed andiamo incontro all’inverno, un inverno che sappiamo essere spietato. Le soluzioni abitative, promesse per l’inizio dell’autunno, non ci sono. Circa 6000 persone sono ancora nelle tende. Meno di 2000 persone sono finora entrate negli alloggi del piano C.A.S.E o nei M.A.P.La maggior parte degli Aquilani sono sfollati altrove in attesa da mesi di rientrare. Ora, con lo smantellamento delle tendopoli altre migliaia di persone sono state allontanate dalla città e mandate spesso in posti lontani e difficilmente raggiungibili. Noi, definiti “irriducibili”, siamo in realtà persone che (come tutti gli altri) lavorano in città, i nostri figli frequentano le scuole all’Aquila, molti non sono muniti di un mezzo di trasporto, altri possiedono terreni od animali a cui provvedere. Siamo persone che qui vogliono restare anche per partecipare alla ricostruzione della nostra città. Da oltre sei mesi viviamo in tenda, sopportando grandi sacrifici, ma con questo freddo rischiamo di non poter più sopravvivere. Se non accettiamo le destinazioni a cui siamo stati condannati (che sempre più spesso sono lontanissime) minacciano di toglierci acqua, luce, servizi. Oggi, più di ieri, abbiamo bisogno della vostra solidarietà. Gli enti locali e la Protezione Civile ci hanno abbandonati. Secondo le ultime notizie che ci giungono i moduli abitativi removibili che stiamo richiedendo a gran voce da maggio, forse (ma forse) arriveranno tra 45 giorni. Oggi invece abbiamo bisogno di roulotte, camper o container abitabili e stufe per poter assicurare una minima sopravvivenza. Visto che le nostre richieste alla Protezione Civile e al Comune non sono prese in minima considerazione chiediamo a tutti i cittadini italiani un ulteriore sforzo di solidarietà. E abbiamo anche bisogno di non sentirci soli. Per questo vi chiediamo di organizzare dei presidi nelle piazze delle città italiane per SABATO 24 OTTOBRE portando nel cuore delle vostre città delle tende per esprimere concretamente solidarietà a noi 6000 persone che viviamo ancora nelle tende ad oltre sei mesi dal sisma. Un'altra emergenza è cominciata oggi. Non dettata da catastrofi naturali ma dalla stessa gestione del post sisma, da chi questa gestione l’ha portata avanti sulla testa e sulla pelle delle popolazioni colpite. Alcuni abitanti delle tendopoli sotto zero. Per donazioni e contatti: emergenzaottobre2009@gmail.com 339.19 32 618 - 347. 03 43 505 per ulteriori informazioni aggiungo il mio numero 348. 30 55 965 "" |
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Benvenuto nel mio Space! Sarei felicissima se lasciassi un segno del tuo passaggio...anke solo un saluto....
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