Riporto per intero un testo scritto dal mio amico Macchiettista (naturalmente dopo avergli kiesto il permesso di pubblicarlo sul mio blog...e dopo ke tale permesso è stato accordato...)...e che condivido appieno...eccolo...fatemi sapere cosa ne pensate...
Fermatevi voglio scendere ......
Che ci troviamo nel 2007 non ci sono dubbi e credo che nessuna ne abbia, ma il problema è capire se si parla di ante o post Cristum….
Più passa il tempo più mi rendo conto che il rapporto che intercorre tra l’evoluzione della tecnologia e l’evoluzione umana siano diversamente proporzionali, più passa il tempo e più mi rendo conto che la vita invece di avere un proprio corso, sia una vera e propria corsa; quando più si va avanti con gli anni più si arretra con i comportamenti, tutti insofferenti, tutti stressati, tutti frenetici nelle cose da fare….. fermatevi voglio scendere!!!
Fermiamoci a ragionare un po’… ...siamo presi da mille cose, dalle mille faccende, corriamo a destra e a manca, “…scusa vado di fretta…” “...sai non ho proprio tempo...”, “…ti lascio scappo”…. Ma dove scappate?!, …ma dove correte!? fermatevi voglio scendere…
Voglio scendere da questo treno che corre, da questo treno che non si ferma mai…, voglio andarmene per la mia strada! È la sociètà che deve aspettare me, perché siamo noi la società e noi tutti dobbiamo gestirla e non farci gestire solo perché qualcun altro più “scaltro” di noi si è reso conto di poterci gestire e manovrare come meglio desidera. Voglio vivere come più mi piace, come meglio desidero, come più mi garba, insomma voglio vivere! Fermatevi voglio scendere e camminare a piedi e osservare tutti mentre corrono con sto maledettissimo treno che continuiamo a chiamare vita e che ha come macchinista una signora di nome società; che ci consuma giorno per giorno senza farcene rendere conto. La vita è bella perché va vissuta. La vita è bella perché soffriamo, perché cadiamo, la vita è bella perché ci dobbiamo rialzare… la vita è bella perché è la vita! Le mille difficoltà che crediamo insuperabili sono poco più di niente se ci rendiamo conto che possiamo sconfiggerle senza grandi sforzi, basta solo fermarsi, scendere e rallentare questa corsa che di sicuro non ci porterà da nessuna parte!
Ci dobbiamo rendere conto che ci troviamo di fronte ad una società che non vuole e non aspetta nessun ritardatario, o sei dentro o sei fuori… il problema è che se perdiamo questo treno non so quanti ne passeranno e se ne passeranno altri che potremo mai prendere… quindi o cerchiamo di rallentare questa corsa di questa società o ci troveremo indietro e sarà sempre più difficile raggiungere chi ha avuto la fortuna o la capacità, a voi la scelta, di riuscire a salire, ma soprattutto, riuscire a restare a bordo perché ragazzi è dura restare attaccati ad una presa che in ogni occasione, alla minima distrazione cerca di mollarti e di scaraventarti giù.
E le madri cercavano i propri figli, vomitando fiele dai balconi infiorati. E i figli cercavano le madri , contorcendosi tra gli spasmi di un' ennesima astinenza. E i padri attendevano la morte, catatonici davanti alla TV , sprofondando tra cuscini di velluto porpora. E le genti del gregge barcollavano tra le rovine del proprio tempo, brontolando sentenze con sguardi fissi e spenti. Incubi metropolitani strisciavano silenti tra le intimità di amanti morenti i fiori del lutto sbocciavano sulla carne di ogni beltà cercando l'amore dentro casse d'ebano, solo in tanfo della putrefazione a rinvigorire l'oblio di esistere. Candendo a pezzi e dissanguanti dall'incedere industriale dei ritmi di consumo collassando asfissiati tra i gas del sistema di produzione. E la terra del crepuscolo cantava incessante una macabra nenia: "Tutto per tutti, Tutto è gratis, Tutto è a posto, Tutto è necessario." Pochi uomini in un attimo di lucidità, tappate le orecchie, rivolsero uno sguardo speranzoso al cielo mentre le nubi della fine dei tempi si addensavano scure sulle loro teste, nulla videro, se non l'agghiacciante riflesso dell'abisso in cui marcivano. Chi ha mai voluto la verità? La vertità puzza di zolfo, cosi parlò un' onesto pastore di uomini, e vennero nuovi comandamenti e nuovi preti per un nuovo ordine: "Tenete la testa china deponete le armi disponetevi in fila per due. A destra gli uomini a sinistra le donne. Sarà assegnato ad ognuno di voi un numero di identificazione e vi sarà impresso sulla mano destra o sulla fronte un marchio. Senza di esso non vi sarà possibile nè vendere nè comprare. E' facile e indolore non temete." Intanto nell'aria dei templi della nuova era si spandeva dolcemente il fumo dei narcotici. E l'incubo nucleare diventò solo un bel sogno di redenzione, oh com' è dolce, il lampo, il tuono, il fuoco, il vento, il freddo, il vuoto.
L'ho presa dal web...credo ke rispekki esattamente quello a cui stiamo andando incontro....
*Invito della Follia* La Follia decise di invitare i suoi amici a prendere un caffè da lei. Dopo il caffè, la Follia propose: "Si gioca a nascondino?". "Nascondino? Che cos'è?" - domandò la Curiosità. "Nascondino è un gioco. Io conto fino a cento e voi vi nascondete. Quando avrò terminato di contare, cercherò e il primo che troverò sarà il prossimo a contare". Accettarono tutti ad eccezione della Paura e della Pigrizia. "1,2,3. - la Follia cominciò a contare. La Fretta si nascose per prima, dove le capitò. La Timidezza, timida come sempre, si nascose in un gruppo d'alberi. La Gioia corse in mezzo al giardino. La Tristezza cominciò a piangere, perché non trovava un angolo adatto per nascondersi. L' Invidia si unì al Trionfo e si nascose accanto a lui dietro un sasso. La Follia continuava a contare mentre i suoi amici si nascondevano. La Disperazione era disperata vedendo che la Follia era gia a novantanove. "CENTO! - gridò la Follia - Comincerò a cercare." La prima ad essere trovata fu la Curiosità, poiché non aveva potuto impedirsi di uscire per vedere chi sarebbe stato il primo ad essere scoperto. Guardando da una parte, la Follia vide il Dubbio sopra un recinto che non sapeva da quale lato si sarebbe meglio nascosto. E così di seguito scoprì la Gioia, la Tristezza, la Timidezza. Quando tutti erano riuniti, la Curiosità domandò: "Dov'è l'Amore?". Nessuno l'aveva visto. La Follia cominciò a cercarlo. Cercò in cima ad una montagna, nei fiumi sotto le rocce. Ma non trovò l'Amore. Cercando da tutte le parti, la Follia vide un rosaio, prese un pezzo di legno e cominciò cercare tra i rami, allorché ad un tratto sentì un grido. Era l'Amore, che gridava perché una spina gli aveva forato un occhio. La Follia non sapeva che cosa fare. Si scusò, implorò l'Amore per avere il suo perdono e arrivò fino a promettergli di seguirlo per sempre. L'Amore accettò le scuse. Oggi, l' Amore è cieco e la Follia lo accompagna sempre.