“Per accelerare le iniziative finalizzate al superamento dello stato d’emergenza, in particolare, per consentire la messa in esercizio in tempi rapidi dell’impianto di termodistruzione sito nel comune di Acerra, è autorizzato il trattamento e lo smaltimento di rifiuti contraddistinti dai codici CER 191212, 190501 e 190503 presso detto impianto, assicurando comunque il rispetto dei livelli delle emissioni inquinanti già fissati nel provvedimento di autorizzazione.” Questo è il testo dell’Articolo 4 dell’Ordinanza del presidente del Consiglio dei Ministri n. 3657 del 20 febbraio 2008.
L’emergenza rifiuti in Campania è giunta all’epilogo. Un epilogo tragico che segnerà nel tempo i cittadini campani. Sette milioni di ecoballe giacciono sul suolo campano in attesa del completamento dell’impianto di termodistruzione di Acerra. Avete letto bene, termodistruzione e non più termovalorizzazione. Cambiando una parola il Governo probabilmente contribuirà all’avvelenamento di diversi milioni di cittadini. Con il decreto “Milleproroghe” l’impianto in fase di costruzione ad Acerra è stato declassato da termovalorizzatore a termodistruttore. Questo declassamento è dovuto a ragioni prettamente economiche riguardanti la fruizione dei contributi Cip6 da parte del futuro aggiudicatario dell’appalto relativo alla gestione degli impianti di smaltimento deirifiuti campani.
L’allarme non riguarda la termodistruzione in se, seppur non c’è la certezza assoluta sulla sicurezza dei termovalorizzatori/termodistruttori, ma la pericolosità del contenuto delle psudo-ecoballe. Dalle indagini della magistratura è emerso che le ecoballe prodotte dalla FIBE non sono a norma: oltre a contenere immondizia tal quale, la loro combustione non assicura il rispetto delle emissioni inquinanti.
C’è un’aspetto dell’emergenza rifiuti in Campania che non gode della stessa risonanza mediatica che viene tributata ai cumuli di spazzatura riversi nelle strade: lo sversamento illegale di rifiuti speciali (tossici).
Dalla fine degli anni ottanta la Campania è stata meta, e ahimè continua ad esserlo, di sversamenti illegali di rifiuti tossici di provenienza industriale. La conformazione morfologica del suolo campano, maggiormente quella dei terreni che vanno da Napoli alla provincia di Caserta, se un tempo è stata il motivo della definizione “Campania Felix” (70cm – 100cm di distanza tra il terreno e la falda acquifera), oggi invece, a causa della vigliacca scelta criminale dell’ecomafia di sversare i rifiuti tossici nelle fertili terre, hairreparabilmente accelerato l’inquinamento delle falde acquifere.
In venti annisono stati avvelenati i terreni più fertili della Campania, e forse anche dell’intera Italia. Ma in questi venti anni i cittadini campani hanno mangiato, e incolpevolmentecontinuano ancora oggi a farlo, i prodotti di queste terre. Una pratica frequente nel mondo dell’ecomafia campana è quella di incendiare i rifiuti tossici, utilizzando pneumatici e scarti della lavorazione tessile. In questo modo si sprigiona nell’aria una notevole quantità di diossina che causa gravi problemi alla salute dei cittadini, non solo per inalazione ma anche e soprattutto per ingestione.
L’intero ciclo alimentare è gravemente esposto al rischio di contaminazione da diossina, ma tutto ciò sembra non interessare alla politica, pre-occupata soltanto di autoconservare il potere.
Nell’economia campana il settore agroalimentare è una voce importantissima, forse sarà per questo che la questione dei rifiuti tossici disseminati sui terreni non viene alla ribalta.A seguito dello studio dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità che ha visto la partecipazione dell’Istituto superiore della sanità, Arpa Campania, Osservatorio epidemiologico regionale e registro campano delle malformazioni congenite, si è avuta la certificazione da parte dei suddetti organismi, di un’opinione diffusissima nella popolazione campana, riguardante il vertiginoso aumento dei tumori.
I risultati di questo studio sono terrificanti:
La mortalità generale in Campania è superiore alla media nazionale: 9% per gli uomini e 12% per le donne;
La percentuale aumenta se si parla di Tumori del fegato: 19% per gli uomini, 29%per le donne;
Le malattie al sistema nervoso si presentano l’83% in più della media nazionale, così come quelle delle malformazioni congenite all’apparato urogenitale: 84%.
Il risultati più preoccupanti riguardano le città di Acerra, Bacoli, Caivano, Giugliano, Aversa, Castelvolturno, Marcianise e Villaliterno.
E’ stato calcolato dalla magistratura che in un solo anno sono giunti in campania 18.000 camion carichi di rifiuti speciali. Questa è la prova evidente che le istituzioni preposte al controllo del territorio hanno gravi responsabilità.
Nel 2005 la Regione Campania ha varato il Piano regionale di bonifica dei siti inquinati della regione Campania. Questa è la mappa dei 2507 siti potenzialmente inquinati. Sono solo quelli ufficialmente accertati, ma l’ inquinamento dei suoli campani procede indisturbato. Ad oggi nemmeno un sito è stato bonificato.
E’ sconcertante vedere la quantità di siti inquinati concentrati nel 10% del territorio campano, dove vive però il 70-80% della popolazione regionale. Nel triangolo della morte Acerra, Nola, Marigliano il tasso di mortalità per malattie neoplastiche è superiore nettamente alla media regionale. Basta consultare lo Studio sulla Mortalità in Campania negli anni 1982 – 2001 per averne la conferma.
Il concorso di colpe non può giustificare questo lento omicidio di massa. Il diritto alla salute, in Campania è stato sospeso. Gli interessi economici hanno prevalso sulla vita dei campani
L’Autorità per l’energia elettrica ed il gas avrebbe avviato le procedure per introdurre un bonus sulle bollette elettriche, che a regime potrà essere esteso anche al gas, per chi è in difficoltà o per chi utilizza macchinari salvavita.
Il bonus avrà una validità di 12 mesi con la possibilità di essere rinnovato, e verrà erogato a chi avrà una capacita economica non superiore a € 7.500 annue ed un contratto di fornitura elettrica di potenza non superiore a 3 KW nella propria casa.
Mentreper chi si trova in gravi condizioni di salute ed utilizza apparecchi, consumatori di energia, salvavita, per usufruire del bonus devono esserr in possesso del certificato, rilasciato da un medico specialista della competente Azienda Sanitaria Locale, che attesti la necessità di macchine indispensabili per il mantenimento in vita del paziente.
Il risparmio per le famiglie si stima in circa il 20% del loro consumo annuo.
Beh ragazzi...oggi non poteva proprio mancare un intervento nel mio blog...oggi un anno fa ho iniziato il periodo più bello della mia vita...ke finora, anke se con qualke difficoltà, è stato costellato da una felicità ke non credevo potesse esistere...ho avuto la fortuna di incontrare la persona più straordinaria di questo mondo..ke mi dimostra costantemente il suo amore, ogni minuto...anke se..non sono esattamente la fidanzata ideale...volevo ringraziarlo per tutto..soprattutto per avermi reso la donna ke sono oggi...grazie amore..TI AMO più della mia vita..ora e per sempre...
la notizia risale a un pò di tempo fa...l'avevo salvata...e rileggendola ho deciso di pubblicarla...sperando ke ki la leggerà qui, potrebbe pensare di prenderla come esempio per la nostra cara Italia...speriamo...a voi l'articolo...
Curitiba, altro che Terzo Mondo!
L'impegno di un sindaco, il brasiliano Jaime Lerner della città di Curitiba, che "qui ed ora" ha cambiato il volto della sua città rendendola una delle realtà più evolute e una delle più grandi esperienze di cambiamento sociale che sia stata mai realizzata.
Dario Fo
Fonte: www.francarame.it
Una delle città brasiliane più prosperose, organizzata e con qualità di vita migliore. Curitiba è esempio in tutto il mondo nelle soluzioni urbanistiche e vita ambientale. Eletta capitale americana della cultura nel 2003, in un'iniziativa promossa dall'organizzazione capitale americana della coltura, creata nel 1997 e diretta verso i membri dei paesi dell' OEA. Città di coltura eclettica e fortemente influenzata dalla immigrazione tedesca, polacca ucraina e italiana, da cui discende la maggior parte della popolazione di Curitiba. Questo fatto è percepito da chi arriva e nota l'architettura, la gastronomia e le abitudini locali. E’ conosciuta come la capitale ecologica del Brasile, Curitiba conserva vaste zone verdi ed abbraccia l'ecologia della forma ampia. Ambiente con fauna e flora ricca e differenziata. I prodotti principali sono il matè e il caffè.
Fondata nel 1654, Curitiba è la capitale dello stato del Paranà sin dal 1831. Abitanti: circa 2.500.000.
Vi sorgono l'Università federale del Paraná (1912) e l'Università cattolica del Paraná (1959).
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Curitiba non è una piccola comunità alternativa. E' una città di quasi 2 milioni e mezzo di abitanti. Si trova nel sud del Brasile. Non si tratta neanche di una storia nuova: va avanti da 30 anni. Nel 1971, in piena dittatura fascista, una serie di casualità portarono alla designazione di Jaime Lerner come sindaco della città. Lo avevano scelto perché era un inoffensivo esperto di architettura. Un trentatreenne che non si era mai impegnato politicamente e che sembrò l'ideale per mettere d'accordo le diverse fazioni al potere.
Jaime Lerner ci mise un po' ad organizzarsi, poi nel 1972 decise di creare la prima isola pedonale del mondo. Lerner sapeva di avere contro buona parte della città.
I commercianti erano terrorizzati dall'idea che i loro affari fossero danneggiati dal divieto di accesso al centro delle auto. E gli automobilisti odiavano l'idea di dover andare in centro a piedi. I maligni dicono che aveva paura che la sua iniziativa fosse bloccata da un esposto in tribunale. Resta il fatto che i lavori iniziarono proprio un venerdì, un'ora dopo la chiusura del tribunale. Un'orda di operai invasero il centro della città e iniziarono a sistemare lampioni e fioriere, ripavimentare le strade e scavare aiuole piantandoci alberi. Lavorarono ininterrottamente per 48 ore. Quando il primo contingente crollò stremato fu sostituito da un secondo battaglione di operai e andarono avanti così. Il lunedì mattina quando il tribunale riaprì i lavori erano finiti. Crediamo che nella storia del mondo nessuna opera pubblica fu mai realizzata altrettanto velocemente. I cittadini di Curitiba se ne stavano a bocca aperta. Erano state piantate migliaia di piante fiorite. Una cosa mai vista. E la popolazione si mise a strappare tutti i fiori per portarseli a casa. Ma Lerner lo aveva previsto e già erano pronte squadre di giardinieri che sostituivano immediatamente le piante. Ci vollero un po' di giorni ma alla fine i cittadini smisero di rubare i fiori. I commercianti poi erano stupiti perché si accorsero che il centro cittadino trasformato in salotto eccitava le vendite. E quando il sabato successivo un corteo di auto dell'Automobil-club tentò di invadere l'isola pedonale si trovò nell'impossibilità di farlo perché migliaia di bambini stavano dipingendo grandi strisce di carta che coprivano buona parte della pavimentazione. Da allora tutti i sabati i bambini della città si ritrovano nell'isola pedonale a coprire di disegni meravigliosi enormi rotoli di carta stesa per terra.
Praça Japao
Castello
Strada dei fiori
La seconda operazione di Lerner fu quella di creare un sistema di trasporti rivoluzionario con strade principali riservate agli autobus e particolari rampe coperte (da tubi trasparenti) che portavano il marciapiede sullo stesso piano dei mezzi pubblici, permettendo ai passeggeri di salire sull'autobus senza fare scalini e quindi più rapidamente. Queste rampe davano la possibilità di accedere ai trasporti pubblici anche a chi era su una carrozzina a rotelle. Particolare attenzione fu data ai collegamenti con i quartieri poveri della città, furono acquistati autobus composti da tre vagoni, con porte più grandi che si aprivano in corrispondenza delle porte scorrevoli delle rampe coperte. Per tagliare i costi e i tempi furono anche aboliti i bigliettai e si decise di fidarsi del fatto che se i trasporti funzionavano veramente i cittadini pagano volentieri il biglietto. Grazie a queste innovazioni i tempi di percorrenza degli autobus di Curitiba sono 3 volte più veloci e trasportano in un'ora 3 volte il numero dei passeggeri, con un rapporto tra il denaro investito e i passeggeri trasportati superiore del 69%. Praticamente avevano creato una straordinaria metropolitana a cielo aperto. Le autovie di Curitiba trasportano 20 mila passeggeri all'ora (più di quanti viaggino sui mezzi pubblici di New Jork). Gli autobus percorrono ogni giorno una distanza pari a 9 volte il giro del mondo. Rio de Janeiro ha una metropolitana che trasporta un quarto di passeggeri e costa 200 volte di più. Grazie a questa gestione oculatissima dei costi le linee di trasporto si autofinanziano con il solo costo dei biglietti (circa mille lire), ammortizzano i costi di un parco mezzi costato 45 milioni di dollari, offrono utili alle 10 imprese che hanno in appalto il servizio e remunerano il capitale investito con un tasso di profitto del 12% annuo. L'autorizzazione rilasciata ai gestori del servizio è revocabile all'istante. Le banche, restie a collaborare con altre amministrazioni locali, sono ben disponibili a prestare denaro al comune di Curitiba. I trasporti sono talmente efficienti che nel 1991 un quarto degli automobilisti della città aveva rinunciato a possedere un'auto e che il 28% dei passeggeri pur possedendo un'auto preferiva non usarla. E questo nonostante il traffico sia molto scorrevole e gli ingorghi sconosciuti. A questo rifiuto di massa dell'auto contribuiscono anche 160 chilometri di piste ciclabili. Iniziare la riforma della città dai trasporti per Lerner era fondamentale perché egli teorizza che nulla influenza più rapidamente la coscienza dei cittadini quanto l'efficienza dei mezzi pubblici.
Stazione bus
Trasporti
Stazione bus
Stazione bus
Ma la riforma non si è fermata ai trasporti. Il problema delle baraccopoli e della miseria è stato affrontato trovando sistemi semplici in grado di offrire effetti positivi immediati e un cambiamento radicale della cultura a lungo termine. E' la fantasia delle soluzioni quello che stupisce di più. Sembrano pazze ma contengono un'efficienza enorme. Ci sono servizi di distribuzione quotidiana di pasti gratuiti. Sono state costruite 14 mila case popolari. Ma si è agito anche distribuendo piccoli pezzi di terra per orti e per costruire case. I materiali di costruzione vengono acquistati con un finanziamento comunale a lungo termine ripagato con rate mensili pari al costo di due pacchetti di sigarette. Ogni nuova casa riceve poi in regalo dal comune un albero da frutta e uno ornamentale. Il comune offre anche un'ora di consulenza di un architetto che aiuta le famiglie a costruirsi case più confortevoli ed armoniose. I quartieri poveri di Curitiba sono i più belli del mondo. Esiste un servizio di camioncini che girano per la città scambiando due chili di immondizia suddivisa con buoni acquisto che permettono di acquistare un chilogrammo di cibo (oppure quaderni, libri o biglietti per gli autobus). Così il 96% dell'immondizia della città viene raccolta e riciclata [I cestini per i rifiuti sono doppi: per l'organico e per l'inorganico, n.d.r.]. [Uno degli slogan che caratterizzano la città è "la spazzatura che non è spazzatura". Praticamente tutta la carta raccolta viene riciclata e, come spiega orgogliosamente un cartello elettronico che campeggia in mezzo al parco, "50 chili di carta riciclata bastano a salvare un albero. Il riciclaggio della carta ha salvato finora 4'693'559 (il numero aumenta di secondo in secondo) alberi. n.d.r.]. Il che ha permesso di risparmiare milioni di dollari per costruire e gestire una discarica. Attraverso la pulizia della città e una migliore alimentazione della popolazione povera si è ottenuto un netto miglioramento della salute. Il tasso di mortalità infantile è un terzo rispetto alla media nazionale. Ci sono 36 ospedali con 4500 posti letto, medicinali gratuiti e assistenza medica diffusa sul territorio. Ci sono 24 linee telefoniche a disposizione dei cittadini per informazioni di ogni tipo. Una di queste linee fornisce ai cittadini più poveri i prezzi correnti di 222 prodotti di base. In questo modo si garantisce ai consumatori di non cadere vittime di negozianti disonesti. Ci sono anche 30 biblioteche di quartiere con 7000 volumi ciascuno. Si chiamano "Fari del sapere" e sono casette prefabbricate e dotate di un tubo a strisce bianche e rosse alto 15 metri. Sulla sommità della torre c'è una bolla di vetro dalla quale un poliziotto controlla che bambini e anziani possano andare in biblioteca indisturbati. Ci sono 20 teatri, 74 musei e centri culturali e tutte le 120 scuole della città offrono corsi serali. Vengono organizzati corsi di formazione professionale per 10 mila persone all'anno. Gli abitanti di Curitiba sono collegati a un "Telefono della solidarietà" che permette di raccogliere elettrodomestici e mobili usati che vengono riparati dagli apprendisti artigiani e rivenduti a basso prezzo nei mercati o regalati. Grazie al microcredito, una volta imparato un mestiere i giovani possono aprire un'attività in proprio. Vengono aiutati anche coloro che vogliono diventare commercianti ambulanti attraverso la concessione di autorizzazioni al commercio facilitate. Ed è proprio la logica con la quale si affrontano i problemi ad essere diversa. Ad esempio, le azioni di un gruppo di giovani teppisti che strappavano fiori all'orto botanico furono interpretate come una richiesta di aiuto e i ragazzi furono assunti come assistenti giardinieri. Un'altra grande iniziativa di Lerner è stata quella di creare decine di parchi dotati di laghetti e di piantare ovunque alberi. Curitiba è la città più verde del mondo (55 m2 per abitante, n.d.r.). Insomma un paradiso con il 96% di alfabetizzazione (nel 1996). Gli abitanti che hanno un titolo di studio superiore sono l'83%. La città ha un terzo in meno dei poveri del resto del Brasile e la vita media arriva a 72 anni, grossomodo quanto negli USA, ma con un reddito procapite che è solo il 27% di quello degli Stati Uniti. Insomma, per essere una città del Terzo Mondo non è male... A questo punto però c'è da chiedersi come mai l'esperienza di Curitiba non sia conosciuta in Italia. Abbiamo fatto una ricerca e ci hanno detto che anni fa la rivista Nuova Ecologia pubblicò un lungo servizio su questo miracolo dell'onestà creativa e anche l'Espresso ne parlò. Allora come è successo che Curitiba non è diventata un esempio da imitare? Perché queste tecniche ingegnose ed entusiasmanti non sono diventate il cavallo di battaglia della nostra sinistra? Cosa hanno i nostri politici? Sono sprovvisti di senso pratico? Sono ammalati di serietà? Non sanno più sognare?
Salve...è da un pò di tempo ke non scrivo interventi personali, ma pubblico solo foto e articoli sugli argomenti più disparati...
penso ke tutti vi sarete accorti del cambiamento ke ha subito il mio blog, da un pò di tempo a questa parte...a partire dalla veste grafica...ke è diventata noir...al contenuto, ke non riporta esclusivamente la cronaca del periodo + felice ke potessi vivere nella mia vita...ma ha acquisito un'impronta civica..nel senso ke pubblico articoli, denunce...sugli argomenti ke più mi stanno a cuore...
spero ke questa evoluzione porti sempre più internauti a visitare questo spazio...e commentare gli articoli ke pubblico...le critike sono sempre ben accette...soprattutto se costruttive...
DOC-1063. KANSAS CITY-ADISTA. Abusi sessuali, stupri, sfruttamento, plagio: atti che hanno portato in molti casi a gravidanze e aborti. I responsabili: preti e vescovi. Le vittime: suore. Il luogo: Africa (ma non solo). La diffusione: altissima. Sono queste le coordinate allarmanti di una piaga che è venuta alla luce grazie alla pubblicazione, da parte del settimanale statunitense National Catholic Reporter, di quattro documenti strettamente confidenziali elaborati da religiosi impegnati nella consulenza alle suore e nella prevenzione dell'Aids, documenti che sono disponibili dal 9 marzo scorso nel sito Internet dello stesso National Catholic Reporter. Da questi rapporti, stilati tra il 1994 e il 1998, viene alla luce una situazione che, benché non ignota, manifesta proporzioni molto più estese e gravi di quanto non si supponesse. Membri del clero cattolico, questo in sintesi il contenuto, hanno sfruttato e sfruttano la loro posizione finanziaria e spirituale per ottenere prestazioni sessuali da parte delle suore, spesso portate dal loro condizionamento culturale ad obbedire all'ecclesiastico. Perché proprio le suore? Perché in una situazione di diffusione a macchia d'olio dell'Aids, specialmente in Africa, esse rappresentano un gruppo "safe", sicuro, non a rischio. E sono molto più condizionabili, anche tramite false argomentazioni teologiche. Uno dei casi più eclatanti lo riporta sr. Maura O'Donohue, Medico Missionaria di Maria, autrice di due dei documenti, che visitò diversi Paesi africani per conto del CAFOD, organismo che si occupa di Aids all'interno della Caritas Internationalis. "La superiora di una comunità di religiose in un Paese - ha scritto la missionaria nel 1994 - è stata contattata da preti che chiedevano di rendere loro disponibili le suore per prestazioni sessuali (1991). Al rifiuto della superiora, i preti hanno spiegato che altrimenti si sarebbero visti obbligati a recarsi al villaggio per trovare donne, esponendosi così al rischio dell'Aids". "Grazie alle confidenze fattemi da molte sorelle nel corso delle mie visite - continua la O'Donohue - mi resi conto di questioni più profonde e anche più inquietanti di quelle già emerse. Queste rivelavano modelli di comportamento che ero riluttante ad accettare come fatti". Spesso si trattava di vicende di cui esistevano prove documentali, e non solo di voci o racconti orali. 23 i Paesi che la missionaria cita: tra di essi, in gran parte africani, compaiono anche India, Filippine, Brasile, Colombia, Stati Uniti, Irlanda e Italia. Molti sono i casi di giovani candidate alla vita religiosa che in cambio dei necessari certificati erano obbligate ad avere rapporti sessuali con preti. Molte sono le religiose rimaste incinte in seguito a tali rapporti e obbligate, per questo, a lasciare la congregazione, mentre il prete responsabile è stato soltanto allontanato per un breve periodo. Le cifre sono impressionanti: una congregazione diocesana (in Africa poche sono le congregazioni legate ad una rete internazionale e dunque più formate e più appoggiate anche finanziariamente) ha allontanato 20 suore incinte; la superiora generale di un'altra, con 29 suore in gravidanza in seguito a rapporti con preti, si è rivolta all'arcivescovo con l'unico risultato di venire estromessa - lei e il suo Consiglio - dalla congregazione stessa e di essere sostituita da un'altra superiora e da un altro Consiglio, scelti contro le stesse costituzioni dell'Istituto. In alcuni Paesi è notorio che i preti abbiano relazioni multiple, anche con mogli di parrocchiani. Secondo quanto riporta la O'Donohue, in una parrocchia il parroco è stato attaccato con fucili dagli uomini, estenuati dagli abusi di potere perpetrati dal prete nei confronti delle donne del luogo (1991). Alcuni preti chiedono addirittura che le suore assumano contraccettivi, convincendole del fatto che la pillola previene la trasmissione del virus Hiv. Altri hanno incoraggiato le suore incinte ad abortire. Alcuni medici cattolici impiegati in ospedali cattolici hanno rivelato di avere subìto pressioni da parte dei preti perché procurassero l'aborto alle suore in quegli ospedali (1990). Uno, addirittura, dopo aver spinto la suora rimasta incinta ad abortire, e dopo la morte di questa durante l'operazione, le ha officiato la messa funebre. Molte e difficili, dunque, le sfide che tale situazione pone. La O'Donohue prospetta la promozione di una crescita integrale per clero, religiosi e laici; un aiuto spirituale, psicologico e sociale alle vittime e agli sfruttatori; il superamento del silenzio con procedure efficaci. Di seguito riportiamo, in una nostra traduzione dall'inglese, uno dei quattro documenti resi pubblici dal National Catholic Reporter, quello stilato da sr. Maria Marie McDonald, Superiore generale delle Missionarie di Nostra Signora d'Africa, nel novembre 1998, intitolato "Il problema dell'abuso sessuale delle religiose africane in Africa e a Roma" e presentato per fornire un quadro generale della situazione al "Consiglio dei 16", un gruppo di delegati dell'Unione dei Superiori generali (congregazioni maschili), dell'Unione Internazionale delle Superiore generali (congregazioni femminili) e della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, dicastero vaticano competente in materia. Non sono note reazioni da parte vaticana. torna ai titoli
Documento per il consiglio dei "16" di suor Marie McDonald, Superiora generale delle Missionarie di Nostra Signora d'Africa
Questo intervento si riferisce principalmente all'Africa e a suore, preti e vescovi africani. Ciò non si deve al fatto che il problema sia esclusivamente africano, ma al fatto che il gruppo che si è incontrato per preparare i temi dell'incontro di oggi faceva riferimento principalmente alla propria esperienza in Africa e ad informazioni avute da membri delle loro congregazioni o di altre congregazioni, soprattutto congregazioni diocesane in Africa. Noi sappiamo che il problema esiste anche altrove. Questo intervento tocca solamente un aspetto, seppur doloroso, della Chiesa africana. Siamo ben consci e grati dell'immenso bene che è stato compiuto ed è tuttora compiuto dal clero e dai religiosi, che conducono una vita integra ed evangelicamente fruttuosa. Non c'è bisogno di ricordare quei preti, vescovi e religiosi che in anni recenti in Africa hanno versato il loro sangue per la causa di Cristo e per le persone assegnate alle loro cure. È precisamente a causa del nostro amore per la Chiesa e per l'Africa che ci sentiamo tanto afflitti dal problema che vi presentiamo. Potrebbero essere raccontate molte storie inquietanti. Tuttavia, siccome tutti qui sanno che questo problema esiste e che, nonostante moltissimi tentativi di migliorare la situazione, sembra che questa stia invece peggiorando, esporrò il problema in forma molto breve e concisa. Poi cercherò di spiegare quali sono le cause principali.
Il problema 1. Viene comunemente asserita l'esistenza di molestie sessuali e persino di stupri da parte di preti e vescovi nei confronti di suore. Talvolta quando una suora viene messa incinta, il prete insiste perché abortisca. Di solito la suora viene allontanata dalla sua congregazione mentre il prete, spesso, viene solamente trasferito ad un'altra parrocchia, o inviato a studiare. 2. Molte suore diventano economicamente dipendenti da preti che talora chiedono in cambio prestazioni sessuali. 3. I preti talvolta sfruttano il ruolo di direttori spirituali e di ministri del sacramento della Riconciliazione per chiedere prestazioni sessuali.
Alcune cause di queste molestie Celibato/castità in molti Paesi non costituiscono un valore. In alcuni Paesi per una giovane donna istruita il matrimonio potrebbe non rappresentare una scelta possibile, perché "il prezzo della sposa" è troppo alto. La vita religiosa potrebbe offrire una scelta alternativa: ma in tal caso è realmente una scelta di vita casta e celibe? La posizione inferiore delle donne nella società e nella Chiesa è un altro fattore da prendere in considerazione. Sembra che una suora trovi impossibile opporsi ad un prete che chiede prestazioni sessuali. Ella è stata educata a considerare se stessa inferiore, a essere servizievole e a obbedire, persino al suo fratello minore. È comprensibile allora che una suora trovi impossibile negarsi ad un ecclesiastico che chiede prestazioni sessuali. Questi uomini sono visti come "figure di autorità" cui bisogna ubbidire. Inoltre, di solito essi sono maggiormente istruiti ed hanno ricevuto una formazione teologica più avanzata rispetto alle suore. Potrebbero usare false argomentazioni teologiche per giustificare le loro richieste ed il loro comportamento. Le suore si impressionano facilmente con questi argomenti. Uno di questi suona come segue: "Siamo entrambi celibi consacrati. Ciò significa che abbiamo promesso di non sposarci. Tuttavia possiamo avere fra noi rapporti sessuali senza rompere i nostri voti." La malattia pandemica dell'aids ha comportato che le suore sono ora più di prima ricercate dai preti perché si pensa che siano "sicure". Situazione economica. Molte congregazioni femminili faticano a trovare abbastanza soldi per badare alle consorelle e per istruirle. Molto spesso quando le suore lavorano per una diocesi non viene loro pagato un giusto salario. Da quelle che vengono inviate all'estero per studiare ci si aspetta talvolta che mandino soldi alle loro congregazioni e alle famiglie a casa. In alcuni Paesi fuori dall'Africa, come gli Stati Uniti, le sorelle africane vengono sfruttate, con magri salari e inadeguata assicurazione sanitaria, per svolgere ministeri tradizionali, per esempio quello di catechiste, che sono stati abbandonati dalle congregazioni statunitensi. Poca comprensione della vita consacrata. Vescovi, preti, laici, e le stesse suore non capiscono in maniera adeguata la vita religiosa, né il significato dei voti né i carismi specifici di ogni Istituto. Reclutamento di aspiranti da parte di congregazioni che non hanno una sufficiente presenza in un determinato paese, e che non hanno abbastanza conoscenza di una determinata cultura. Talvolta i preti contribuiscono a questa azione di reclutamento. Le suore studentesse che vengono mandate all'estero, a Roma (e altrove in Europa e negli Stati Uniti) a studiare, spesso hanno problemi particolari. Uno di questi è quello di trovare un alloggio adeguato. Mentre a seminaristi e preti vengono offerti residence, molto meno viene fatto per le suore. Le suore inviate a studiare fuori dai loro Paesi sono spesso troppo giovani e/o immature. Mancano di guida, di sostegno e in molti casi di una solida formazione religiosa. Molte suore mancano anche dell'educazione di base necessaria per intraprendere ulteriori studi o, talvolta, hanno una conoscenza insufficiente della lingua nella quale devono studiare. Queste suore frequentemente si rivolgono a seminaristi e preti per un aiuto nello scrivere tesine. Le prestazioni sessuali sono, alcune volte, il pagamento che debbono offrire per un tale aiuto. Non desidero con questo sostenere che solo i preti e i vescovi sono da accusare e che le suore sono semplicemente le loro vittime. No, può essere che le suore talvolta siano fin troppo consenzienti, oppure ingenue. Silenzio. Forse un altro fattore è la "cospirazione del silenzio" che avvolge questo argomento. Solo se siamo in grado di affrontarlo insieme onestamente saremo in grado di trovare delle soluzioni. A marzo di quest'anno, io ho fatto una relazione ai vescovi della Commissione Permanente del Secam (Simposio delle Conferenze Episcopali d'Africa e del Madagascar, ndt) sui "Problemi che si pongono alle congregazioni religiose". La violenza sessuale nei confronti delle suore era uno dei principali problemi proposti. Siccome la maggior parte di quello che presentavo era basato su relazioni provenienti da congregazioni diocesane e dalle Conferenze delle Superiori Maggiori in Africa, mi sentivo molto convinta dell'autenticità di ciò che stavo dicendo. I vescovi presenti sentirono come sleale da parte delle suore l'aver mandato tali relazioni fuori dalla loro diocesi. Dissero che le suore in questione avrebbero dovuto rivolgersi al loro vescovo diocesano per questi problemi. Naturalmente, questo sarebbe stato e sarebbe l'ideale. Tuttavia le suore sostengono di averlo tentato più e più volte. Talvolta non sono state ben accolte. In alcuni casi sono state accusate per ciò che era successo. Anche quando vengano ascoltate con grande comprensione, non sembra che venga fatto alcunché. In alcune sedute ufficiali e ufficiose, in questi ultimi anni, i Superiori Generali a Roma hanno ascoltato e si sono scambiati resoconti di violenze sessuali. Sembra che sia arrivato il momento di un'azione concertata. Pensiamo che questo possa essere fatto al meglio aiutandosi reciprocamente a sviluppare delle politiche mirate ad affrontare i problemi prima e dopo il loro insorgere.
Di seguito, pubblichiamo la traduzione dall'inglese del "Memorandum" di suor Maura O'Donohue, dei Medici Missionari di Maria, "Preoccupazioni prioritarie per la Chiesa nel contesto dell'Hiv/Aids", che nella conclusione chiama fortemente in causa la responsabilità della Chiesa. Del Memorandum, datato 1994, omettiamo solo la parte introduttiva, relativa alla situazione generale.
PREOCCUPAZIONI PRIORITARIE PER LA CHIESA NEL CONTESTO DELL'AIDS
Memorandum di suor Maura O'Donohue
(...)
a) Preti e religiosi con Hiv/Aids
L'Aids sta ora colpendo preti e religiosi in diversi Paesi. In uno, ad esempio, su un totale di meno di 320 preti diocesani, 3 sono morti per malattie legate all'Aids, altri 4 erano in fase terminale e altri 12 erano sieropositivi. Era il 1991. Queste cifre rappresentano un tasso di contagio pari al 13% tra il clero diocesano in quel particolare Paese. In un altro Paese 16 membri di una Congregazione religiosa sono già morti di Aids. Ovviamente queste situazioni non vengono discusse apertamente, ma le cifre riflettono una tendenza allarmante. Una risposta iniziale di molti vescovi e superiori religiosi è stata di stabilire come requisito per tutti i candidati ai seminari e alla vita religiosa il test Hiv. Se scelte di questo tipo sollevano questioni relative ai diritti umani, alla giustizia e alla pastorale, non sono comunque in grado di affrontare il problema di preti e religiosi che sono già sieropositivi o che potrebbero diventarlo in futuro. Reazioni positive e negative sono state registrate nelle diocesi e nelle comunità religiose nei confronti di quei preti e religiosi di cui è già nota la sieropositività o la conclamazione della malattia. Un superiore provinciale ha invitato un membro della sua comunità malato di Aids a vivere presso la Casa provinciale e i confratelli si sono presi cura di lui fino alla sua morte. Al contrario, un altro prete malato di Aids e ricoverato in un ospedale per diversi mesi è stato ignorato dal suo vescovo e dai preti suoi confratelli. Quando alla fine è morto, il vescovo si è recato con un furgoncino aperto per ritirare il corpo. La responsabile dell'ospedale si è rifiutata di consegnarglielo finché non fosse disponibile una bara.
b) Particolare vulnerabilità delle religiose nell'epidemia Hiv/Aids L'intricata combinazione di diversi fattori nel tessuto della nostra società (per esempio, l'inferiorità delle donne in alcune regioni del mondo) incoraggia lo sfruttamento. Per esempio, in alcune culture esiste un utilizzo legittimato della punizione fisica e l'aspettativa di una obbedienza assoluta da parte delle giovani verso qualsiasi "figura di potere" tradizionale. Ciò implicitamente giustifica la violenza, la sottomissione agli adulti e inoltre perpetua un senso di impotenza e vulnerabilità. È noto che gli autisti di Tir e altri uomini, obbligati a star lontani da casa e dalla famiglia per periodi relativamente lunghi, hanno relazioni con prostitute. Ciò è culturalmente "accettato" in alcune società per gli uomini sposati o meno. A causa della maggiore conoscenza dell'Hiv/Aids, questi uomini hanno cominciato a considerare le prostitute come una categoria ad alto rischio di contagio. Molti, perciò, invece di frequentare bordelli, hanno cercato di contattare ragazze delle scuole superiori, considerate "sicure", in virtù della loro giovane età. L'incidenza delle gravidanze tra le adolescenti è cresciuta vertiginosamente in alcuni Paesi, così come l'incidenza dell'Hiv/Aids e altre malattie trasmesse sessualmente. Le religiose costituiscono un'altra categoria che è stata identificata come "sicura" per l'attività sessuale. Numerose religiose hanno denunciato abusi da parte dei loro professori e insegnanti, e molestie sessuali da parte di altri uomini in generale. Purtroppo, le suore denunciano che anche i preti le hanno sfruttate sessualmente perché anche loro erano arrivati a temere il contagio dell'Aids dal rapporto sessuale con prostitute ed altre donne "a rischio". Per esempio, in un certo Paese, una Superiora di una comunità religiosa è stata avvicinata da preti che chiedevano che le suore fossero messe a loro disposizione per favori sessuali (1991). Al rifiuto della Superiora i preti spiegarono che, altrimenti, sarebbero stati costretti a recarsi al villaggio per trovare donne e si sarebbero così esposti al rischio del contagio.
c) Questioni particolarmente allarmanti che sono emerse Grazie alle molte confidenze fattemi da un gran numero di religiose nel corso delle mie visite, sono venuta a conoscenza di questioni più allarmanti di quelle delineate finora. Tali questioni rivelano modelli di comportamento che ero molto riluttante ad accettare come fatti. La mia reazione iniziale è stata di shock e di incredulità di fronte alla vastità del problema di cui ero messa a parte. Le informazioni riguardano lo sfruttamento di religiose e altre donne da parte di preti e provengono da missionari (uomini e donne), da preti, medici e altri membri affidabili della famiglia ecclesiale. Mi è stato assicurato che esistono le prove documentali per molti dei casi descritti più avanti e che le informazioni non si basano solo sul sentito dire. Queste prove mi hanno causato grave preoccupazione per il loro potenziale impatto sulla comunità ecclesiale - la gerarchia, il clero, i religiosi e i laici - come anche sui singoli e sulle famiglie coinvolte. La mia speranza è che queste informazioni forniscano un quadro di ciò che sta accadendo e di conseguenza spingano ad un'azione appropriata specialmente da parte di coloro che si trovano ai vertici della Chiesa e di coloro che sono responsabili della formazione. Prima di fornire i dettagli è importante sottolineare che ciò che viene presentato qui è un comportamento non generalizzato, bensì ripetuto fino a diventare consueto. Non riguarda un solo Paese o continente, né un gruppo specifico o tutta la società. In effetti gli esempi che seguono derivano dall'esperienza di sei anni e riguardano casi in 23 Paesi dei cinque continenti, vale a dire Botswana, Burundi, Brasile, Colombia, Filippine, Ghana, India, Irlanda, Italia, Kenya, Lesotho, Malawi, Nigeria, Papua Nuova Guinea, Sudafrica, Sierra Leone, Stati Uniti d'America, Tanzania, Tonga, Uganda, Zambia, Zaire, Zimbabwe.
1) Si sa che numerosi preti e persino membri della gerarchia hanno abusato del loro potere e tradito la fiducia riposta in loro con relazioni sessuali con religiose basate sullo sfruttamento. Alcuni esempi si riferivano a candidate alla vita religiosa che dovevano fornire prestazioni sessuali a preti per ottenere i certificati e/o le raccomandazioni necessari.
2) In diversi Paesi le religiose sono angosciate dalla prassi secondo la quale quando una suora rimane incinta deve lasciare la Congregazione mentre il prete coinvolto può continuare il suo ministero. Tale questione chiama in causa la giustizia sociale. La religiosa viene lasciata sola ad allevare il bambino costituendo una famiglia monoparentale, spesso vilipesa e frequentemente in condizioni sociali indigenti. Mi sono stati raccontati casi in cui queste donne, in diversi Paesi, erano obbligate a diventare seconda o terza moglie in una famiglia, per aver perso il loro status nella cultura locale. L'alternativa, ai fini della sopravvivenza, è di andare "sulla strada", come prostitute, esponendosi, inter alia, se non già infette, al rischio del contagio Hiv.
3) Le Superiore generali che ho incontrato erano estremamente preoccupate per le molestie che le religiose stavano subendo da parte dei preti in alcune aree. Una Superiora di una Congregazione diocesana in cui molte sorelle erano state messe incinte da preti, non è riuscita a individuare una soluzione appropriata. Un'altra Congregazione diocesana ha dovuto allontanare più di 20 suore a causa della gravidanza causata anche qui, in molti casi, da preti.
4) Alcuni preti spingono le suore a usare contraccettivi inducendole a pensare che "la pillola" eviti il contagio dell'Aids. Altri hanno invece incoraggiato le suore con cui avevano avuto una relazione ad abortire. Alcuni medici cattolici in ospedali cattolici hanno riferito di aver subito pressioni da parte di preti per procurare l'aborto alle religiose nei loro ospedali (1990).
5) Gruppi di religiose di Congregazioni locali hanno rivolto appelli accorati a membri di Congregazioni internazionali affinché le aiutassero, spiegando che, quando cercano di portare avanti da sole la propria causa presso le autorità della Chiesa riguardo alle molestie da parte dei preti, semplicemente "non vengono ascoltate" (1991). In un altro caso, dopo che 29 religiose di una Congregazione diocesana erano state messe incinte da preti nella diocesi, la Superiora generale ha reclamato presso l'arcivescovo. Poco dopo, lei e le sue consigliere sono state destituite durante una funzione pubblica dall'arcivescovo che ha comunicato al nunzio la nomina di un gruppo in sostituzione, senza suscitare reazioni, e le suore stanno ancora aspettando una risposta da parte delle più alte autorità ecclesiastiche. Nel frattempo, la Superiora generale e il consiglio, nominati in violazione alle Costituzioni della Congregazione, amministrano la Congregazione stessa (1993).
6) In un ristretto numero di Paesi, membri di consigli parrocchiali e di piccole comunità cristiane stanno ricusando i loro Pastori per le relazioni di questi con donne e ragazze in generale. Alcune di queste donne sono le mogli dei parrocchiani. In questi casi, i mariti, sebbene in collera per ciò che accade, sono a disagio nell'affrontare il loro parroco. Si sa che alcuni preti hanno relazioni con più donne e hanno figli da più di una relazione. Alcuni laici hanno parlato con me delle loro preoccupazioni in tale contesto, affermando che stanno aspettando il giorno in cui avranno le "omelie dialogate". Ciò, nel loro progetto, darà loro (i laici) l'opportunità di mettere alla prova certi preti sulla sincerità della loro predicazione e sulla loro apparente doppia morale. In un Paese che ho visitato sono stata informata del fatto che il presbiterio in una certa parrocchia è stato attaccato da parrocchiani armati di fucili, adirati con i preti per il loro abuso di potere e il tradimento della fiducia che le loro azioni e il loro stile di vita rifletteva (1991).
7) In un altro Paese, una ragazza da poco convertita dall'islam (divenuta cristiana insieme alla sorella) è stata accettata come candidata presso una Congregazione religiosa locale. Quando si è recata dal suo parroco per i certificati necessari, ha subito uno stupro da parte del prete prima che le fosse consegnato quanto chiedeva. Essendo stata ripudiata dalla famiglia per la sua conversione al cristianesimo, non si è sentita libera di tornare a casa. È tornata alla Congregazione e molto presto si è accorta di essere incinta. A suo modo di vedere, l'unica possibilità che aveva era di lasciare la Congregazione senza spiegarne il motivo. Ha trascorso dieci giorni vagabondando nella foresta, torturandosi sulla scelta da fare. Alla fine ha deciso di andare a parlare col vescovo, il quale ha convocato il prete. Il prete ha ammesso la colpa e il vescovo gli ha ordinato un ritiro di due settimane.
8) Dagli anni '80, in numerosi Paesi le religiose si rifiutano di viaggiare sole con un prete, in macchina, per paura di molestie o persino di stupri. Alcuni preti hanno anche, in certe occasioni, abusato della loro posizione e del loro ruolo di pastori e direttori spirituali e hanno utilizzato la loro autorità per ottenere prestazioni sessuali da parte di religiose. In un Paese, Superiore religiose hanno dovuto chiedere al vescovo o ai Superiori religiosi di rimuovere cappellani e direttori spirituali dopo che avevano abusato di suore.
Alcune conseguenze La prima conseguenza di tali abusi va individuata nel dolore fisico, emotivo e spirituale immediato delle vittime. Altri effetti sono la delusione e il cinismo sia nella vittime che negli altri membri della comunità. Il fondamento della loro fede viene improvvisamente sconvolto. Molte di queste suore vengono da famiglie in cui l'ingresso in una Congregazione religiosa è culturalmente inaccettabile e perciò vengono sottoposte a una grande pressione perché non vadano. Esse si chiedono perché il celibato debba essere proclamato in modo così perentorio dalle stesse persone che poi praticano lo sfruttamento sessuale. Questo atteggiamento è visto come ipocrita o almeno come la promozione di una doppia morale.
Alcune risposte positive Gradualmente si sta comprendendo che le ferite, la delusione e le ingiustizie sociali vissute devono essere portate alla luce e condivise. Questi temi devono essere affrontati con delicatezza e con l'appoggio della comunità di appartenenza e delle consorelle. In questo modo, le singole persone sono appoggiate e assistite nell'affrontare queste situazioni. Si spera che il risultato non sia l'erosione della loro fede, ma che le vittime siano aiutate a sviluppare una fede veramente adulta che trascenda la dipendenza dai e il tradimento dei consiglieri e direttori spirituali e di altre figure di autorità. È ugualmente importante sottolineare che in molti Paesi ci sono alcune risposte molto creative e positive finalizzate alla prevenzione. In alcune diocesi visitate, tutti i preti si riuniscono regolarmente per la riflessione, la preghiera e il dialogo. Il clero di alcune diocesi ha organizzato una serie di seminari sull'Hiv/Aids. Questi seminari continuano e vengono ora organizzati in collaborazione con la Conferenza delle religiose. La nostra Conferenza religiosa nazionale ha progettato un seminario di dieci giorni per le Superiore e per le responsabili della formazione nelle loro rispettive Congregazioni. Il seminario è focalizzato sui temi pastorali e sociali emergenti che riguardano in particolare le religiose e includono alcune delle questioni sopra delineate (1992). Nello stesso Paese è stata richiesta l'assistenza di seminari su temi analoghi per l'associazione dei preti diocesani. A Roma, l'Uisg ha anche organizzato una sessione di un giorno dell'Assemblea generale nell'aprile 1992 dedicato a temi legati all'Aids. Ha già inviato un comunicato tramite i propri coordinatori regionali allo scopo di allertare i presidenti di importanti Conferenze regionali di religiosi su questi temi emergenti.
Risposte specifiche Alcune delle risposte specifiche date dai religiosi e dal clero sono:
- riesame delle procedure per la selezione dei candidati al sacerdozio e alla vita religiosa; - promozione di relazioni sane e incoraggiamento del recupero della fiducia tra il clero, i religiosi e i laici; - analisi delle dinamiche psico-sociali di ciò che sta accadendo, nel contesto sociale generale; - riesame dei programmi di formazione alla luce dei recenti sviluppi; - riflessione su come evitare il permanere dei suddetti abusi.
Misure per il futuro È necessario non solo analizzare queste tragiche situazioni, ma anche progettare una risposta attiva, che può includere: - promozione di una crescita integrale del clero, dei religiosi e dei laici; - priorità alla formazione dei leader; - offerta di assistenza spirituale, psicologica e sociale delle vittime e dei responsabili degli abusi; - garanzia che vi siano procedure efficaci per accrescere la consapevolezza e render conto di casi di abuso esistenti e potenziali, e affrontarli; - offerta di un adeguato appoggio a coloro che hanno bisogno di aiuto per affrontare gravi problemi psico-sociali.
Commenti conclusivi 1) Dobbiamo riconoscere le profonde esigenze umane e personali dei preti, anche di quelli che sono coinvolti in tali abusi. Anche costoro dipendono da altri esseri umani che trasmettano loro, nella debolezza, l'incondizionato amore di Dio. Noi tutti dobbiamo reciprocamente rendere possibile questa mediazione, sostenendoci nella debolezza, "portando ciascuno il fardello dell'altro". Sarebbe assurdo affermare che siamo tutti esseri umani deboli, ma poi sminuire coloro che appaiono "carenti" o risentirsi per coloro che sono insensibili.
2) La rivelazione dei fatti illustrati in questo rapporto potrebbe gettare sui preti in generale un'ombra di sospetto, esplicito o meno. In questo contesto, c'è una certa dose di scetticismo circa la sincerità dei responsabili della Chiesa e del clero nel gestire tematiche così complesse e delicate. Chiaramente è necessaria una riflessione molto più approfondita e una ricerca sincera per superare una facile stigmatizzazione e risposte eccessivamente difensive. Le donne coinvolte hanno anche la responsabilità di informarsi e di intraprendere azioni adeguate che le aiutino a risolvere situazioni di abuso passate e a evitare la perpetuazione dell'abuso in futuro.
3) Bisogna ristabilire la credibilità della Chiesa e intraprendere il compito di ricostruire la fiducia tra i preti e i membri non ordinati della Chiesa. L'Aids ha gettato luce su alcune complesse questioni di vecchia data e ha anche fatto emergere in modo molto drammatico altri problemi più gravi che nel contesto dell'Aids non possono essere ignorati; bisogna proprio affrontarli. Tra questi, l'insegnamento della Chiesa su temi come la castità, il celibato, il matrimonio, la responsabilità dei genitori e la vita familiare; tutti questi temi devono essere affrontati nel contesto della sessualità. Appare necessaria una rinnovata riflessione teologica e spirituale in questi ambiti. In caso contrario, è difficile sapere che cosa accadrà, alla luce delle fragilità ora visibili nel vero e proprio nucleo del ministero della Chiesa.
4) Un approccio esclusivamente centrato sulla donna o "femminista militante" ai temi ora descritti, a mio avviso, non costituisce una soluzione. Le ingiustizie possono assumere molte forme, e le donne forse, in queste circostanze, devono essere particolarmente attente a non creare un'altra forma di sessismo o di alienazione, colpevolizzando gli uomini. Reazioni aspre e di odio possono essere scandalose tanto quanto le offese originarie.
Le esperienze illustrate ci mettono di fronte all'esigenza critica di riconciliazione, trasformazione e redenzione nella società e nella Chiesa. Alcuni dei temi fondamentali vengono in realtà affrontati in diversi contesti. Eppure rimane ancora la triste realtà di una maggioranza di leader della Chiesa e di loro fedeli che continua a negare o minimizzare questa tragica situazione. In ultima analisi la Chiesa verrà giudicata non solo sulla risposta che darà all'Hiv/Aids, ma sull'ipocrisia che si avverte in essa e sulla apparente doppiezza in questo contesto, perché, se non siamo parte della soluzione, siamo una gran parte del problema. Le suore e altre donne che ora si presentano a parlare dell'abuso che hanno subito stanno contribuendo a cambiare la cultura con il loro dolore e il loro coraggio. L'inesperienza, aggravata da atteggiamenti socio-culturali, spesso priva molte di queste suore degli strumenti che servono loro per descrivere i fatti. È sorprendente che così tante, ora, diano voce alle loro esperienze. Grazie all'iniziativa di queste suore, tutto il popolo di Dio può raggiungere una comprensione più matura e responsabile di se stesso e della sua Chiesa. C'è qualcosa di profetico in questa tragedia, perché sono i "senza voce" ad aver dato il via a questo processo di maturazione. Per tutto questo, a prescindere dalla loro sofferenza, abbiamo con loro un grande debito di rispetto e di gratitudine. Prego che le loro richieste di aiuto e comprensione non restino inascoltate, ma ricevano una risposta ugualmente coraggiosa e profetica.
PRO ANA. Si chiamano Pro Ana, e sono una comunita' virtuale, una rete di siti internet, una vera e propria religione del non mangiare. Tutto accade nel mondo dei paesi sviluppati e consumistici. In una parola, l'anoressia corre sul web: almeno 300.000 siti nel mondo dove pullulano testimonianze che esaltano l'esperienza di non nutrirsi, di vedersi sempre piu' magri, e ci si scambia commenti e complimenti reciproci sui "traguardi" raggiunti, a volte senza ritorno. Della questione PrimaDaNoi.it si era già occupata con alcuni approfondimenti che illustravano bene la situazione.
Oggi scopriamo un'altra sconcertante realtà, perfettamente in linea con le nuove opportunità della Rete: fotografare i propri scheletri e poi caricare le foto on line, sui noti aggregatori di immagini. Per farsi vedere, per avere commenti. Solo in poche per testimoniare la loro esperienza negativa e fungere da monito per le altre.
Noi ne abbiamo trovate diverse decine, che però abbiamo deciso di non pubblicare vista la crudezza impressionante di alcune immagini e per evitare di entrare nel gioco dell'esaltazione del fenomeno. Quello che si incontra però e sconvolgente: veri e propri scheletri che si specchiano, che si muovono, ma non solo, in alcuni casi coricati in letti d'ospedale, ormai in fin di vita.
Un modo per mostrare la loro "bellezza" ma anche la loro sofferenza e magari chiedere aiuto. Come le foto di una giovane donna a corredo delle quali ha scritto: «il mio corpo e la mia mente sono vuoti ma non sono ancora felice».
La foto è aberrante: si vede in primo piano uno stomaco concavo come una valle tra due montagne, che sono le costole della cassa toracica. Le anche spiccano e emergono rispetto al bacino. E poi ancora occhi spenti in primo piano e un sondino per l'alimentazione che esce dal naso «vi sembra questa una persona felice?» scrive ancora. Per assurdo queste foto potrebbero essere un messaggio che va contro l'anoressia, un chiaro segnale per mostrare alle tante ragazze che la magrezza non da' la felicità. E poi ancora schiene scheletriche, visi smunti, occhi a mezz’asta. Mai un sorriso solo pallore di morte. Corpi che sembrano inanimati distesi sul letto o sul pavimento, come tanti cadaveri che non hanno la forza di alzarsi. E sotto le foto ci sono i commenti di chi guarda: c'è chi apprezza, chi sostiene «sei bellissima», e altri che notano che non si è affatto di fronte a ragazze belle ma malate. «Vi prego, commentatemi, voglio sapere che ne pensate», scrive un utente che fa bella mostra di costole e scapole. E subito lo accontentano: «sei magro», scrive qualcuno, «nemmeno troppo», aggiungono altri. E ci sono gallerie fotografiche anche di chi non ritrae se stesso ma colleziona immagini di personaggi più o meno noti con fisici al limite. «I Pro Ana - spiega Daniele Caldarelli, direttore dei sistemi informativi del Bambino Gesu' - sono piu' di una community, sono una religione dell'orrore, molto frequentata, sempre piu' seguita e poco contrastata».
I 10 COMANDAMENTI DELLE PRO ANA
Qualche esempio è il decalogo dei "Dieci Comandamenti" dell'anoressica: 1) Se non sei magra, non sei attraente; 2) Essere magri e' piu' importante che essere sani; 3) Compra dei vestiti, tagliati i capelli, prendi dei lassativi, muori di fame, fai di tutto per sembrare piu' magra; 4) Non puoi mangiare senza sentirti colpevole; 5) Non puoi mangiare cibo Ingrassante senza punirti dopo; 6) Devi contare le calorie e ridurne l' assunzione di conseguenza; 7) Quello che dice la bilancia e' la cosa piu' importante; Perdere peso e' bene, guadagnare peso e' male; 9) Non sarai mai troppo magra; 10) Essere magri e non mangiare sono simbolo di vera forza di volonta' e autocontrollo. E poi i trucchi per non mangiare: da bere un bicchier d'acqua ogni ora a masticare e poi sputare, da assumere vitamine in quantita' industriale, a «non mangiare niente piu' grande del tuo palmo». Oltre ai consigli utili per «non destare sospetti», non far vedere al mondo che si e' anoressici. Indicazioni agghiaccianti, che possono sembrare addirittura una provocazione se non fosse per le centinaia di persone che scrivono per approvare, per farsi consigliare, per confessare che con il decalogo hanno "trovato una nuova ragione di vita".
LE STORIE CORRONO SUI BLOG
«Benvenuta nel mio blog - scrive una "adepta" del Pro Ana - ti aiutero' io a diventare anoressica pura...insieme riusciremo a raggiungere la felicita' e il nostro meritato posto al sole». L'anoressia non e' piu' una malattia, ma un ideale, quasi la bandiera di una ribellione contro la societa': «Basta con questo mondo di obesi - scrive un'altra utente - ho deciso di non mangiare piu'». Secondo Caldarelli «occorre un monitoraggio attento di questi siti, e dobbiamo controbattere con messaggi positivi, con testimonianze, stabilire insomma una presenza sulla rete che faccia da contraltare alle migliaia di siti Pro Ana»
UN CODICE ETICO PER I MASS MEDIA
«Ben venga un codice etico per i mass media, sarebbe un'iniziativa importante perche' i disturbi dell'alimentazione non sono problemi legati solo al cibo, ma di origine psicologica, e a volte contano molto i messaggi culturali e i modelli che vengono portati avanti». Cosi' il ministro della Salute Livia Turco, nel presentare il primo progetto nazionale di prevenzione di anoressia e bulimia, messo a punto insieme al Ministero delle Politiche Giovanili. «Credo sia importante», ha aggiunto il ministro, «che anche i mass media si facciano carico di quello che e' un grave problema sociale». Oggi in Italia sono 2 milioni i malati di anoressia, un decimo dei quali maschio (un dato in crescita), e «un aumento dell'incidenza dei disturbi del comportamento alimentare nella fascia femminile tra i 12 e i 25 anni». Tutto questo puo' far parlare di «una vera e propria epidemia sociale"
So ke può sembrare stupido...ma è una cosa molto curiosa...e la sensazione nel vederla è piacevole...mi è piaciuta..e aspetto di sapere un vostro parere al riguardo...