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    26 März

    Roberto Saviano a ke tempo ke fa....

    Saviano: la lotta alla camorra deve diventare una moda
    R. C.
    Voglio essere un’operazione mediatica, voglio che se ne parli in prima serata». E così Roberto Saviano, l’autore del bestseller Gomorra che ha denunciato il sistema della camorra, si è presentato ieri sera agli spettatori dello speciale di Che tempo che fa, su Raitre, condotto da Fabio Fazio. Ospiti della trasmissione anche altri due scrittori, l’americano Paul Auster e l’israeliano David Grossman.

    «Il mio sogno - ha detto Saviano - è che la lotta alla criminalità organizzata diventi una moda». «Non è la mia battaglia - ha insistito lo scrittore -, ma la battaglia di molti e va anche bene se per una volta succede il miracolo che grandi interessi economici si fondano con l’interesse del Paese, che grandi editori di libri, televisivi, si uniscano per combattere la camorra». Nel lungo intervento di Saviano sono ritornate le accuse che da anni lo scrittore va ripetendo, le realtà che da quando il suo libro è uscito il suo libro non si stanca di denunciare: il mondo orrendo della camorra, la lingua della complicità «ambientale» tra la camorra e l’informazione locale (foto in prima pagina di morti ammazzati, ma «giustiziati» spesso li definiscono i titoli dei giornali campani, quasi un riconoscimento del potere malavitoso di dettare legge e punire), la trascuratezza della cronaca nazionale, la timidezza dei politici nell’inserire la lotta alla camorra fra i punti forti delle campagne elettorali. «Nessuno l’ha impugnata come una priorità nelle ultime elezioni», ha rilevato Saviano con un dolore anche più forte dell’indignazione. «La cosa più grave che può fare la politica - ha sottolineato Saviano - è il silenzio. La cosa più grave che possono fare gli elettori è scegliere il silenzio». E a proposito di politica e di elettori, ha dato anche un’indicazione di voto in vista dell’appuntamento del 6 e 7 giugno. A modo suo. Al momento del voto, ha sostenuto, non bisogna fare una scelta fra destra e sinistra: «Agli elettori mi va di dire di non cambiare idea, ma di scegliere secondo la tradizione legalitaria della propria parte».

    Se una cosa è apparsa evidente nella trasmissione è una specie di disperato ottimismo della volontà che induce Saviano a ripetere con accanimento, con pervicacia ossessiva la sua fiducia nel valore della parola, della denuncia, nella necessità di non stare zitti, di svergognare tutti quei complici, di svegliare tutti quegli indifferenti che continuano a lasciare marcire il problema, a relegarlo in quella zona di «emergenza continua» che assomiglia pericolosamente all’emarginazione, alla rassegnazione, al tirare a campare. Anche se il suo impegno in questa battaglia può suscitare ostilità, non soltanto presso quegli ambienti camorristici che hanno tutto l’interesse a screditarlo.

    Lo hanno accusato di avere speculato sul dramma della Campania per arricchirsi con il suo libro. È una «accusa ingiusta», ha detto, che gli provoca un vero e proprio «fastidio»: «Sono i lettori - ha sottolineato - che mi danno la possibilità di vivere e pagare gli avvocati». E quanto alle accuse di plagio, ha citato l’intervista che fece con Enzo Biagi: «Lui mi disse: “Sei arrivato davvero quando fanno un falso del tuo libro e ti accusano di plagio”. E io ce li ho tutti e due».
    17 März

    Buoni acquisto, a Napoli si inventano gli “Scec”..ottima iniziativa....

    UN CIRCUITO VIRTUOSO TRA CONSUMATORI E COMMERCIANTI

    di Federico Formica

    Per combattere la crisi economica e la perdita di potere d'acquisto, un'associazione napoletana si è inventata le "cartonote", buoni locali che, accompagnati all'euro, permettono di risparmiare nei negozi convenzionati

    La crisi economica morde, il potere d'acquisto cala. E a Napoli l'associazione Arcipelago Scec si è inventata le “cartonote”: buoni locali che, accompagnati all'euro, permettono di risparmiare ai consumatori e agli esercenti che aderiscono al circuito. Dopo aver superato le prime diffidenze, l'idea è piaciuta così tanto che, nel frattempo, l'arcipelago si è arricchito di tante isole regionali. E sulla scia della Campania si sono unite Calabria, Lazio, Lombardia, Toscana, Umbria, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Sicilia.

    Come funzionano. Tutto si basa sul meccanismo del circuito virtuoso. Più soggetti aderiscono, più diventa conveniente. Possono partecipare tutti: consumatori, imprese, artigiani, commercianti e professionisti. Al momento dell'iscrizione si decide la percentuale di sconto da applicare sui propri prodotti o servizi, che in genere oscilla tra il 10% e il 30%. Subito dopo si ricevono gratuitamente 100 Scec (l'equivalente di 100 euro) di diversi tagli. Anche i consumatori, sempre al momento dell'iscrizione, ricevono la stessa cifra. A chi riceve gli Scec viene chiesto un libero contributo per sostenere le spese di stampa, che sono a carico dell'associazione. E il circolo virtuoso si apre.

    Come si usano. Gli Scec non possono in alcun caso sostituirsi agli euro, e non sono convertibili in euro. Immaginiamo di fare la spesa in un alimentari che espone il 30% di abbuono e di spendere 10 euro. Al momento di pagare, basterà tirare fuori dal portafoglio 7 euro più 3 Scec. Il negoziante emetterà uno scontrino da 10 euro e 3 di abbuono e, di conseguenza, pagherà tasse e imposte solo sui 7 euro effettivamente incassati. Se il circuito si fermasse qui, il vantaggio sarebbe unilaterale. L'esercente, però, può riutilizzare quei 3 Scec per comprare altri prodotti oppure per rifornirsi di merce, se anche il suo fornitore accetterà i buoni. Il meccanismo è esattamente quello dei buoni sconto applicati dalle grandi catene di supermarket. Con due fondamentali differenze: il buono sconto si ferma nella cassa per non muoversi più ed è interamente a carico del venditore; lo Scec viene immediatamente riutilizzato ed è a costo zero.

    Potere ai piccoli. Con lo Scec le comunità locali difendono il commercio al dettaglio dalle grandi multinazionali. Secondo i fondatori dell'associazione, il suo successo all'interno di un territorio è direttamente proporzionale alla solidarietà che c'è tra i suoi componenti. Più ci si scambiano buoni dentro il circuito, più aumenta il volume di affari di chi vende e il risparmio di chi acquista.

    Così fan tutti. I buoni di acquisto solidali non sono un'esclusiva italiana. Esistono centinaia di monete complementari in tutto il mondo. Una delle più importanti è lo svizzero Wir, un sistema nato nel 1934 che coinvolge oltre 75.000 aziende. A differenza dello Scec, però, lo Wir non è cartaceo, ma viaggia attraverso carte di credito.