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    25 Mai

    130 annii!!!!

    E' morta la donna più' longeva del mondo a 130 anni.La donna della data di nascita è stata ufficialmente registrata il 27 marzo 1879, ed è stato dimostrato il suo documento tra cui il suo passaporto di era sovietica e la carta d'identità. Fino al recente censimento, tuttavia, la sua fama non si estendeva oltre le sue lontane città.
    Attualmente la persona vivente più longeva del mondo è l'americana Edna Parker con i suoi 114 anni.
    L'anno di nascita della neo defunta 1879 era l'anno in cui ha visto la luce Edison con la sua nuova invenzione - la lampadina.In un'intervista nel mese di marzo, ha detto: 'Non ho alcun segreto. Non ho mai preso pillole e non ho mai mangiato i dolci.
    La sua età era venuta alla luce dopo un censimento nella città di Karaganda. Ed è stato trovata anche sul primo censimento fatto da Stalin nella stessa regione nel 1926, lei allora 47 anni era pronta ad avviarsi alla seconda giovinezza.
    22 Mai

    Thyssen Krupp...la tragedia annunciata...

    Riporto si seguito un documento raccapricciante, riguardante una storia che ha fatto molto scalpore, tale documento, però, è oggetto di tentativi di insabbiamento vari, infatti, è stata rifiutata la sua pubblicazione da parte di quasi tutti gli organi di stampa ai quali è stato spedito.
    Procediamo con ordine, però, facendo un piccolo resoconto della vicenda che ha portato alla redazione del documento stesso, e soffermandoci sui motivi per cui non si vuole rendere pubblico il documento stesso. Il 6 dicembre del 2007, sulla linea di ricottura e decapaggio dello stabilimento Thyssen-Krupp di Torino, è scoppiato un incendio che ha causato la morte di sette lavoratori e il grave ferimento di un altro. Dalle prime indagini, si è immediatamente appurato che la causa della tragedia che ha distrutto la vita di 8 famiglie, è stata la mancanza di sistemi di sicurezza adeguati a scongiurare il propagarsi di un incendio, e nell’eventualità in cui si fosse sviluppato, di domarlo senza tragiche conseguenze, i sistemi di sicurezza automatici che segnalavano la presenza di carta spuria, infatti, erano stati disattivati, mancava totalmente il sistema di rilevazione incendi, e gli estintori erano tutti scarichi, o comunque inutilizzabili, per cui la morte degli operai è stata inevitabile, date le condizioni in cui lavoravano. Dopo questo breve resoconto, passiamo ad una sintesi della relazione, depositata il 28 aprile scorso, stilata dal prof. ing. Massimo Zucchetti, ordinario di "sicurezza e analisi di rischio" presso il Politecnico di Torino, nominato consulente tecnico di parte civile nel procedimento penale in corso, E’ sconcertante che non vi sia quasi traccia di questa relazione sulla stampa.


    ”Da quanto riportato dai fatti e dalle testimonianze si può riassumere quanto segue:


    - La linea 5 funzionava in perenne palese violazione delle norme di sicurezza relative agli impianti a rischio di incidente rilevante, in quanto – ad esempio – in costante presenza di olio sul fondo dell’impianto, di residui di carta oleati ovunque, di fiamme libere e piccoli incendi praticamente costanti, in mancanza di squadre antincendio addestrate, con gli estintori scarichi, eccetera.
    - La linea 5 funzionava oltre i normali regimi per sopperire a richieste pressanti di produzione non ottemperabili dal solo stabilimento di Terni. Gli operai erano costretti a turni straordinari massacranti.
    - La linea 5 presentava evidenti malfunzionamenti dovuti ad usura e scarsa manutenzione, primo tra tutti le perdite di olio, e i frequenti guasti di tipo elettrico e meccanico.

    - I vigili del fuoco, gli addetti ai gruppi di lavoro sulla sicurezza, i periti dell’assicurazione avevano ripetutamente raccomandato nel recente passato l’adozione di un sistema automatico di spegnimento per la linea 5, in conformità a quanto previsto per impianti soggetti a rischio rilevante di incendio come quello in esame. Questa raccomandazione, adottata per analoghi impianti presso altri stabilimenti della ditta, era stata disattesa e posposta, in quanto la linea stava per essere chiusa e trasferita a Terni entro breve.

    - La manutenzione sulla Linea 5 era insufficiente ed era peggiorata nell’ultimo periodo, in vista della prospettata chiusura entro breve tempo. Le squadre di manutenzione si erano ridotte e le frequenze degli interventi riguardavano per lo più la riparazione di guasti. Ancora, la sostituzione di alcuni pezzi meccanici non avveniva con il montaggio di pezzi nuovi ma con recuperi da altre linee o spostamenti sulla linea stessa.

    - Le squadre di sicurezza e antincendio erano insufficienti o inesistenti, erano costitute da personale che non aveva completato (in nessun caso, neppure una persona) l’addestramento antincendio previsto dalla legge. Le procedure di emergenza e antincendio erano carenti e l’intero apparato di sicurezza al riguardo era in patente violazione con le prescrizioni di legge.
    - Gli operai della linea 5 dovevano frequentissimamente intervenire con estintori manuali per spegnere incendi che continuamente si formavano sulla linea, senza sospendere la produzione, in violazione con il loro mansionario e le procedure.

    - In caso di incendio di “grave entità” la procedura prevedeva non già l’immediato appello dei VVFF, ma la composizione di un numero di telefono per la chiamata della squadra antincendio, peraltro inadeguata in quanto non formata con appositi corsi completi e sprovvista di mezzi adeguati di spegnimento.


    - Non vi era alcuna prescrizione o specifica scritta o procedurale che indicasse quando un incendio era di “grave entità”. Le indicazioni dell’azienda erano di provare a spegnere con ogni mezzo l’incendio da parte degli operai con gli estintori prima di dare l’allarme.
    - Era fortemente radicato il concetto per cui si doveva sopperire a qualsiasi problema evitando di interrompere la produzione. I pulsanti di emergenza non dovevano mai venire azionati per evitare la interruzione della produzione. Gli operai avevano ricevuto espresse indicazioni al riguardo dall’azienda. Emerge chiaramente, anche dall’analisi di alcuni incidenti, che vi era la indicazione generalizzata ad affrontare situazioni di rischio particolarmente elevato in modo autonomo e non in ottemperanza alle misure di sicurezza, che non erano state comunicate ai lavoratori.
    - Il pulsante di emergenza non toglie l’alimentazione elettrica alla pompa oleodinamica , quindi l’olio rimane sempre in pressione fino ai banchi valvole anche in caso di attivazione dei pulsanti di emergenza. Anche la pressione di questi pulsanti, fortemente sconsigliata dall’azienda per non interrompere la produzione, non avrebbe evitato comunque l’incendio e l’incidente.
    - I sistemi individuali di spegnimento (estintori) erano al momento dell’incidente per la maggior parte scarichi o inutilizzabili.

    - Nessuno dei presenti all’incidente aveva ricevuto alcuna formazione specifica sul tipo di intervento da effettuare e sulle procedure da seguire in caso di un incendio di tale entità.
    - Si erano verificati nel recente passato eventi incidentali analoghi presso altri stabilimenti dell’azienda, senza che nessun rimedio venisse adottato a seguito di questi incidenti sulla linea 5.
    - Alcuni sistemi di sicurezza automatici che segnalavano la presenza di carta spuria (costituente grave pericolo) nell’impianto a seguito di malfunzionamento erano al momento dell’incidente esclusi manualmente o addirittura guasti, in palese contrasto con le norme di sicurezza.
    - Nel luogo ove si è verificato l’incendio non vi era sistema automatico di rilevazione incendi
    In ultima analisi, lo scrivente si stupisce come l’evento incidentale che ha causato la morte dei sette operai si sia verificato con tale ritardo, viste le condizioni in cui funzionava l’impianto, ovvero in palese violazione con ogni norma di sicurezza. Tutto quanto era umanamente possibile per rendere probabilissimo il disastro era stato fatto o omesso dall’azienda con incredibile e costante pervicacia. Una volta partito, la dinamica dell’evento incidentale è stata inevitabile, dati gli strumenti e la formazione dati agli operai a quali nulla si può imputare se non l’aver accettato, per non perdere il posto di lavoro, di lavorare in un impianto in simili condizioni.”

    Dalla relazione, si evince chiaramente che le condizioni in cui gli operai della Thyssen-Krupp lavoravano erano tali da rendere inevitabile il disastro, mancavano tutti i sistemi di sicurezza, e i controlli necessari a far sì che i lavoratori operassero in completa sicurezza, e ciò è scandaloso. In Italia, gli operai che ogni giorno perdono la vita o comunque rimangono gravemente feriti sul posto di lavoro sono circa 5, quindi circa 2'000 persone l’anno rimangono vittime di incidenti sul lavoro, che potrebbero essere tranquillamente evitati, se le aziende provvedessero a dotare i propri impianti dei dispositivi di sicurezza previsti dalla legge, e che fornissero ai lavoratori adeguati DPI (dispositivi di protezione individuali) che li proteggessero da incidenti. Non basta, però, dare la colpa alle sole aziende, anche gli organi di controllo hanno la propria parte di responsabilità, infatti, se vi fossero dei controlli più frequenti e capillari, e la non ottemperanza alle leggi in materia di sicurezza del lavoro venisse sanzionata aspramente, si può dire che una buona metà di questi incidenti potrebbe essere evitata. Per non parlare delle mancate denunce da parte degli operai, che pur di non perdere il posto di lavoro, soprattutto in questo periodo di crisi, accettano di lavorare in condizioni di sicurezza precaria o assente, e l’incidente alla Thyssen-Krupp ne è l’esempio lampante, espondendosi così a rischi anche mortali.    

     

     

    Rossella Leone

    15 Mai

    GUERRA SISMICA: I TERREMOTI POSSONO ESSERE PROVOCATI

    Erano i tempi della guerra fredda quando i militari sovietici studiavano sistemi di attacco geofisico e ormai si sa che forti esplosioni possono provocare scosse sismiche, tant’è che le compagnie petrolifere e minerarie che scandagliano i fondali marini, servendosi di esplosioni controllate, talvolta provocano mini scosse telluriche.
    Il tenente Generale Fabio Mini, il cui curriculum è di tutto rispetto, descrive chiaramente queste ricerche in un articolo pubblicato sulla rivista di geopolitica Limes. La guerra sismica non è fantascienza e in ambito militare viene presa seriamente in considerazione, perché permette di colpire il nemico senza che questo se ne renda conto. Ma gli effetti possono essere devastanti. Fa parte della guerra ambientale, che con il ricorso alle esplosioni nucleari e convenzionali, è in grado di provocare anche tsunami. Gli esperimenti sono stati fatti: il professor Thomas Leech, dell’Università di Auckland in Nuova Zelanda, negli anni quaranta provocò onde anomale nel pacifico. Esistono anche studi sulle onde elettromagnetiche, capaci di modificare gli equilibri meteorologici e il clima.
    Le mini-testate a disposizione oggi dagli eserciti consentono di innescare esplosioni sotterranee o sottomarine e di generare terremoti e tsunami su bersagli predefiniti. (Tra parentesi, molte compagnie petrolifere e minerarie americane premono per impiegare ordigni nucleari al fine di penetrare certe zone e il generale Mini, nell’articolo, si chiede se ci siano già riuscite).
    Molti interrogativi e strane coincidenze costellano gli ultimi cinquant’anni: come quella del terremoto di Bam del 2003 e dello tsunami dell’Indonesia del 2004, entrambi verificatisi il 26 dicembre in due aree a maggioranza islamica. Ma anche il recente terremoto in Messico è sospetto, in un paese già devastato da una guerriglia interna e da una potenziale pandemia.
    La cruda realtà è che non dobbiamo più pensare alla guerra in termini di bombardamento o di invasione. Non si combatte più con le stesse armi. Ora non è più necessario conquistare un territorio, ma è sufficiente occupare l’economia di un paese. Oggi non è più necessario destituire un governo, basta piazzare là i propri uomini.
    La guerre non hanno più confini ed è alle ricerche scientifiche condotte in gran segreto dai governi che dobbiamo guardare.

    14 Mai

    Iniziativa da imitare...

    Risparmio energetico, il lampione stradale diventa antenna wi-fi

    di Andrea Franceschi

     

    Quest'anno la bolletta per i 5000 pali della luce che illuminano il Comune di San Giovanni in Persiceto, in provincia di Bologna, è stata più leggera di 200mila euro. E in più è stato possibile portare internet veloce anche nelle zone ancora non raggiunte dalla linea adsl. Per non parlare del servizio di videosorveglianza e di cartellonistica elettronica. Il comune emiliano è stato uno dei primi in Italia a dotarsi del sistema smart town, un progetto sviluppato da Telecom Italia che consente di «rendere intelligente» l'impianto di illuminazione delle città, garantendo risparmio energetico e consentendo di utilizzare la rete elettrica anche per offrire altri servizi ai cittadini.

    Come funziona smart town
    «Normalmente i pali della luce sono collegati a un quadro che ne aziona 200-300 alla volta» spiega Vincenzo Raffaelli, ricercatore del Cnr che ha sviluppato il progetto. «Con il sistema smart town è possibile, installando una piccola centralina su ogni pilone,azionarli uno ad uno da remoto». E così programmarne l'accensione e lo spegnimento in base alle esigenze. Questo ha un riflesso immediato sul fronte del risparmio energetico (intorno al 30% secondo i calcoli di Raffaelli) ma soprattutto su quello della manutenzione. «Ogni palo della luce - spiega il ricercatore - ha un sistema che, in caso di guasti, individua immediatamente il danno, suggerendo in tempo reale l'intervento alla centrale e, via sms, al tecnico incaricato delle riparazioni. Abbiamo calcolato che questo possa abbattere del 45% i normali costi di manutenzione». E non è tutto. La ragnatela di cavi elettrici che collegano i pali della luce funziona come una rete informatica, che trasmette dati a una velocità di 55 megabyte al secondo. «Questo significa che ai pali è possibile attaccare un'antenna wireless, installare un impianto di videosorveglianza, oppure un sistema di cartellonistica elettronico» spiega Vincenzo Raffaelli.

    Un'investimento ammortizzabile in pochi anni
    «Per questo impianto abbiamo speso un milione e 600mila euro - spiega Paola Marani, sindaco di San Giovanni in Persiceto - e solo nel primo anno abbiamo risparmiato 200mila euro. Prevediamo di ammortizzare il costo dell'acquisto nei prossimi anni». E poi sarà tutto grasso che cola nelle casse dell'amministrazione. L'esempio di gestione vistruosa delle risorse pubbliche è stato seguito da altri quattro comuni, che il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta ha voluto premiare al Forum della pubblica amministrazione 2009.

    12 Mai

    LA TELEVISIONE DEL “GRANDE FRATELLO” E LA STRUTTURA DELTA

    Il direttore di Repubblica, Ezio Mauro, in un editoriale rivela come un’intricata rete di uomini dietro al sistema televisivo di Rai e Mediaset, nota col nome di Struttura Delta, controlli il palinsesto e l’informazione italiana.  E’ quanto emerge da un’indagine della magistratura sul fallimento dell’Hdc, la holding di Luigi Crespi, l’ex sondaggista di Berlusconi.

    Ma “il grande fratello” non smette mai di sorprenderci. Un brevetto americano è stato registrato con il seguente titolo: “Manipolazione del sistema nervoso attraverso i campi elettromagnetici di un monitor”. Il documento illustra dettagliatamente, con schemi e formule, come installare un sistema elettronico nella televisione o modificare il flusso d’onda per controllare le persone.

    Nel documento si legge:

    “E’ possibile manipolare il sistema nervoso di un soggetto tramite immagini che pulsano visualizzate su un vicino computer o una televisione”.

    “L’immagine pulsante può essere inserita in programmi informatici, o può essere trasportata tramite la modulazione di un flusso video, sia come segnale in radiofrequenza che come segnale video”.

    “Per certi monitor, il campo elettromagnetico pulsante capace di eccitare la risonanza sensoriale in soggetti vicini può essere generata anche se l’immagine visualizzata pulsa con un’intensità SUBLIMINALE”.

    Allucinante...

    Per un grado in più...lo Stato dichiara una magnitude minore. Perchè? 5/11/2009 6:26:05 PM
    Emilia Urso Anfuso Tam tam
    Un mese e qualche giorno. E’ bastato un periodo così breve a far calare l’Abruzzo e le zone devastate dal sisma in un ricordo da relegare nell’oscurità di notizie rese prioritarie rispetto alla necessità di aggrapparsi alla speranza di una reale e veloce ricostruzione. Si parla del Papa in Terra Santa a reti unificate. Di Berlusconi marito e poco Premier. Di PIL e contro PIL, che all’atto pratico non cambia le sorti economiche del Paese. Si parla. Di Nulla. Di quel grande Nulla tanto utilizzato quando le vicende che questo Nulla copre, sono serie, esasperanti, tragiche. Ma la gente è stanca. Tutta o quasi. Di fare i salti mortali per dribblare gli ostacoli di una esistenza resa rovente da una Società cui sembra non appartenere più. Di notizie che non trovano traguardi: rimangono sospese, come le parole gettate al vento, pronte ad essere sostituite da nuove parole. E così avanti, a sconvolgere una volta in più le realtà. L’Abruzzo sta già pagando, per la seconda volta.
     
    La prima, dopo un sisma annunciato, se non dalle macchine di Giampaolo Giuliani – peraltro ormai sparito da ogni cronaca – per quelle trecento scosse più o meno forti che avevano il dovere di allertare, non tanto la Regione quanto  gli organismi di sostegno e controllo. In primis, la dirigenza della Protezione Civile,c he invece, ha continuato a minimizzare. Trecento scosse che hanno percorso le fibre nervose dei cittadini giorno e notte. Fino all’ecatombe. La scossa che ha oscurato tutto. Storia e storie. Vite e futuro. Lavoro e famiglie.
     
    La scossa che forse molti, avevano timore di dover subire. Ma che non hanno trovato altra soluzione se non quella di non sapere quando sarebbe arrivata. Poi, tutto nella corsa folle. Verso uno sprazzo di salvezza, per i più fortunati. Verso l’avvio della macchina dei soccorsi. Verso il conteggio dei morti prima, dei salvi poi. Verso la creazione di tendopoli, fra polemiche – tante – rabbia (poco espressa) dignità, scambiata già per stupidità. Ed intorno a cittadini attoniti e carenti di ogni cosa, persa fra i frammenti di mura sbriciolate per calcoli edili al risparmio, il grande show del Potere, che trova degno palcoscenico fra i mali della gente che amministra. Sterile demagogia di strada, che si perde subito, in una manciata di giorni. Che se no la popolazione ci crede davvero alle promesse fatte. Eccoli ora, quei cittadini cui la natura irrequieta ha tolto tutto. In fila dal mattino alla sera per chiedere le piccole cose quotidiane.
     
    La colazione, un pasto caldo, una doccia. I giorni passano. Le cucine sfornano miseri pasti. La carne sparisce dalle tavole. Qualcuno comincia a lamentarsi. Pochi hanno la voglia di diffondere queste notizie. Che sono la realtà delle cose. Ma coinvolgono poco la Massa, affamata di nuove tragedie, e gossip e numeri. Quella setssa gente che è sorella e fratello di chi per mano di un evento particolare, ora non ha più gli stessi diritti. Messi da parte. Come extracomunitari cui si debba dare un poco di sostegno. Quel tozzo di pane tanto per non apparire animali. La gente vale poco ormai, sempre meno. E’ palese. Vale poco quando si tratta di dare un minimo fondamentale per vivere. Vale ancor meno, se la stessa gente diviene una serie di problemi da risolvere. Ricostruzioni. Stanziamenti. Nuovi paesi da trarre dalle rovine.
     
    Spiccano intanto, le immagini delle prime ricostruzioni: quelle alle Chiese. Che a quanto pare, con la scusa d’essere “patrimonio” di tutti” vanno recuperate per prime. Strano algoritmo fra carità e sopruso. Cala il silenzio nel frattempo, su eventi che alle prime ore dopo il sisma, facevano già gridare allo scandalo, come il crollo dell’ospedale S. Salvatore dell’Aquila, che si è scoperto essere, non solo non agibile ma persino non accatastato. Un fantasma per lo Stato. Un modo “pulito” per non esser coinvolti più di tanto. Le indagini iniziate. Che fine hanno fatto? Chi se ne cura? Cosa ne sta emergendo? Nulla. Non si deve sapere. Silenzio.

     
    Intanto, inizia a girare una informazione. Fra le onde del Web. Un tam tam spontaneo quasi. Poche le testate che ne parlano. A quanto sembra, la magnitudo del sisma più forte, quello della notte del 6 Aprile alle 03:32 non sarebbe del 5.6 della scala Richter, bensi di magnitudo 6.5 cosi come comunicò sia l’Istituto di Geofisica e Vulcanologia Italiano ed anche – sembra dopo poche ore dall’evento - l’USGS (l’Agenzia Geologica Federale del Governo USA). Una bella disparità di dati. Che oggi, avrebbero ben poca importanza, a morti avvenute e paesi e città distrutte. Ma che d’improvviso diventa un dato sconcertante, tanto quanto l’arresto troppo veloce dell’attenzione sulla Regione Abruzzo.
     
    Si scopre infatti che, nel caso in cui un sisma superi una magnitudo del grado 6.0 della scala Richter, il risarcimento per far fronte alla ricostruzione sarebbe pari al 100%. Al di sotto di questo grado, gli stanziamenti sono notevolmente più bassi. Ma dal Governo, continuano a diffondere un dato che a quanto pare, non corrisponde a realtà. Il dubbio atroce che i dati siano stati contraffatti, non può non nascere. Lo stesso Ingegner Maurizio Floris dell’I.G.V.I., dichiara che «i dati sull’entità del sisma sono stati cambiati, penso volutamente e con raziocinio, per evitare il risarcimento del 100% che sarebbe stato dovuto in caso di sisma maggiore di 6 gradi Richter.” Una dichiarazione che arriva come un pugno nello stomaco. Che rimescola il sangue. Fa urlare di rabbia. Di fronte ai soldi, una volta in più, il genere Umano non conta. Di fronte al denaro, nessuno ha più diritto di esistere. Se non quel gruppicolo di persone che lo stesso genere Umano annientato, continua a supportare col proprio voto, la stima e la fiducia. Di fronte a questi scandali negli scandali, furberie contro la popolazione, pressioni che divengono insostenibili, è necessario aprire bene gli occhi. E dire NO. Un No corale. Netto. Diretto e continuativo. Perché di tempo, ce n’è sempre meno per arrivare al traguardo di una Vita degna d’esser chiamata tale

    Varie inizative per abolire la plastica...

    Vivere senza plastica? Non proprio, almeno in Italia

    Il 2009 doveva essere l’ultimo anno di vita dei sacchetti di plastica, prima della messa al bando. Niente sembra muoversi e allora i comuni fanno da sé. Vivere senza plastica è possibile? Sembrerebbe di sì. Storie di piccoli e grandi cambiamenti di abitudini

    Vivere senza plastica? Non proprio, almeno in Italia

    Vivere senza plastica è possibile?
    A guardarsi intorno verrebbe quasi da rispondere con un no. Basta dare un’occhiata alla propria scrivania. Soltanto tra computer, cellulari e penne biro c’è una quantità di plastica davvero impressionante.

    C’è chi ha fatto un tentativo: la giornalista della BBC Christine Jeavans per un mese ha raccontato sul suo blog com’è vivere senza utilizzare prodotti di plastica nel nostro mondo. Un’impresa quasi impossibile.

    Ma c’è chi ha voluto fare di più: un anno intero senza plastica.

    E’ la storia che racconta il documentario Recipes for Disaster, come ci dice Ecoblog:

    Questo documentario appartiene, come Garbage, alla serie come scegliere una stile di vita sostenibile e sperimentarlo nalla propria famiglia. Per un anno, la famiglia Webster sceglie di vivere eliminando la dipendenza dal petrolio e da tutti i suoi derivati, per una scelta consapevole nei confronti del pianeta. La vita borghese di periferia della famiglia finlandese si trasforma in una battaglia quotidiana all’insegna dello humor e dell’allegria di chi, da un giorno all’altro, si trova ad eliminare tutti gli oggetti di plastica dalla propria casa e dalla propria vita.

     

    Senza bisogno di imbarcarsi in imprese altrettanto titaniche, modificare le piccole abitudini di tutti i giorni può fare la differenza, come tenere in borsa una shopper di tela anziché utilizzare le buste di plastica, come fa ad esempio Moviem@tica:

    Ho sempre con me una shopper di stoffa [nera, molto cooooool] ripiegata in borsa.

    Quando entro in qualche negozio o se non resisto alla tentazione e compro qualcosa in un mercatino, estraggo semplicemente dalla borsa la shopper ed è perfetta per qualunque tipo di acquisto.

    La frase ricorrente dovunque è sempre: Niente busta, grazie. Il lato ecologico della faccenda è che non contribuisci a disseminare in giro plastica inutile semplicemente servendoti di shopper e buste riutilizzabili, il lato sociologico (e italiota) della faccenda è che i negozianti, invece di essere contenti o stimolati a porsi delle domande, ti guardano straniti come se fossi un extraterrestre.

    E invece sì, è assolutamente possibile vivere senza sacchetti di plastica. Senza circondarsi di infiniti sacchetti di plastica quando si va al supermercato, in farmacia [dove oltretutto i sacchetti sono microscopici quindi praticamente inutili per qualunque altro utilizzo], in libreria, al mercato, a fare qualche commissione, etc.

    Proprio su questo fronte, mentre il resto del mondo incentiva la scelta di materiali alternativi come le bioplastiche e il materbi, in Italia non si fanno passi in avanti, anzi si torna indietro, come ironizza amaramente Giann.net:

    VENDERA’ cara la sua pellaccia di polietilene. Non lasciamoci ingannare da quel suo aspetto flaccido e spiegazzato: lo shopper è un vero duro. Condannato ufficialmente a morte per crimine ecologico continuato ed aggravato. Fissata la data dell’esecuzione: 31 dicembre 2009, fra meno di otto mesi. Ma lui se ne fa un baffo. Statene certi: la scamperà anche stavolta, e il primo giorno di apertura dei supermercati del 2010 lo troverete quasi ovunque ancora vivo, lì alle casse, sbruffone e servizievole, comodo e prepotente.
    Il sacchetto di plastica non ha affatto i giorni contati. Solita storia all’italiana: annuncio, clamore, dibattito, reazioni, poi niente. Sembrava tutto già deciso con un comma (il numero 1130) della Finanziaria 2007, la prima dell’ultimo governo Prodi, che prevedeva di “giungere dal definitivo divieto, a decorrere dal 1° gennaio 2010, della commercializzazione di sacchi non biodegradabili per l’asporto di merci”, rispettando la scadenza suggerita dalla direttiva comunitaria EN 13432. Brindisi tra gli ambientalisti, cruccio dei produttori, tutto inutile: la norma c’è ma non c’è, visto che i decreti attuativi per definirne i modi (e soprattutto per sanzionare chi non rispetterà il “definitivo divieto”) non sono mai stati emanati.

    Per ovviare all’immobilità in ambito nazionale su questo tema si sono attrezzati i sindaci. Sono sempre di più infatti i primi cittadini che propongono iniziative per bandire i sacchetti di plastica inquinante dal proprio Comune. Un esempio è Castellammare di Stabia, in cui l’esperimento è attivo da marzo, come leggiamo su Stabianews:

    Spesa alimentare e altri acquisti non potranno più finire nelle classiche shopper di materiale non biodegradabile, ma esclusivamente in sacchetti di carta o mater bi. Il sindaco Salvatore Vozza ha firmato un’ordinanza che vieta a tutti i negozi e bar di distribuire le buste di plastica. I commercianti avranno tutto il tempo per organizzarsi per questa novità visto che l’ordinanza sarà esecutiva a partire dal primo marzo 2009.

    “I sacchetti di plastica sono causa di inquinamento ambientale, essendo non biodegradabili- sottolinea l’assessore all’Ambiente Raffaele Longobardi- Costituiscono un problema per la raccolta differenziata, infatti troppo spesso nella zona dove la raccolta avviene con i cassonetti la frazione organica presenta impurità, dovuta proprio a questi sacchetti di plastica. Abolendo la loro distribuzione su tutto il territorio cittadino, potremo raggiungere risultati ancora più significativi.

    L’Associazione Comuni Virtuosi ha anche lanciato una campagna si sensibilizzazione, Portalasporta.it. Ci racconta La Gramigna:

    Questa campagna promossa dall’Associazione Comuni Virtuosi, con il patrocinio del WWF, è una campagna totalmente propositiva che vuole dimostrare come sia facile modificare stili di vita errati semplicemente diventandone completamente coscienti ed attuando semplici accorgimenti per poterli prevenire.
    Stiamo parlando dell’uso o meglio dell’abuso della busta di plastica che è l’oggetto che più abbonda nelle nostre case (provate a contarle…), che riveste e trasporta ogni nostro acquisto, un oggetto usato per pochi minuti, ma che può durare anche 100 anni.
    Spesso ci viene dato “gratuitamente”, ma il costo è nascosto in un pesante pedaggio che tutti paghiamo; in un inutile spreco di risorse energetiche non rinnovabili (deriva dal petrolio), ma soprattutto in termini di danno ambientale.
    Purtroppo i sacchetti vengono spesso incivilmente abbandonati o finiscono comunque nell’ambiente per opera di agenti naturali come acqua e vento, intasando scarichi con conseguenti allagamenti e attraverso corsi d’acqua raggiungono mari e oceani.
    Qui avvengono i maggiori danni poiché i sacchetti agiscono come serial killer per la fauna marina e per gli uccelli che vi rimangono imprigionati.
    La plastica dopo la morte dell’animale torna libera di uccidere ancora e dopo un lentissimo processo di foto degradazione di centinaia di anni si scompone in particelle tossiche sempre più piccole che è dimostrato siano già entrate nella catena alimentare dell’uomo.

    Non solo i comuni, anche la grande distribuzione si attrezza per l’abbandono della plastica, come Auchan, su Bio è Glamour:

    L’avevano annunciato da tempo, ora, con sei mesi d’anticipo rispetto ai termini di legge, la multinazionale ha già iniziato a mettere in pensione i sacchetti di plastica.
    Auchan ha infatti inaugurato il primo ipermercato sul territorio nazionale che bandisce il sacchetto di polietilene. Si tratta dell’ipermercato di Antegnate nella provincia di Bergamo (all’interno dell’Antegnate Shopping Center).Al posto del sacchetto di plastica il consumatore troverà quattro alternative attente all’ambiente, ovvero i sacchetti ottenuti dal mais, quelli fatti in cartone, in carta e infine in cabas.

    La situazione italiana risulta ancora più incredibile se si pensa che altrove è proprio l’industria dei sacchetti di plastica a investire in materiali più sostenibili. Ci spiega Ecologiae:

    L’American Chemistry Council (ACC) ha posto come obiettivo che i sacchetti di plastica del futuro dovranno essere prodotti con il 40% del materiale potenzialmente riciclabile entro il 2015. Per quella data si prevede di ridurre i rifiuti per un ammontare di circa 300 milioni di dollari (circa 220 milioni di euro) all’anno. L’obiettivo richiederà due punti primari, i quali dovranno soddisfare le seguenti condizioni:

    1. Il processo di produzione dovrà essere rivisto, e per questo l’industria del sacchetto di plastica sta cercando di investire 50 milioni di dollari per questo scopo

    Qui in Italia, invece, mentre attendiamo che cambi la legge, proviamo a cambiare le nostre abitudini.

     

    11 Mai

    Sconcertante!!!!

     
    08 Mai

    Un nuovo pianeta...

    Alcuni degli astronomi terrestri sono da anni alla ricerca di pianeti di tipo terrestre sparsi nell'universo. Nel corso di questa ricerca, un gruppo di ricercatori britannici hanno comunicato la scoperta del più piccolo esopianeta di tipo terrestre orbitante intorno alla stella nota come Gliese 581. Hanno inoltre scoperto che un pianeta lì vicino, Gliese 581 d, ossercato per la prima volta nel 2007, si trova nella tanto cercata zona abitabile. Gli astronomi ritengono inoltre che 581 d possa avere un oceano liquido sulla sua suoperficie, fatto questo definito straordinario.
    Secondo i calcoli astronomici, 581 e, questo il nome assegnato al pianeta appena scoperto, si trova a circa 20,5 anni luce dalla Terra e che è circa 1,9 volte più grande del nostro pianeta: ciò lo rende il più piccolo esopianeta finora scoperto! 581 e, comunque, è stato individuato utilizzando HARPS, uno spettrometro di alta precisione installato all'osservatorio di La Silla in Cile nel 2003 con il compito di osservare il cielo. Il nuovo pianeta, inoltre, sembra orbitare molto vicino alla sua stella, con un periodo di rotazione di 3 giorni: ciò dovrebbe rendere la sua superficie estremamente calda e quindi inospitale alla vita, o almeno a quella a noi nota.
    581 d, invece, sembra non solo in grado di ospitare la vita, ma possedere anche un'ampio oceano liquido: quest'ultimo pianeta risulta circa 7,7 volte più grande della Terra e all'inizio gli astronomi pensavano che fosse troppo freddo per avere acqua sulla sua superficie.

    SONO CONTENTA DELLA SCOPERTA...SE FOSSE VERO...I NOSTRI FIGLI/NIPOTI AVREBBERO UN POSTO DOVE SCAPPARE..VISTO KE QUESTO PIANETA LO STIAMO DISTRUGGENDO...E SE NON FACCIAMO UNA INVERSIONE DI TENDENZA AL PIU' PRESTO....SARA' TROPPO TARDI PER RECUPERARE...SEMPRE CHE...NON SIA GIA'....TROPPO TARDI...
    07 Mai

    QUELLO CHE LE DONNE DEVONO SAPERE PER EVITARE UN TENTATIVO DI STUPRO

    E' una ricerca compiuta dalla polizia spagnola...ma credo ke anke a noi donne italiane possa essere d'aiuto...

    Un gruppo di violentatori in prigione è stato intervistato per sapere ciò che cercano in una potenziale vittima. Ecco qui alcuni elementi interessanti:

    1) La prima cosa che i violentatori notano in una potenziale vittima è la pettinatura. E’ più probabile che attacchino una donna con una pettinatura tipo coda di cavallo, trecce o qualunque altra pettinatura che si possa strattonare facilmente. E’ probabile anche che attacchino donne con i capelli lunghi. Donne con i capelli corti non sono vittime usuali.

    2) La seconda cosa che essi notano è l’abbigliamento. Osservano le donne che vestono abiti che si possano togliere o eliminare rapidamente. E’ solito anche che attacchino donne che parlano al telefono o che stanno facendo altre cose mentre camminano: questo indica che sono disattente e disarmate e possono essere facilmente attaccate.

    3) Le ore del giorno in cui i violentatori attaccano maggiormente le donne sono la prima mattina, tra le 5:00 e le 8:30, e dopo le 22:30

    4) Questi uomino aggrediscono in luoghi grazie ai quali possono portare la donna rapidamente in altri spazi dove non si debbano preoccupare di essere visti o arrestati. Se Lei tenta qualunque reazione e lotta, i violentatori solitamente desistono approssimativamente in due minuti: credono che non ne valga la pena, che è una perdita di tempo.

    5) Hanno dichiarato che non attaccano donne che portino con loro ombrelli o altri oggetti che possano essere usati come arma a una certa distanza (le chiavi non li intimidiscono perchè per essere usate come armi, la vittima deve far avvicinare molto l’aggressore).

    6) Donna, se qualcuno ti seguisse in una strada, vicolo o garage, o se stessi con qualcuno con fare sospetto in un ascensore o in una scala, guardalo direttamente in faccia e chiedigli qualcosa, tipo “Che ore sono?" Se fosse un violentatore, avrà paura di essere successivamente identificato e perderá l’interesse di averti come vittima. L’idea è convincerlo che non vale la pena scegliere te.

    7) Se qualcuno si presenta improvvisamente e ti afferra, grida! La maggior parte dei violentatori ha detto che lascerebbe andare una donna che grida o che non avesse paura di lottare con lui. Ripeto: Essi cercano la VITTIMA FACILE. Se gridi, potrai mantenerlo a distanza ed è probabile che scappi.

    8) Stai sempre attenta a quello che succede dietro di te. Nel caso in cui percepisci qualsiasi comportamento strano, non lo ignorare. Segui il tuo istinto. E’ meglio scoprire che ti sei sbagliata e prenderti solo paura al momento, ma hai la certezza che sarebbe stato molto peggio se il soggetto ti avesse attaccato realmente.
     
    9) In qualunque situazione di pericolo, nel caso in cui tu debba gridare, grida sempre “AL FUOCO! AL FUOCO!" e molte persone arriveranno (curiosi). Nel caso in cui gridassi AIUTO!, la maggior parte delle persone si asterrebbero per paura.



    Cuerpo Nacional de PoliciaEspaña

    IL CODEX ALIMENTARIUS

    un inquietante progetto in campo alimentare
    di FrancoLibero Manco

    Il Codex Alimnetarius entrerà in vigore il 31 dicembre del 2009 e potrebbe essere il più grande disastro per la salute umana: determinerà gli standard di sicurezza alimentare e le regole in più di 160 paesi del mondo, cioè per il 97% della popolazione mondiale.

    La Commessione di Commercio Codex Alimentarius (che nel 1994 dichiarò le tossine come nutrienti) è attualmente finanziata e condotta dall'OMS (che appartiene all'ONU) e dalla FAO.
    Un insieme di standard internazionali aventi come scopo la protezione della 'salute' dei consumatori, attraverso pratiche nel commercio per: preparati alimentari, semipreparati, crudi, l'igiene degli alimenti, gli additivi, i pesticidi, i fattori di contaminazione, l’etichettatur a, i metodi di analisi.

    Lo scopo recondito è di mettere fuori legge ogni metodo alternativo nel campo della salute, come le terapie naturiste, l'uso di integratori alimentari, di vitamine e di tutto ciò che potrebbe essere un potenziale concorrente per l'industria chimico-farmaceutic a.

    La lobby della chimica farmaceutica è nata da un'associazione condotta da Rockfeller e dall'IGFarben della Germania nazista. L'IGFarben fin dal 1932 fornì ad Hitler un finanziamento di 400.000 marchi senza il quale il secondo conflitto mondiale non avrebbe potuto avere luogo e nel 1941 costruì ad Auschwitz la più grande industria chimica del mondo approfittando della mano d’opera dei campi di concentramento. Nel processo di Noriberga i responsabili della IGFarben furono dichiarati colpevoli di genocidio, di schiavitù ed altri crimini. Però un anno dopo la condanna, nel 1952, tutti i responsabili furono liberati con l’aiuto di Nelsen Rockfeller (che a quei tempi era ministro degli affari esteri in USA) e s’infiltrarono nell'economia tedesca.

    Fino dagli anni 70 il consiglio direttivo della società BASF, BAYER e HOECHST era costituito da membri del partito nazista che, a partire dal 1959, finanziavano il giovane Helmut Kohl. In pratica l'organizzazione nazista associata a Rockfeller ha costituito il mercato farmaceutico del pianeta.
    L'alleanza della IGFarben si è poi tramandata sotto un altro nome: 'Associazione per l'industria chimica' che nel 1955 è stata raggruppata nel CODEX ALIMENTARIUS il cui spirito è la soppressione delle innovazioni scientifiche indipendenti degli ultimi 50 anni usando ogni mezzo per mantenere il suo posto sul mercato in riferimento al cancro, all'AIDS, alle malattie cardiovascolari ecc.

    Un gran numero di partiti politici europei, di sinistra e di destra, sono stati finanziati da questa industria per assicurarsi una legislazione favorevole all'industria farmaceutica. Per influenzare i legislatori, condizionare gli organismi di controllo, manipolare le ricerche in campo medico ed educativo, solo nel 1961 le industrie farmaceutiche hanno fatto donazioni alle grandi università degli USA: 8 milioni di dollari ad Harvard, 8 milioni di dollari a Yale, 10 milioni di dollari a Jonh Hopkins, 1 milione di dollari a Standford, 1,7 milioni di dollari a Columbia di New York.

    L'informazione dei medici è interamente finanziata dalle compagnie, che nascondono con attenzione un gran numero di effetti secondari pericolosi e perfino mortali dei farmaci. Vale la pena ricordare che ogni anno solo nel Nord America muoiono 800.000 persone a causa delle medicine allopatiche. Il 13 marzo 2002 gli europarlamentari adottarono leggi a favore dell’industria farmaceutica secondo le disposizioni fissate del Codex Alimentarius, finalizzate ad elaborare una documentazione coercitiva per tutte le terapie naturiste e gli integratori alimentari. Ma nonostante 438 milioni di petizioni inviate al Parlamento Europeo le direttive del Codex sono state adottate.
    Il dr. Rath Matthias, uno specialista tedesco per l'uso di trattamenti naturisti, nel 2003 ha consegnato alla Corte Internazionale di Giustizia un atto di accusa per crimini contro l’umanità . Matthias afferma: 'Il vero scopo dell'industria farmaceutica mondiale è di guadagnare soldi grazie alle malattie croniche e di non preoccuparsi di prevenire o sradicare queste malattie. L'industria farmaceutica ha un interesse finanziario finalizzato alla diffusione di queste malattie, per assicurarsi il mantenimento o addirittura l'aumento dei prezzi dei medicinali. Per questo motivo i farmaci sono fatti per eliminare i sintomi e non per trattare le vere cause delle malattie… le compagnie farmaceutiche sono responsabili di un genocidio permanente e diffuso, in quanto uccidono in questo modo milioni di persone'.
    A partire dal 2005 le direttive applicate mirano a:
    - eliminare ogni supplemento alimentare naturale che sarà sostituito con 28 prodotti di sintesi disponibili solo in farmacia: tutto ciò che non è nella lista del Codex è considerato illegale;
    - le medicine naturiste, come l’agopuntura la medicina energetica, ayurvedica, tibetana ecc. saranno progressivamente vietate;
    - l'agricoltura e l'allevamento di animali saranno regolate dall’industria chimico-farmaceutic a che vieta per principio l’agricoltura biologica. Questo significa che ogni mucca da latte sarà trattata con l'ormone bovino della crescita (ricombinato geneticamente) prodotto dalla Monsanto. Inoltre. Ogni animale del pianeta usato a fini nutrizionali dovrà essere trattato con antibiotici ed ormoni della crescita. Le regole del Codex permettono che gli alimenti contenti OGM non debbano più essere etichettati come tali. Non solo. Nel 2001 il Codex Alimentaris reintegra 7 delle 12 sostanze chimiche (note per essere causa di cancro) vietate unanimemente da 176 nazioni.
    - l'alimentazione umana dovrà essere irradiata con Cobalto i cui livelli saranno maggiori di quelli permessi in precedenza.
    05 Mai

    Lei....il mitooooo!!!!!!!!!

     

    Appello

    Su richiesta di una cara amica pubblico per intero l'appello ke segue....
     
    LA CASA DI CURA ''SAN VINCENZO''

    Centro di riabilitazione, assistenza e recupero dei disabili

    La casa di cura “San Vincenzo”, con sede in Villaricca, nasce dalla trasformazione in o.n.l.u.s. dell’Associazione familiari subnormali e minorati psichici s.c.a.r.l., cui aveva dato vita, nel 1972, un gruppo di familiari di soggetti disabili, con finalità d’assistenza, recupero e riabilitazione dei medesimi, assicurando in autogestione le prestazioni loro necessarie.
    Proprio in quanto o.n.l.u.s., l’associazione non ha scopo di lucro; gli aspetti qualificanti del suo statuto sono costituiti dalla rinuncia preventiva a quote patrimoniali in caso di recesso da parte d’associati, dall’obbligo degli stessi di prestare, ove occorra, il proprio lavoro gratuitamente, con spirito volontaristico, e dall’ulteriore obbligo di contribuzione mensile, per il miglioramento dei servizi e delle attrezzature.
    Per il perseguimento delle proprie finalità, poi, l’associazione promuove, anche con il concorso d’altri enti o istituzioni, iniziative socioculturali a favore di disabili e anziani e attività di formazione e aggiornamento per il personale addetto all'assistenza e/o al recupero dei predetti, compreso quello volontario, organizzando seminari, convegni e conferenze, anche a livello regionale e nazionale. Il centro di recupero è retto da una équipe direzionale; i programmi di recupero e/o riabilitazione sono definiti e coordinati da un’équipe multidisciplinare neuropsichiatrica, di concerto con l’a.s.l. competente territorialmente, che s’avvale, per la loro attuazione, di medici specialisti e di personale specializzato (fisioterapisti, logopedisti, psicomotricisti, animatori, educatori, ecc.), oltre che di volontari ed obiettori di coscienza.
    La struttura, nella quale opera anche un servizio medico permanente interno, è accreditata, altresì, con il s.s.n. per il ricovero, il semiricovero e le attività ambulatoriali per la logopedia, la psicomotricità, la psicoterapia individuale e familiare, la fisiocinesiterapia e svolge pure attività domiciliare per la fisioterapia e la logopedia; essa è, inoltre, sede di tirocinio per studenti universitari.
    Le strutture, delle quali l’istituzione è dotata nella propria sede, ammodernata ancora di recente, constano della palestra, dei locali per fkt., logopedia, psicomotricità, idromassaggio, terapia occupazionale (ceramica, legno, ferro, animazione ecc.), della cucina e relativa dispensa, dell’ambulatorio medico, degli uffici, della sala polifunzionale, del giardino e d’ampi terrazzi, il tutto modernamente attrezzato e perfettamente idoneo.
    Lo svolgimento di tali attività comporta un'enorme incidenza economica sicuramente eccedente il volume delle quote corrisposte dagli associati. E' possibile contribuire al mantenimento della struttura, destinandole il 5 per mille del reddito dichiarato ai fini dell’Irpef., mediante l’indicazione, nell’apposito spazio della relativa dichiarazione, del codice fiscale, corrispondente al numero 01304760638, accompagnata dalla propria sottoscrizione.

    Sperando che molti accolgano questo sentito ed accorato appello