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    26 Juni

    Tigem, ecco lo «spazzino» contro i veleni che provocano Alzheimer e Parkinson

    Per dire ke Napoli non è solo Camorra e Monnezza!!!!!

    Eccezionale scoperta dei ricercatori dell'Istituto Telethon di Napoli: i primi trial sull'uomo entro 3-5 anni

    Andrea Ballabio e Susanna Agnelli che fu, fino alla morte, grande sostenitrice del Tigem di Napoli

    Andrea Ballabio e Susanna Agnelli che fu, fino alla morte, grande sostenitrice del Tigem di Napoli

    NAPOLI - Dagli scienziati del Tigem di Napoli un'eccezionale scoperta che apre la strada alla cura di malattie neurodegenerative come Alzheimer, Parkinson e Corea di Huntington. I ricercatori guidati da Andrea Ballabio hanno individuato il sistema che regola lo smaltimento dei rifiuti delle cellule. Una sorta di «spazzino» che, opportunamente stimolato, può eliminare molecole tossiche responsabili di gravi patologie neurodegenerative. Nel loro studio, pubblicato su «Science» e presentato a Roma dagli autori in videocollegamento da Napoli, i ricercatori dell'Istituto Telethon di genetica e medicina dimostrano per la prima volta al mondo che dietro il sistema di smaltimento dei rifiuti cellulari esiste una «cabina di regia». Questo pone le basi per nuovi approcci terapeutici, assicurano gli studiosi. «Grazie alla bioinformatica abbiamo identificato un nuovo meccanismo biologico, finora insospettato, che apre la strada a una terapia polivalente contro le malattie neurodegenerative. Il nostro lavoro va avanti - assicura da Napoli Ballabio, orgoglioso della ricerca e del team di giovani cervelli con cui ha lavorato - con risultati molto promettenti. E se tutto andrà bene i primi trial sull'uomo potranno iniziare fra 3-5 anni».

    TERMOVALIZZATORE NEL CORPO - Lo smaltimento dei rifiuti cellulare avviene grazie ai lisosomi, organelli presenti in ogni cellula che lavorano «come termovalorizzatori - spiega con un sorriso il genetista - trasformando in sostanze innocue tutti i prodotti tossici del metabolismo». Per farlo sono dotati di una squadra di enzimi, ma basta che uno sia difettoso per scatenare una cinquantina di malattie da accumulo lisosomiale (come glicogenesi e mucopolisaccaridosi). Il team napoletano, in collaborazione con Elena Cattaneo dell'Università degli Studi di Milano e Roman Polishchuck del Consorzio Mario Negri Sud, ha scoperto che l'attività dei lisosomi è controllata da una fitta rete di geni, che risponde a un gene-interruttore (TFEB), una sorta di direttore d'orchestra o «super-spazzino». «È capace da solo di potenziare l'attività di smaltimento come, appunto, un interruttore», dice Marco Sardiello, giovane ricercatore di Taranto e primo autore del lavoro. «Aumentando i livelli del TFEB abbiamo visto che aumenta non solo la produzione di lisosomi nella cellula, ma anche la degradazione delle sostanze tossiche». Questa prova è stata fatta con cellule contenenti la proteina tossica responsabile della Corea di Huntington, una gravissima malattia di origine genetica per la quale ora non esiste cura. Ebbene, grazie al super-spazzino il gruppo di ricercatori ha visto che la proteina tossica veniva eliminata.

    VELENI NELLE CELLULE - Questa scoperta - ottenuta grazie a un finanziamento Telethon da 100 mila euro - apre dunque le porte a un nuovo approccio che potrebbe essere applicato a tutte le malattie legate a un accumulo di «veleni» nella cellula, fra cui anche il morbo di Parkinson, l'Alzheimer e altre demenze. «Siamo già al lavoro su due fronti paralleli - precisa Ballabio - Da una parte la verifica di questi risultati anche nei modelli animali, in particolare topolini geneticamente modificati, dall'altra la ricerca su larga scala di farmaci in grado di stimolare l'attività di TFEB. La nostra speranza è che, promuovendo l'attività degradativa della cellula, si riesca ad evitare l'accumulo di sostanze tossiche e prevenire le malattie neurodegenerative con un approccio di tipo farmacologico, quindi non invasivo».

    UN NUOVO CENTRO - I farmaci potrebbero essere già esistenti (e avere involontariamente proprio l'effetto necessario), o ancora da sintetizzare. Medicinali pensati per agire ai primi segni di una patologia «e bloccarne l'evoluzione. O anche - ipotizza il medico - destinati a prevenire la malattia nelle persone con una predisposizione genetica o una familiarità». Dopo gli studi in vitro, il team del Tigem punta a ricerche in vivo per esaminare l'effetto dell'interruttore genetico sui sintomi delle malattie neurodegenerative nel mirino, e verificare l'assenza di effetti collaterali. «La strada è ancora lunga, ma i dati che abbiamo in mano sono promettenti. Per passare dalla ricerca di base a quella traslazionale servono però strutture ad hoc. E a questo sarà dedicato il nuovo centro "Biology for Medicine", che sorgerà a Napoli e per il quale attendiamo il finanziamento promesso di 60 milioni di euro dalla Regione Campania. Sembra che la disponibilità di fondi ci sia, e noi - conclude il genetista - siamo fiduciosi».

    22 Juni

    Un frigorifero senza elettricità!

    Questa è un’invenzione (premiata ai Rolex Award) che potrebbe tornarvi molto utile!
    Il Sig. Mohammed Bah Abba’s ha avuto un’idea geniale e semplice che ci permetterà di tenere al fresco i cibi senza l’uso del frigorifero. Basta avere due contenitori e un po’ di sabbia e degli strofinacci e il gioco è fatto.
     Come vedete nelle immagini bisogna mettere il contenitore più piccolo in quello più grande e riempire lo spazio fra i due contenitori con della sabbia bagnata. A questo punto dovrete ricoprire il tutto con degli strofinacci umidi e mettere nel contenitore più piccolo i cibi o le bevande che volete tenere al fresco. Quando l’acqua evapora si porta con sè il calore lasciando fresco l’interno.
    L’invenzione può cambiare la vita di molte popolazioni povere e può tornare utilissima anche a noi ad esempio sia quando siamo in campeggio sia quando siamo sulla spiaggia e vogliamo tenere al fresco le bibite!

    16 Juni

    Un'altra...lettera dall'Abruzzo...di Pina Lauria...

    Pina Lauria, è una donna che risiede a L'Aquila, che ha mandato una lettera a un giornale online dalla quale si evince tutto il dramma della popolazione colpita dal sisma.
    Il tono della missiva è straziante, come può essere solo l'appello disperato di una madre che ha avuto la sfortuna di trovarsi nel posto e nel momento sbagliati; ma a far ribollire il sangue sono le verità nascoste che vengono fuori, e la mania persecutoria di questo governo che, già da un pezzo, ha superato la linea di confine della tolleranza democratica.

    eccola per intero....
     
    Cara Redazione,
    sono Pina Lauria e sono residente a L’Aquila; attualmente “abito” presso la tendopoli ITALTEL 1, perché alla mia casa, che devo ancora finire di pagare, è stata assegnata la lettera E, che in questo drammatico alfabeto significa “danni gravissimi”.
    Scrivo per illustrarvi alcune considerazioni, di carattere generale e, più in particolare, relative alla qualità della vita nei campi.
    Intanto, evidenzio la grande confusione che c’è nella città: a quasi due mesi dal terremoto, viviamo ancora uno stato di emergenza. Uno dei grandi nemici di questi giorni, e dei prossimi, è il caldo: arriveranno i condizionatori ma risolveranno ben poco perché, come sicuramente sapete, il condizionatore funziona in una casa, con le pareti di cemento e con le finestre chiuse, non in una tenda, dove il sole batte a picco e da dove si esce e si entra….inoltre, la tenda non è che si chiude ermeticamente!
    Allora, il problema vero è questa lunga permanenza nella tendopoli alla quale saremo costretti fino ai primi di novembre. E’ assurdo ed inconcepibile che, per saltare una “fase”, come ha detto il Presidente del Consiglio, bisogna aspettare circa sette mesi per avere una casa, comunque sia. E a novembre, se le cifre rimangono quelle dette dal Governo e dalla Protezione Civile, saranno soltanto 13 mila i cittadini aquilani che potranno lasciare le tende. Su questo vorrei chiarire che si sta assistendo ad un balletto delle cifre che nasconde una amara verità. Mi spiego. Queste cifre si riferiscono alle verifiche finora effettuate ed alle risultanze avute. Si sta ragionando in questi termini: se su un tot di case verificate, è risultata una agibilità pari al 53%, e mantenendo questo trend, allora le case inagibili saranno all’incirca 5.000 per 13 mila persone.
    L’agibilità è stata dichiarata per le abitazioni dei paesi vicini a L’Aquila; i quartieri nelle immediate vicinanze del centro storico, a ridosso delle mura (Sant’Anza (il quartiere dove abito), Valle Pretara, Santa Barbara, Pettino, tutti molto popolosi, hanno le case inagibili.
    Inoltre, bisogna considerare che il centro storico ancora non viene sottoposto ad alcun tipo di verifica perché, a tutt’oggi, è zona rossa.
    Nel centro storico risiedono circa 12 mila cittadini, senza contare i domiciliati, soprattutto gli studenti fuori sede. Allora, a novembre dovrebbero avere la casa almeno 26.000 cittadini, facendo un calcolo al
    ribasso perché, considerando anche gli abitanti dei quartieri distrutti, gli immobili da recuperare con interventi molti consistenti e, quindi, con tempi necessariamente lunghi, sicuramente le abitazioni necessarie dovrebbero essere sull’ordine delle 45 mila persone.
    Questo è il futuro che ci aspetta e lo tengono nascosto! Ma il Presidente del Consiglio ha detto che, comunque, le tende sono già dotate di impianto di riscaldamento, e quel”già” mi ha molto inquietato.
    Non possiamo accettare di restare nelle tende fino a novembre, e sicuramente fino a marzo del 2010!
    Questo ragionamento lo stavo facendo alcuni giorni fa al campo: prima con alcune persone, poi si sono avvicinati altri ed eravamo diventati un bel gruppetto: dopo alcuni minuti dal formarsi dell’”assembramento non autorizzato”, sono arrivati i carabinieri, in servizio all’esterno del campo. Ho chiesto se ci fosse qualche problema. Mi hanno risposto che non c’era alcun problema, ma restavano anche loro ad ascoltare.
    Conclusione: dopo alcuni minuti, tutti ce ne siamo ritornati nelle tende.Racconto questo episodio, e ne posso citare tanti altri (ad alcuni componenti di vari comitati cittadini, che stavano raccogliendo le firme per il contributo del 100% per la ricostruzione o ristrutturazione della casa, è stato vietato l’accesso nei campi), per denunciare quello che definisco la sospensione dei diritti garantiti dalla nostra Costituzione: libertà di opinione, di parola, di movimento.
    Ora, posso comprendere, anche se non giustificare, un tale comportamento nel primo mese, che secondo me rappresenta la vera fase di emergenza, ma far passare tale logica antidemocratica per 7 mesi, ed anche di più, somiglia più ad un colpo di Stato che ad una “protezione civile”. Adesso mi trovo per qualche giorno a Bologna, presso mia figlia Mara che sta ultimando un dottorato in Diritto del Lavoro (senza borsa, perché l’Alma Mater non aveva i fondi a sufficienza per finanziare tutte e quattro i posti messi a bando: Mara si è posizionata terza, paga una tassa di iscrizione al dottorato di circa 600 euro l’anno e un affitto di 500 euro mensili, più le spese); proprio questa mattina ho dovuto chiamare il responsabile del mio campo perché la famiglia che abita con me mi ha informato che si stavano effettuando i controlli per assegnare il nuovo tesserino di residente al campo (ne possiedo già uno). Mi ha preso una tale agitazione tanto da sentirmi male: questa procedura che si ripete spesso nei campi, l’esibizione del documento e l’autorizzazione di accesso per gli “esterni”che ti vengono a fare visita, e magari sono i tuoi fratelli, sorelle, madri e padri che hanno trovato sistemazione in altri campi o luoghi, il fatto che adesso, nonostante avessi preventivato di stare un po’ di tempo con mia figlia, debba rientrare per avere di nuovo il tesserino, dietro presentazione di un documento di riconoscimento, anche se sono già tre volte che i responsabili del campo hanno annotato il numero della mia carta di identità, mi scuote in maniera incredibile. Ma la Protezione Civile mi deve proteggere in maniera civile o mi deve trattare come se fossi in un campo di concentramento? Il responsabile del mio campo, quando gli ho
    parlato questa mattina, mi ha detto che non c’era alcun problema, che potevo tornare quando volevo, riconsegnare il vecchio tesserino e prendere il nuovo, e comunque dovevo comunicare l’allontanamento dal campo, la prossima volta che ciò sarebbe accaduto. Mi chiedo: perché devo comunicare i miei spostamenti? La tenda, adesso, è la mia casa ed ho timore che lo sarà per molto tempo, almeno fino a novembre. Quale è la norma che mi impone di comunicare i miei spostamenti? Se mi si risponde che si è in presenza di una situazione di emergenza, e che tale situazione durerà mesi e mesi, allora siamo veramente in presenza di un pauroso abbassamento del livello di democrazia!
    Non sono “vaporosa”, non sono arrabbiata: sono esacerbata! Ritengo che la nostra città stia diventando non una città da ricostruire, ma una città “laboratorio”, in cui si vuole sperimentare il nuovo modello di società: privo di diritti, passivo, senza bisogni: quello che ti do è frutto della buona volontà dei volontari o dell’imperatore e lo prendi dicendo anche grazie! Mi rifiuto! E si rifiutano i cittadini aquilani! Sui nostri corpi, sulle nostre menti, sulle nostre coscienze, sulle nostre memorie nessuno ha il diritto di mettere le mani! Un’altra considerazione: le tende dell’emergenza sono tutte di otto posti, per poter accogliere, in tempi molto brevi dopo l’evento catastrofico, il maggior numero di persone. Di conseguenza, ci sono moltissime situazioni di promiscuità (la vivo io stessa, con un’altra famiglia che ha due bambini piccoli). Ritorno sempre alla considerazione di prima: una situazione di promiscuità può essere proposta ed accettata, a causa del disorientamento totale in cui ognuno si trova dopo un evento così terribile, per un mese, ma non per 7 o più mesi! In alcune tende sono insieme anche tre nuclei familiari! Mi chiedo: non si vogliono utilizzare i containers, ma allora il Presidente del Consiglio, che ha tante bellissime idee (sulle donne, sui giudici, sul Parlamento, sulla Costituzione) perché non pensa a far arrivare tende da quattro? O meglio, perché non riesce a garantire, da subito, una sistemazione dignitosa, senza costringermi ad andare sulla costa o in appartamenti situati nell’ambito della Regione Abruzzo, sicuramente non a L’Aquila, dove vi è la distruzione totale?
    Proprio ieri, un gruppo di psicologi ha affermato che tale situazione di promiscuità sta distruggendo le famiglie perché, a parte le discussioni che ci sono, dalle cose più grandi a quelle più piccole (pensate che si sta litigando anche per i condizionatori, quelli che li hanno, perché alcuni li vogliono accesi, i “coinquilini” li vogliono spenti; chi vuole guardare la televisione e chi vuole riposare), la mancanza di intimità e di momenti privati determina nervosismo e sensazione di annullamento di ogni sentimento, senza considerare che nei campi non esiste nessun momento di intimità, né nei bagni, né nelle docce, né a pranzo né a cena.
    Non posso restare in silenzio ed accettare passivamente: voglio essere protagonista della mia vita e della ricostruzione della mia città, e non voglio sentirmi come una partecipante del Grande Fratello! Non abbiamo intenzione, noi aquilani, di essere triturati dalla società
    dello spettacolo: alle menzogne mediatiche opporremo la nostra intelligenza, volontà e coraggio….e la nostra rabbia.
    L’Aquila è la mia, la nostra città e non è in vendita, per nessuno!
    Spero che questa mia lettera venga da voi presa in considerazione: sono forte, coraggiosa…come tutti voi e spero che possiate darmi voce.
    Vi ringrazio, di cuore…anche se spezzato!
    Ciao a tutti

    Scuola...a quando lo svekkiamento?? spazio ai giovanii!!!!

    Scuola - Ocse: In Italia gli insegnanti più vecchi, 52% è over 50  - Under 30 solo 3%, un quinto della media internazionale

    In Italia gli insegnanti di scuola riferiscono di dover sottrarre più tempo alle lezioni per mantenere l'ordine in classe, rispetto alle medie internazionali, ma le classi sono meno rumorose, ci sono meno interruzioni e gli studenti si impegnano per un clima favorevole all'apprendimento. Sono alcuni degli aspetti rilevati dall'Ocse - Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico - sulla base di una nuova indagine internazionale sul comparto della scuola. La Teaching and Learning International Survey (Talis), si basa su una serie di quesiti sottoposti a un corposo campione, 70.000 tra docenti e presidi di scuole di 23 paesi. Indagine volta prevalentemente a analizzare le valutazioni che gli stessi corpi docenti danno dei sistemi scolastici, e su cui la principale conclusione dell'organizzazione parigina - guardando al quadro internazionale generale - è che l'attività di insegnamento risulta danneggiata dalla confusione nelle classi, durante le lezioni, e dalla mancanza di incentivi adeguati. Quanto all'Italia, tra le varie voci monitorate, l'aspetto che più contraddistingue il suo corpo docente è l'elevata età media. "L'Italia ha la forza lavoro più anziana tra i paesi Talis", dice l'Ocse nella scheda dedicata alla penisola. Il 52 per cento degli insegnati di scuola italiani è ultra 50enne e solo un 3 per cento è under 30, laddove nella media internazionale questa quota è cinque volte tanto. Tornando alla questione dell'ordine nelle classi, in Italia gli insegnati dedicare una quota di tempo di lezione leggermente più alta della media per mantenerlo, e all'insegnamento viene dedicato il 77 per cento della lezione contro la media Talis del 79 per cento. Tuttavia la maggior parte degli insegnati non ritiene che sia necessario attendere a lungo affinché la situazione sicalmi all'inizio della lezione, l'81 per cento dei docenti riporta un minor numero di interruzioni causate dal rumore e che gli studenti si impegnano a favorire un clima sereno per l'apprendimento. L'Ocse segnala però che il rapporto studenti-insegnanti viene valutato dagli stessi docenti in maniera lievemente meno positiva rispetto alla media internazionale. Secondo l'Ocse in Italia si registra uno dei livelli più elevati di soddisfazione degli insegnati sul proprio lavoro, pari al 95 per cento, mentre è ancora più elevata la quota di quelli che giudica positivamente la propria efficacia nell'insegnare, 98 per cento. Allo stesso tempo, però, l'Ocse segnala che in Italia è più elevata della media la quota di presidi che riferisce di mancanza di insegnati specializzati e personale tecnico - ad esempio per i laboratori - 52 per cento contro la media internazionale del 38 per cento. Meno positive anche le valutazioni sulla disponibilità di strutture tecniche e libri per l'istituto. Inferiore alla media internazionale dell'89 per cento è poi la quota di insegnati che riferisce di aver partecipato a attività di sviluppo professionale negli ultimi 18 mesi: in Italia è all'85 per cento. Ma allo stesso tempo sono più numerose le giornate dedicate a questa voce: 27 in Italia (per chi ha svolto questa attività) contro una media Talis di 15 giorni. L'Osce segnala che in media in Italia gli insegnanti sotto i 40 anni hanno passato il doppio del tempo sulla loro stessa formazione rispetto ai loro collegi over 50, e che nelle scuole private vengono dedicati 14 giorni in più a questa voce rispetto alla scuola pubblica. Le scuole italiane sono poi tra quelle a disporre di minore autonomia su assunzioni e livelli delle retribuzioni degli insegnati, laddove godono di più autonomia in merito all'allocazione dei fondi. Tornando al quadro generale internazionale, secondo l'ente parigino la conclusione più rilevante è che "le autorità sulla scuola devono approntare incentivi più efficaci per gli insegnati. Molti paesi - avverte l'Ocse - non prevedono legami tra le performance degli insegnati e i riconoscimenti che ricevono, e anche quando ci sono non sono molto forti".

    Le figuracce del premier....ahi noi....

     

    Il sorpasso del secolo!!!! grande Valentinoo!!!!!

     

    Sconcertante....

     
    15 Juni

    E' di una tenerezza unica questo video.....

     
    13 Juni

    L'Aquila...oltre al danno...la beffa....

    Come tutti sappiamo, nella notte tra il 5 e 6 aprile scorso, per la precisione alle 3.32 del mattino, la terra ha tremato violentemente ed a lungo nel territorio Abruzzese, radendo al suolo case e facendo quasi 300 vittime…Oltre alla perdita di molte vite umane. il sisma ha causato anche danni ingenti al patrimonio artistico dell’Aquila, danneggiando gravemente la Cattedrale e molti altri monumenti di valore inestimabile, è caduta la casa dello studente, portandosi via ragazzi che vi alloggiavano perché studenti all’Università dell’Aquila, e oggi al centro di numerose polemiche che mettono in dubbio la solidità della struttura e la qualità dei materiali usati per costruirla. Tali polemiche, però, non riportano in vita i ragazzi che hanno perso la vita in quella notte tragica, non riportano la pace nella vita delle famiglie distrutte dal dolore per una perdita così grande….

    Altro aspetto di questa vicenda, è la gestione dell’emergenza, che, secondo il governo, è stata esemplare nei giorni immediatamente successivi al disastro, e continua ad esserlo tutt’ora, dopo 2 mesi di vita “in campeggio” come la definì il premier Berlusconi a suo tempo…

    Quello che i media non dicono, è che la gente è esasperata, che la vita nelle tendopoli è difficile, che mancano moltissime cose, a cominciare dai servizi igienici, che in alcune tendopoli più isolate, manca veramente tutto, addirittura manca l’elettricità…

    Quello che non si dice, è che il piano per la ricostruzione fa acqua da tutte le parti, che le promesse fatte a caldo, dal governo, vengono disattese giorno dopo giorno…che i soldi per la ricostruzione stessa, che prima erano stati dati per disponibili, ora si viene a sapere che saranno spalmati in 23 anni circa e che tali proventi dovranno venire da lotterie e giochi a premi…., che la gente è esasperata e al limite della sopportazione, sia per le condizioni di vita nelle tendopoli, che per la presa per i fondelli da parte delle istituzioni, che dapprima si sono dimostrate vicine e disponibili e poi hanno voltato le spalle a questa gente che ha davvero perso tutto…tranne che la dignità, che in questi giorni sta venendo fuori, dando vita ad una serie di proteste contro la mala gestio dell’emergenza da parte di un governo totalmente inadeguato a fronteggiare un disastro di questa portata…

    A capo delle predette proteste ci sono i sindaci dei comuni colpiti dal terremoto, che si sono visti esautorati di tutti i poteri..e il presidente della provincia de l’Aquila, Stefania Pezzopane.

    La differenza di gestione con gli altri 2 terremoti (quello del Friuli Venezia Giulia e quello dell’Umbria e delle Marche) che hanno colpito il nostro paese è palese, il confronto fra i due modi di gestire l’emergenza e soprattutto la ricostruzione è inevitabile, analizziamo di seguito le differenze tra gli interventi..

    Gli interventi post terremoto riusciti che si possono citare e che fanno apparire del tutto inadeguata la gestione del terremoto in Abruzzo, infatti sono due: quello del Friuli Venezia Giulia e quello dell’Umbria e delle Marche. Due esempi che, anche senza la militarizzazione e la centralizzazione di tutti gli interventi, è possibile ugualmente fare un ottimo lavoro. Prima di iniziare ad analizzare dettagliatamente il modello più recente, ovvero quello umbro-marchigiano, bisogna fare una premessa importante. Fino al governo Berlusconi era competenza del ministro dell’Interno la delega per il coordinamento della Protezione civile. Oggi, invece, dipende direttamente dal presidente del Consiglio. Non è una differenza da poco e spieghiamo subito il motivo. Nel 1997, solo due giorni dopo il sisma, il ministro emanò ordinanza con cui nominava commissari delegati i presidenti delle Regioni Umbria e Marche e delegava a loro l’individuazione dei comuni gravemente danneggiati. Il governo emanò poi due distinti decreti legge. Con il primo affrontava l’emergenza. Con il secondo, datato 30 gennaio 1998, affrontava la ricostruzione. «Per la programmazione degli interventi di ricostruzione e sviluppo dei territori interessati dalla crisi sismica - si legge nel decreto -, il governo e le Regioni utilizzano l’intesa istituzionale di programma». Nel caso del sisma del 1997, sono state le Regioni a definire il quadro complessivo dei danni ed è toccato ai Consigli regionali predisporre il programma finanziario di ripartizione dei fondi messi a disposizione dal governo e individuare le priorità di spesa. Lo stesso decreto legge del 30 gennaio 1998 elencava poi gli interventi, di cui dovevano occuparsi le Regioni, in favore dei centri storici, dei privati per i beni immobili e mobili, delle attività produttive, dell’edilizia residenziale pubblica, dei beni culturali, degli immobili statali, dei Comuni che perdevano introiti a seguito del sisma e delle aziende agricole. E cosa succede, invece, oggi con il decreto Abruzzo? Berlusconi nomina commissario non il presidente della Regione, nonostante sia un suo uomo, ma il capo del dipartimento della Protezione civile. Ed è Bertolaso a individuare con proprio decreto i Comuni interessati ai finanziamenti della ricostruzione. Non solo, spetta a lui gestire, in larghissima parte, l’emergenza e i Comuni agiscono, eventualmente, «sulla base delle direttive del Commissario». Spetta a Bertolaso anche individuare ed espropriare le aree da destinare agli insediamenti dei moduli abitativi «destinati a una durevole utilizzazione». Ai Comuni vengono lasciati, come contentino, compiti residuali e l’obbligo di seguire senza discutere le direttive di Bertolaso, come ad esempio, nella concessione dei contributi di lieve entità, fino a 10mila euro. Ma l’aspetto più controverso è che si siano mischiati in un unico decreto due aspetti distinti, degli interventi post sisma: l’emergenza e la ricostruzione. E poi l’oscuro ruolo della Fintecna spa sulla vicenda dei mutui: lo Stato subentrerebbe solo se il richiedente vende la propria abitazione a Fintecna spa. Solo dopo lo Stato coprirebbe il debito residuo. E il libero mercato? E il rimborso al 100%? Dove sono finiti????

     

    Rossella Leone

     

     

    05 Juni

    Coco Chanel

    Un uomo può indossare ciò ke vuole...resterà sempre un accessorio della donna...
    03 Juni

    Grande Roberto Benigni...

    Poesia di Roberto Benigni: "Se quella notte, per divin consiglio, la Donna Rosa, concependo Silvio, avesse dato ad un uomo di Milano invece della topa il deretano l'avrebbe preso in culo quella sera sol Donna Rosa e non l'Italia intera"