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July 31 Eco Città...La frangia più radicale invece di eco-comunità si trova a Taos nel New Mexico e riguarda un piano di sviluppo di 130 case realizzate in pieno deserto, costruite con pareti in pneumatici usati pieni di terra battuta, bottiglie di vetro vuote, lattine e altri materiali riciclati. L'idea del suo creatore Mike Reynolds da Taos si è diffusa in tutto il mondo fra cui Brigthon. Le 130 in materiale riciclato, chiamate ironicamente Earthships sono adagiate sulla collina in moda da avere una facciata a vetro affacciata a sud per massimizzare il calore e la luce del sole. Tutta l'energia elettrica e il riscaldamento proviene da fonti rinnovabili come pannelli solari e turbine eoliche. L'acqua piovana e la neve viene completamente raccolta attraverso un sistema di bacini a tetto e poi filtrata 4 volte. I rifiuti organici naturalmente vengono trasformati in loco. Vauban è un grande quartiere che si trova a 5 Km dal centro di Friburgo in Germania ed è composto da 5000 case. La prima fase di sviluppo è iniziata nel 2000 quando il governo con la collaborazione di un associazione di cittadini riconosciuta legalmente diedero il via al processo di pianificazione dell'intera area. Il gruppo di cittadini era composto da lavoratori a tempo pieno, professionisti e mirava a creare una comunità di Baugruppen (gruppi di proprietari) l'intento di partenza per la costituzione di gruppi simili era quello di dare un senso di appartenenza fra i potenziali residenti. Ciò che essi produssero fu radicale. Il 50% delle famiglie sono senza auto e le alternative per il trasporto pubblico comprendono un sistema di car sharing (gratuito) e una linea di tram. Quasi 100 edifici del complesso di Vauban producono più energia di quanta viene consumata. Ogni aspetto sociale dello sviluppo è stato attentamente pianificato e comprende una cooperativa di negozi alimentari ed una cooperativa di agricoltori che organizza un mercato giornaliero. L'eco-città di Vauban così è stata posta per la prima sotto analisi da un istituto come l'Öko-Institut (Istituto di ecologia applicata). L'analisi intende esaminare gli aspetti ecologici ed economici del progetto tedesco, analizzando il ciclo di vita e il flusso dei materiali prodotti utilizzando sofisticati software.
Più energia solare con le finestre colorate....
L'organo marino di Zadar (Zara)..spettacolare...
Lungo 70 metri, scolpito nella pietra, ecco il "Sea Organ", un organo che può essere suonato unicamente da un musicista eccezionale, il mare.
Il "Sea Organ", scolpito lungo i 70 metri della pietra bianca della banchina di Zara in Croazia, è un meraviglioso strumento musicale, un organo che può essere suonato solo da un musicista eccezionale: il mare.
Ideato dall'architetto Nikola Basic è un capolavoro d’acustica e architettura. Il "Sea Organ" ha 35 tubi, [vedi schema disegno] magistralmente intagliati e accordati come canne d'organo, collocati sotto la banchina, catturano il moto ondoso e le folate di vento per produrre suggestivi suoni musicali che fuoriescono in superficie da appositi fori per essere ascoltati dalle persone che passeggiano sulla banchina.
Il famoso regista Alfred Hitchcock, abituato a viaggiare, dopo la sua visita a Zara, affermò che il più bel tramonto del mondo può essere ammirato proprio da questo punto della banchina. Non a caso, l'architetto Nikola Basicè ha scelto questa zona del mondo per costruire il suggestivo "Sea Organ", strumento musicale che sfrutta l'imprevedibilità della forza del mare e dei venti per offrire concerti unici, eseguiti dalla natura. Morti bianche...una delle piaghe della nostra Italia...So che il mio blog ha impronta prevalentemente ambientalista...ma ho deciso di pubblicare la lettera di una donna ke ha perso prima il figlio, e pochi mesi dopo anche il marito...entrambi morti sul lavoro....anche il mio papà è morto sul lavoro...ormai 17 anni fa...e anche noi, a parte un vitalizio di 504 euro mensili, non abbiamo avuto altro dallo stato....la signora ha la mia piena solidarietà...l'articolo è preso dal blog RUBICONDO....Pubblicato da Crocco1830
Marco Bazzoni, Rappresentante dei Lavoratori per la sicurezza, mi ha inviato questa lettera, ricevuta a sua volta da una donna a cui il lavoro ha ucciso prima il figlio e, quindici mesi dopo, il marito.Una lettera toccante, di una donna, la signora Franca Mulas, che a oltre 7 anni di distanza, attende ancora giustizia, per la tragica morte dei suoi cari. Parole, parole, tipo questa: Giustizia. Dov'è? O forse sono io che non riesco a comprenderla?! Quante umiliazioni, quante beffe, quanti calci nel sedere, quanta sofferenza. Per che cosa? Vuole un sacchetto? NO...Grazie!!!Quante volte abbiamo realmente bisogno di utilizzare una busta di plastica? Perché il sacchetto è considerato un oggetto così indispensabile dai consumatori? Perchè non riusciamo ad orientarci verso consumi più responsabili e consapevoli, utilizzando sacchetti di tela? Come può essere invertita questa rotta? Come possiamo orientarci verso il risparmio energetico e la tutela dell’ambiente? Interventi governativi e l’educazione dei consumatori e/o venditori consistono in soluzioni effettive. Normalmente nel nostro paese una busta per la spesa ha il costo di soli 0.05 €; considerando un consumo medio di circa 300 buste all’anno (supponendo la media italiana simile a quella di altri paesi sviluppati), il costo totale da esse rappresentate è di circa 15€ annui a persona. Pensate che con la stessa cifra potrebbero essere comprati almeno 3-4 sacchetti di tela, che non solo risulterebbero molto più resistenti quando trasportate la vostra spesa, ma durerebbero per vari anni. ...E ora pensate se fosse lo stesso negozio o supermercato a regalarvi il sacchetto di tela, vedendolo come una ghiotta opportunità di marketing, quando voi utilizzerete il vostro sacchetto con il loro logo per altre attività come ad esempio andare in spiaggia. In America ci hanno già pensato! Allora, cosa farete domani quando andrete a fare la vostra spesa? July 30 Firmato oggi il protocollo d'intesa 'Aria pulita subito' ..a Bari...pikkè non prendiamo esempio????Comune e Amgas aprono all'idrometano
La miscela farà funzionare i nostri mezzi pubblici: il Comune ne ha già acquistati 90 e altri 25 sono in arrivo. In costruzione la prima stazione di rifornimento
Eppur si muove. Mentre il governo nazionale rispolvera l’assurdità del nucleare, e il Ministero dell’Ambiente ci assorda con il suo silenzio, a Bari si firma il protocollo d’intesa ‘Aria pulita subito’ per l’individuazione di alternative ai combustibili di derivazione petrolifera. Flebile speranza: forse le politiche ambientali riusciranno a sopravvivere nell’angoscioso lustro che si è inaugurato da qualche mese.
Il protocollo odierno è solo la prima fase di un processo più lungo, e articolato negli anni: avrà lo scopo di diffondere una cultura di rispetto, salvaguardia e sicurezza dell’ambiente; è la base imprescindibile, ma sta anche ai cittadini, e alla loro consapevolezza, volere il cambiamento. D’altra parte, la firma di oggi avrà pure risvolti concreti, e confortanti, più delle semplici parole: l’introduzione dell’idrometano, un nuovo tipo di miscela, composta per il 70% da metano (il meno nocivo dei carburanti fossili) e 30% da idrogeno, meno inquinante e più efficiente. I mezzi pubblici della nostra città funzioneranno così: il Comune ne ha già acquistati 90, e altri 25 sono in arrivo, mentre è in costruzione una prima stazione di rifornimento; mano a mano, si procederà alla sostituzione completa. Questo, nell’ottica di un più ampio progetto, che punta forte sull’idrogeno, risorsa da sempre apprezzata e mai sfruttata, che agirà come accumulatore e vettore dell’energia solare, da sola poco gradita, per la sua discontinuità, alle reti elettriche. Lecita soddisfazione per gli assessori comunali MAugeri e Monno. Entusiasmo anche per il prof. Nicola Conenna, presidente dell’Università dell’idrogeno: ‘L’idrometano ha una grande portata rivoluzionaria, proprio perché rappresenta comunque un momento di transizione, e di passaggio dall’energia fossile a quella rinnovabile, segno che non facciamo pubblicità, ma abbiamo un serio piano di sviluppo. Si tratta di una sperimentazione di livello nazionale e internazionale, e ciò avviene a Bari’. Senza dubbio, è un orgoglio per la nostra città. Gli fa eco Alfonso Pisicchio, presidente dell’Amgas S.r.l: ‘L’Amgas è la prima azienda che in Italia stipula un accordo sull’idrometano per contribuire alla migliore qualità dell’ambiente e della vita dei cittadini’. Il bilancio della giornata odierna è sicuramente positivo, per Bari, per l’Italia intera: di iniziative simili v’è un bisogno disperato, e fa piacere che la nostra città sia in prima linea nel combattere una battaglia, quella della salvaguardia dell’ambiente, irrinunciabile. Certo però, quando si parla di ambiente, e di energie rinnovabili, un po’ di scetticismo è d’obbligo: non possiamo dimenticare che questa, fino ad ora, è stata una battaglia poco combattuta, e comunque persa. La nostra è la società del petrolio, dello sfruttamento, dei disastri ambientali; la terza rivoluzione industriale, quella dell’energia pulita, da tempo annunciata, è lontana, lontanissima, non compare all’orizzonte. Il protocollo di oggi, se davvero alle parole farà seguire i fatti, rappresenta un passo importante, ma piccolo; bisognerà vedere chi e quanti intraprenderanno la stessa strada. Nel dicembre 2009, a Copenaghen, è prevista la firma del Secondo Protocollo di Kyoto. Cambierà qualcosa? Grandee!!!! spero avvenga anke da noi....presto...Il più grande impianto al mondo di energia da moto ondoso sarà costruito in Gran Bretagna
Oceanlinx, il cui impianto pilota si trova a Port Kembla, in Australia, è stata scelta assieme ad altre tre aziende sviluppatrici del moto ondoso, per creare a 16 chilometri al largo della costa della Cornovaglia, la più grande energy farm del mondo. Ma molti altri progetti in Messico, nell'Oregon, a Portland attendono Oceanlinx, il cui successo sembra sia dovuto maggiormente al Denniss-Auld turbina, inventato dal fondatore della società, il dottor Tom Denniss. Aspettando l'auto "ricicla energia"...sperando arrivi prestoo!!!Un nuovo sistema converte elettricità il calore dissipato dal motore con un’efficienza doppia rispetto agli attuali dispositivi
Solo il 25 per cento dell’energia prodotta da un’automobile è effettivamente utilizzata, mentre circa il 60 per cento viene rilasciato sotto forma di calore dal tubo di scappamento. Questa energia viene completamente sprecata, motivo per cui sono molte le ricerche in corso per tentare di aumentare l’efficienza energetica dei veicoli e di convertire il calore in energia riutilizzabile. Per mettere a punto il loro dispositivo, Heremans e colleghi sono partiti da uno studio pubblicato nel 2006 su Physical Review Letters secondo cui tra gli elettroni di tallio e quelli di tellurio si verrebbe a creare un effetto di risonanza (un fenomeno peculiare degli atomi di tallio quando si trovano vicino a quelli di tellurio). In questo modo è possibile aumentare l’efficienza di conversione perché si limitano gli sprechi. Un buon materiale termoelettrico, infatti, deve tentare di diminuire il più possibile la quantità di calore disperso, ovvero che lo attraversa inutilmente senza che sia convertito. A tal fine, tutti i sistemi cercano di abbassare la conducibilità termica. I ricercatori dell’Ohio State University stanno ora brevettando il sistema. La cui efficienza, affermano, sarà implementata nel prossimo futuro grazie alle nanotecnologie. (e.a.) July 29 Vedremo...Il tappeto che trasforma in elettricità l'energia cinetica dei passi![]() Un tappeto in grado di trasformare in energia elettrica pulita l'energia cinetica. Ovvero il movimento, i passi. Si chiama POWERleap e ci sta lavorando Elizabeth Redmond, negli Stati Uniti. Del resto, l'idea ultimamente è sulla cresta dell'onda. L'ultima applicazione su larga scala riguardano la Spinnaker Tower di Portsmouth, in Gran Bretagna. Ma un conto è posare un pavimento studiato apposta per questo scopo. Tutt'altra faccenda è arrivare allo stesso obiettivo stendendo un tappeto su un pavimento qualsiasi. Continua da sopra: Secondo i calcoli di Elizabeth Redmond, ogni corpo umano genera energia elettrica. Almeno 100 watt, che è quanto basta per alimentare il computer su cui sto scrivendo. E camminare, da questo punto di vista, è l'attività più "redditizia". Il suo POWERleap appunto cattura l'energia dai passi, come il pavimento dell'eco night club di Londra aperto poche settimane fa. Ha uno scopo, per ora, a metà fra il divertimento e la dimostrazione. La novità è che si tratta di un tappeto, non di un'istallazione fissa come un pavimento: lo prendi e lo porti dove vuoi. L'obiettivo di Elizabeth Redmond è arrivare a tappeti da mettere nelle case, per ricavare energia elettrica dai passi senza bisogno di rifare il pavimento. Elizabeth Redmond e il suo POWERleap La centrale elettrica alimentata con le maree...in Irlanda...
E’ stata inaugurata ieri la prima centrale elettrica alimentata dalle maree e dalle onde, a Strangford Lough a sud di Belfast, in Irlanda del Nord, inserita nella National Grid, che alimenterà, in fase sperimentale, un primo gruppo di 150 abitazioni e tra qualche settimana, superati i test, è prevista la messa a regime. Per la produzione di elettricità lavorano due rotori azionati dal flusso delle maree per una velocità di 8 nodi. La centrale è ormeggiata sul fondo marino a circa 400 mt. dalla riva e funzionerà per circa 20 ore al giorno tranne quando a causa della marea non scenderà la velocità sotto i 2 nodi. Una volta entratta a regime ha dichiarato la Seagen, la centrale produrrà 1,2 MWatt di energia idroelettrica arrivando ad alimentare 1000 abitazioni. Energia dal letame....in Canada è realtà....![]()
La ricerca nel campo delle energie alternative sta compiendo notevoli passi avanti. Numerosi, infatti, sono i progetti e gli esperimenti messi in campo da scienziati di tutto il mondo nel settore del solare, dell’eolico ma anche di altre forme innovative di energia come la produzione di carburante ad opera di batteri o a partire da rifiuti organici e non.
L’ultima, in ordine di tempo, arriva dal Canada: produrre elettricità dal letame. Nell’Ontario un allevatore di mucche da latte, Laurie Stanton, ha deciso di limitare gli sprechi all’interno della sua fattoria utilizzando il letame prodotto dalle vacche per produrre energia.
L’idea in realtà non è nuova, già in diversi paesi il letame, insieme ad altri rifiuti, viene impiegato per la produzione di energia ma gli impianti e il processo di trasformazione sono il più delle volte primitivi. Questo soprattutto perchè gli impianti hanno un costo molto elevato e per risultare vantaggiosi necessitano di agricoltura ed allevamenti su larga scala. La fattoria di Laurie Stanton, con le sue 750 mucche, è la più grande per la produzione di latte in tutto il paese. Si calcola che ogni vacca produce letame che permette di ottenere una quantità di energia pari a quella prodotta da tre lampade da 50 watt costantemente accese. Il progetto di Laurie Stanton, che gode della collaborazione dell’University of Western Ontario’s Institute for Chemicals and Fuels from Alternate Resources e del Ministry of Research and Innovation, è finanziato dal governo dell’Ontario per 5 milioni di dollari.
Il processo di trasformazione prevede una prima frase in cui il letame viene pulito e incanalato in una serie di tubi di scolo dove viene mischiato con altri rifiuti alimentari. Successivamente il composto viene riscaldato all’interno di un bollitore e sottoposto ad un processo di fermentazione dal quale viene ottenuto del gas metano. Il gas, risalendo in superficie si immette in un generatore dove viene bruciato per produrre energia. L’elettricità ottenuta viene utilizzata per alimentare l’intera fattoria, compreso l’impianto di trasformazione del letame, e la restante energia va ad alimentare il sistema elettrico del paese. Infine, i liquidi inutilizzati dal processo vengono impiegati come fertilizzanti mentre il matriale solido avanzante è utilizzato come lettiera per le mucche.
Si stima che se il progetto continuerà ad andare a buon fine la fattoria di Stanton produrrà circa 1,3 megawatts sufficiente ad alimentare 800 abitazioni. Spero avvenga presto anche in Campania....Ad Empoli primo parco eolico sostituisce discaricheIn Toscana miniere di energia verde su ex discariche dismessePer raggiungere questi obiettivi la Provincia di Firenze ha aggiunto un'ulteriore possibilità: il “mille per mille”, un bando di incentivazione della provincia di Firenze che – sommato al “Conto Energia” messo a disposizione dallo Stato – rende la costruzione di un impianto solare davvero appetibile. “Puntiamo a dimezzare il nostro fabbisogno di energia tradizionale nell’arco di sette anni. L’obiettivo è quello di diventare la seconda Provincia più verde d’Italia dopo Bolzano con la quale, comunque, stiamo concludendo un accordo per far partire il sistema di certificazione CasaClima”, che rappresenta la seconda novità illustrata ai giornalisti durante la conferenza stampa fiorentina: la certificazione CasaClima, ideata dal bolzanese Norbert Lantschner, permetterà di identificare gli edifici sostenibili e di garantirli. Una città solareSi parla spesso di energia solare e delle sue possibili applicazioni, ma quando a realizzazioni siamo messi maluccio. Insomma, chi sta veramente sfruttando fino in fondo questa favolosa tecnologia? A smuovere un po’ le acque arriva la Drake Landing Solar Community, la prima comunità al mondo a essere interamente alimentata a energia solare. Situata nella città di Otokos, in Canada, le 52 case della comunità sono dotate di pannelli solari che producono la bellezza di 1,5 megawatt di energia al giorno, soddisfacendo circa il 90% del fabbisogno termico della popolazione. I pannelli solari, infatti, tramite un sistema di circolazione basato su una soluzione glicolica, trasportano calore in tutto il centro. Con buona pace di chi pensa che la soluzione energetica definitiva siano le centrali nucleari… July 25 In arrivo un carburante per le vetture ottenuto dai rifiuti....![]()
Da diversi anni ormai la questione dello smaltimento dei rifiuti è diventata una priorità nella lista dei lavori dei governi nazionali e delle amministrazioni locali. L’emergenza rifiuti che ha interessato negli ultimi mesi la Campania dimostra quanto sia indispensabile mettere a punto tutta una serie di iniziative per migliorare la gestione dei rifiuti e sperimentare nuove tecnologie in grado di utilizzare e, dunque, smaltire, l’immondizia.
In Gran Bretagna, una delle più grandi compagnie chimiche, la INEOS, si è mossa in questa direzione ed ha annunciato di aver ideato e sperimentato un nuovo processo tecnologico che permette di trasformare i rifiuti in bioetanolo da impiegare come combustibile per le automobili.
In particolare, quella che viene definita la seconda generazione di bioetanolo viene ottenuta, tra gli altri, da rifiuti solidi urbani biodegradabili, da rifiuti organici commerciali e da residui agricoli. Si tratta di un grande passo avanti poiché, fino ad ora, il bioetanolo veniva prodotto a partire esclusivamente da colture agricole. Ora, con la nuova tecnologia, sarà possibile, ad esempio, ottenere circa 400 litri di bioetanolo da una tonnellata di rifiuti asciutti e biodegradabili. Il bioetanolo della INEOS contribuirà, inoltre, a ridurre l’inquinamento dell’aria in quanto si stima che il suo utilizzo comporterà una riduzione del 90% di gas serra rispetto alla benzina.
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Il processo di produzione del bioetanolo si compone di tre fasi. Innanzitutto, i rifiuti vengono surriscaldati e convertiti in gas di sintesi. Successivamente, i gas subiscono un processo di fermentazione tramite batteri anaerobici e vengono trasformati effettivamente in etanolo grezzo. Infine, l’etanolo ottenuto viene purificato e reso combustibile pronto per essere utilizzato come carburante per le vetture.
L’azienda INEOS conta di realizzare a breve, nel giro di due anni, impianti commerciali per la produzione di bioetanolo di seconda generazione. Ad oggi, poiché in Europa non sono ancora diffusi veicoli con motori in grado di essere alimentati esclusivamente ad etanolo, il combustibile della INEOS dovrà essere miscelato con i tradizionali carburanti.
Utilizzare i rifiuti per la produzione di un nuovo combustibile potrebbe rappresentare davvero un’importante svolta poiché contribuirebbe a risolvere tre gravosi problemi: lo smaltimento dei rifiuti, la riduzione delle emissioni di gas serra e, non ultimo, la riduzione della dipendenza europea dal petrolio straniero. Il Sahara ci illuminerà...Progetto per un'immensa distesa di pannelli solari nel deserto per fornire energia a tutta l'Europa
Il costo è alto (50 miliardi di euro) e il progetto ambizioso ma, con il petrolio alle stelle, sembra l’unica prospettiva di una via d’uscita. Un’immensa distesa di pannelli solari nel deserto del Sahara produrrà un giorno abbastanza energia da illuminare tutta l’Europa. Ne è convinto Arnulf Jaeger-Walden dell’Istituto per l’Energia della Commissione Europea: «Basterà catturare lo 0,3% dell’energia solare che scalda il deserto del Sahara per sopperire ai nostri bisogni energetici». Il progetto è stato presentato in questi giorni all’Euroscience Open Forum a Barcellona. Una nuova rete di trasmissione a corrente continua permetterà di portare l’elettricità in posti lontani senza correre il rischio di perdite d’energia. La nuova centrale dovrebbe sorgere in un’area poco più piccola del Galles e mettere a tacere quelli che sostengono che l’energia solare non sarà mai affidabile perché il tempo è imprevedibile. SÌ DI SARKOZY E BROWN - Il piano ha già ottenuto l’approvazione convinta del presidente francese Nicolas Sarkozy e del premier britannico Gordon Brown. I ricercatori sostengono che i pannelli solari nel Sahara saranno più efficaci perché in quella zona la luce solare è più intensa e, quindi, sarà possibile produrre tre volte più energia che in una centrale simile costruita nel nord Europa. Jaeger-Walden è anche convinto che, oltre al vantaggio ecologico, ci sarà un risparmio per i cittadini. «I consumatori pagheranno meno di quanto facciano ora» ha detto al quotidiano britannico Guardian. L’impegno più oneroso sarà costruire una nuova rete di trasmissione con i Paesi del Mediterraneo perché quella attuale non sarebbe in grado di sostenere la quantità di energia in arrivo dell’Africa del nord. I primi risultati si dovrebbero vedere nel 2050 quando la megacentrale dovrebbe già essere in grado di rendere autonomo un Paese come la Gran Bretagna. Monica Ricci Sargentini July 23 Il petrolio del nuovo millennioo!!!!Rifiuti come carburante Qual è quell’elemento che abbonda sul nostro pianeta? L’aria, l’acqua? No, l’immondizia. Ne produciamo talmente tanta che affermare che è qualcosa di inesauribile non è poi così sbagliato. Ebbene, già tra un paio di anni potrebbero circolare le prime auto alimentate a spazzatura. Sì, hai capito bene. Ad affermarlo è l’azienda chimica britannica Ineos che sostiene di aver messo a punto un procedimento per trasformare la volgare immondizia in bioetanolo utilizzabile come carburante per le automobili. July 22 Ma dico...pikkè da noi no?????Una società interamente ecologica, ecco come: Spazzatura pneumatica, abitazioni passive, atterraggi verdi, trasporto sostenibile e piscine “declorizzate” sono alcune delle soluzioni svedesi per fondare un’intera società amica dell’ambiente.
Un articolo di Nova24 – l’inserto del Sole 24 Ore dedicato a “ricerca, innovazione, creatività” - fa il punto della situazione. La Svezia è un Paese che utilizza l’energia di 12 centrali nucleari e in cui i cittadini utilizzano l’auto molto più dell’europeo medio. Ciò nonostante la sensibilità ecologica è molto sviluppata, si pagano ingenti “tasse verdi” (7 miliardi di euro l’anno) e le stesse aziende sfruttano le occasioni offerte dagli investimenti in ricerca e sviluppo nel segno della sostenibilità. Prova ne sia che nonostante negli ultimi anni abbiano ridotto sensibilmente le emissioni di CO2, gli svedesi vedano incrementare costantemente il PIL nazionale. La Svezia ha lo 0,2% della popolazione e consuma lo 0,4% dell’energia mondiale. Per un Paese ricco è pochissimo. La popolazione degli Usa, per esempio, ammonta al 5% del totale mondiale, ma consuma il 23% dell’energia. Cosa fanno gli svedesi di tanto speciale? Nel nostro viaggio ideale, arriviamo in volo all’aeroporto di Stoccolma. Qui, un consorzio formato dall’amministrazione dello scalo, dalla SAAB, da un’azienda informatica e dalla compagnia di bandiera SAS hanno elaborato un sistema che fa risparmiare il 20% del carburante durante la manovra di atterraggio, quella più dispendiosa. È stato possibile grazie a una modifica del computer di bordo degli Airbus della SAS, che rende più lineare la discesa del vettore. L’operazione è stata messa in pratica grazie a un finanziamento europeo e ora la metodologia verrà rivenduta ai sistemi aeroportuali di mezzo mondo. Decidiamo che la Svezia ci piace, vogliamo trasferirci qui. La Paroc, azienda finlandese, ha costruito la sua prima “casa passiva” proprio a Stoccolma. È una villetta di legno che garantisce una temperatura ottimale in tutti i periodi dell’anno accendendo il riscaldamento per soli 15 giorni. È fresca d’estate e calda d’inverno, funziona con uno “scambiatore di calore” azionato da un computer. Roba da nordici? Niente affatto, funzionerebbe anche da noi, basta regolare diversamente il meccanismo. Non soddisfatti, decidiamo di farci anche la piscina: ecologica naturalmente. La Wallenius - azienda con sede nella capitale svedese - ha infatti elaborato un metodo di purificazione dell’acqua, denominato “AOT”, che non fa uso di cloro. Un dispositivo di titanio, colpito dalla luce, genera dei radicali che ossidano le sostanze organiche, senza lasciare scorie. Argomento più prosaico: dove sbatto i rifiuti? La Envac di Stoccolma è leader mondiale dello smaltimento rifiuti differenziati attraverso una rete di tubi sotterranei all’interno dei quali la spazzatura viene “sparata” a 40 chilometri orari, tipo posta pneumatica. Ogni condominio ha una specie di oblò nel quale potete porre il vostro sacchetto. Infine, se dal vostro esilio dorato volete spedire alla mamma qualche regalino, ecco GoGreen, il progetto pilota della DHL che proprio in Svezia dà ai clienti la possibilità di scegliere il mezzo di trasporto più ecologico. Da internet si può calcolare l’impatto ecologico della propria spedizione e scegliere di conseguenza. July 21 Io...assonnata.... alle 3 del mattino...ihhihihihhiFuori una cornetteria con degli amici....si parlava...e io...WEE...MA KILLO STA FOR...STA KKIù FOR Rò BALCONE I ROMETTA E GIULIEO....
Ke strafalcione....sono grandissima certe volte....15 minuti di risata interrotta....meritava la pubblicazione...ed ekkilo qua... July 14 Nell'Artico è proibito morire...Il permafrost impedisce ai cadaveri di decomporsi. I moribondi vengono allontanati forzatamente dalle isoleda: Virgilio Notizie Muori e sei in arresto. Ma questa volta non si tratta di una strampalata legge del Parlamento inglese. Nella cittadina di Longyearbyen, nelle isole Svalbard (Norvegia), nel Mare glaciale Artico, passare a miglior vita è severamente vietato. Gli sfortunati che si trovassero con un piede nella fossa, non potrebbero opporsi all’imbarco sancito dalle autorità. Dovrebbero trascorrere le loro ultime ore terrene in un’altra parte della Norvegia. In caso contrario nessuno si prenderebbe la briga di dare alle loro spoglie degna sepoltura. Dura lex sed lex direbbero i latini. E in effetti, per quanto grottesca e irrispettosa della sacralità del momento, questa legge non è imputabile allo humor nero delle autorità cittadine, ma alle difficili condizioni climatiche. A Longyearbyen il permafrost impedisce che i cadaveri si decompongano. Il piccolo cimitero cittadino non accetta più “nuovi ospiti” da circa 70 anni: da quando, cioè, si è scoperto che per effetto del gelo, i corpi si conservavano in perfette condizioni. Al punto che analizzando dei tessuti prelevati da un cadavere, gli scienziati hanno trovato tracce di un virus influenzale che causò un’epidemia mortale nel lontano 1917. La politica “no morti” di Longyearbyen, per quanto bizzarra, è quindi giustificabile alla luce delle sue impervie condizioni climatiche. La cittadina ospita 1.500 abitanti che alloggiano in piccole casette di legno, che le montagne riparano parzialmente dai venti artici. Freddo e orsi polari popolano gli incubi dei residenti. La sepoltura non è il problema più grave. |
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