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    29 September

    Grandiosaaaa.....ahahahahhaahahhaahhaahah

    La favola che avrebbero dovuto raccontarvi da piccole!!!

    C'era una volta  
    in un paese  
    lontano lontano,  
    una bellissima  principessa,
    indipendente e sicura  di sè

    ****
     
    Incontrò una rana  mentre
    stava seduta
    contemplando argomenti  ecologici
    sulle sponde di un
    laghetto incontaminato
    in un prato verde vicino al suo  castello.

    *****
     
    La rana le saltò in  grembo
    e disse "Elegante  Signora,
    io ero un bel principe  
    finchè una strega  cattiva
    non mi fece un
    incantesimo.

    *******
    Un bacio da te,  comunque,
    ed io
    ritornerò ad  essere
    il bel principe che  sono

    **********
    E
    poi, dolcezza, noi ci  potremo sposare

    *************
     
    E mettere
    su casa nel  tuo castello insieme a mia madre.

    *****************
     
    Dove tu potrai cucinare  per me

    *********************  
     
    Lavare
    I miei vestiti  

    **************************  
     
    Portare nel tuo
    grembo  I miei figli

    ***********************  
     
    Ed esserne per
    sempre  grata."

    ***************************  

    Quella sera  
    mentre la principessa  cenava
    beatamente
    con gambe di
    rana  saltate in padella

    con un vino bianco  

    ed una salsa di
    cipolle  

    ************************************************  
     
    Ridacchiava a pensava  tra sè

    *****************************************************  

     Colcazzo.  

    Un pò di frivolezza....ihihihih

    Belli, famosi ed anche un po' ''ignoranti''

    Sono cosi' famosi che la fama e' l'unica cosa che li interessi al punto che alcuni smettono anche di sapere in quale paese o citta' stanno vivendo. In realta', la fama puo' essere molto utile per coloro che vogliono dimenticare da dove vengono e dove stanno andando. Ecco le frasi dette dai famosi, selezionate dalla rivista People, alle quali sembra impossibile credere per quanto sono assurde e divertenti.

    "Il fumo uccide e se si muore hai perso una parte molto importante della tua vita" Brooke Shields

    "Non ho mai voluto andare in Giappone, semplicemente perché non mi piace il pesce, e so che è molto popolare laggiù in Africa" Britney Spears

    "Credo che Dio sia un vibratore gigante nel cielo ... una forza pulsante di energia incredibile" David Arquette

    "Ogni volta che vedo la TV e vedo quei poveri bambini affamati in tutto il mondo, non posso fare a meno di piangere. Voglio dire, mi piacerebbe essere piu' vicino a loro, ma non con tutte le mosche, la morte e tutto il resto" Mariah Carey

    "La bellezza è ciò che si utilizza per ottenere ciò che si vuole nella vita" Ninel Conde

    "Credo che il matrimonio gay sia qualcosa che dovrebbe essere fatto tra un uomo e una donna" Arnold Schwarzenegger

    "Sicuramente vorrei conoscere Lady Diana. Anche se, sfortunatamente, e' gia' morta... " Monica Castaneda, terzo posto per Miss Colombia nel 2000

    "Allora, dove si terra' il Festival di Cannes quest'anno?" Christina Aguilera

    "La mia ispirazione non è Madonna, e' Maria Callas" Paulina Rubio
     
    27 September

    Spose bambine....orrore derivante dall'ignoranza...

    L'inchiesta/ Non giocano, non hanno le Winx. Loro devono sposarsi per forza. Ecco le storie delle spose bambine. Le immagini
    Venerdí 05.09.2008 12:00

    Di Benedetta Sangirardi

    A loro non è concesso giocare, studiare, divertirsi. Bambine di 8, 9, massimo 10 anni. Bambine appunto. Con una differenza rispetto alle altre. Loro non hanno la Barbie o la Winx, e nemmeno Cicciobello. No. Loro devono sposarsi, per forza. Con uomini molto più grandi, di 30-40 anni, che le vogliono per forza. Desiderano togliere loro l'infanzia. Sono 60 milioni nel mondo le spose bambine. In Pakistan, Bangladesh, India, Africa, in Afghanistan. Ma anche in Brasile e in Cina.

    In India, secondo la legge, il matrimonio è vietato prima dei 18 anni. Nella realtà, in Stati come il Rajastan e l’Uttar Pradesh, secondo i dati dell’Unicef, la maggior parte si sposa sotto i 10 anni. Nel villaggio di Dadikar ki Dham, Sushila è stata sposata quando aveva appena 25 giorni con Yanaki, di 2 mesi.


    L'immagine nominata Foto dell'anno 2007 dall'Unicef e le foto choc delle spose bambine

    Sunam, invece, è bella, ha profondi occhi neri e capelli ricci.  Lui si chiama Nieem, la pelle olivastra e un taglio corto da marine.  Dal 14 agosto del 2007 sono ufficialmente fidanzati e vivono insieme, per fare regolari “prove tecniche di matrimonio”. Sunam ha tre anni, Nieem ne ha sette. Succede a Kabul, Afghanistan. La piccola è stata concessa dal padre Parvez al figlio di sua sorella Fahima, disperata per quello scapolo di sette anni che ancora non era promesso a nessuna e desiderosa di avere in casa una femminuccia, anche se in veste di baby-nuora.
    I due vivranno insieme fino all’adolescenza di lei, quando, per forza, saranno marito e moglie.

     


    LA FUGA O IL SUICIDIO - Le ragazzine a volte scappano e poi riescono a sposare il ragazzo dei sogni. A volte si suicidano. Il fenomeno è enorme. Succede poi, come riportano le cronache recentissime, di spose ribelli sepolte vive in Pakistan. Ma purtroppo il più delle volte chinano la testa e dicono il loro "sì". In molti di questi paesi, come l'India il matrimonio è merce di scambio, un’alleanza, tanto che le nozze possono evitare una faida tra due famiglie, sposare una donna ancora bambina significa preservarla integra, lasciare intatta tutta la sua forza vitale, la sua purezza creatrice. Questo è quello che si vuole far credere. Preservare l'integrità. In realtà la maggior parte delle storie parla di violenze, abusi sessuali, botte e schiavitù da parte dei mariti.

    IL MATRIMONIO E LA PRIMA MESTRUAZIONE -Dopo la cerimonia, le spose bambine dovrebbero tornare nella casa dei genitori fino alla prima mestruazione. I genitori che hanno fretta di disfarsi di loro le consegnano subito alla famiglia dello sposo. Ed è in questo momento che inizia l'inferno. Che la loro infaniza-adolescenza si trasforma in un incubo. Devo stare al servizio dei mariti, perché quello è il ruolo che la vita ha riservato loro.

    LA STORIA D NOJOUD - Poi per fortuna c'è il caso, che ha commosso il mondo intero, della sposa bambina che è riuscita ad ottenere il divorzio nello Yemen. Una storia che fa sperare. Nojoud ha 8 anni. E' stata fotografata sorridente mentre mangia una fetta di torta al cioccolato e stringe un grosso orso di peluche rosso. Festeggia, nenanche a dirlo, il suo divorzio (concesso dal tribunale) dal marito di 22 anni più grande di lei.



    Nojoud Muhammed Nasser è la prima sposa bambina a chiedere il divorzio. Ha vinto e ha festeggiato la sua libertà. Ma ha avuto un coraggio che quasi nessuna delle bambine riesce ad avere. E' riuscita a fuggire dalla casa dello sposo per presentarsi in tribunale. Ha denunciato il padre, che l’ha costretta a sposarsi, e il marito che l’ha picchiata e forzata ad avere rapporti sessuali.

    IL DRAMMA DELLE VEDOVE BAMBINE- C'è un'altra piaga, come se non bastasse. Quando le spose bambine diventano vedove. Restano completamente emarginate. Le vedove bambine sono circa 40 milioni. Rimangono sole, senza poter tornare dalla famiglia. Secondo la cultura indù, la donna sposata appartiene per metà a suo marito. Morto il marito, la società non sa più cosa farsene di una donna a metà. Vedove che hanno dai 10 ai 15 anni. Circa il 90 per cento di loro gira l’angolo e diventa prostituta: quasi ovvio, per chi vive già sulla strada. Altre (ma sono la minoranza) vivono chiedendo l'elemosina pregando davanti ai templi indù.

    Questa è la storia delle spose-bambine, unite in matrimonio per scelta della famiglia, per soldi o per motivi di discendenza con uomini. Una storia che è stata rappresentata in modo esemplare nella immagine di Stephanie Sinclair, nominata dall’Unicef Foto dell’anno 2007. Questa foto ha vinto, come ha vinto Nojoud. Si è ripresa la libertà, il suo diritto più grande. Forza bambine, fuggite e denunciate. Il mondo vi aspetta.

    25 September

    Intervista a Barbara...

    Pubblico di seguito il video dell'intervista a Barbara, la mamma del bambino affetto da sindrome autistica (mai identificare il soggetto con la malattia...è riduttivo)  discriminato al Carrefour di Assago...
     
     
    22 September

    Dal Blog di Roberto Saviano....

    "Lettera alla mia terra"

    di Roberto Saviano

    Il grido d'accusa dello scrittore dopo la strage di Castel Volturno "Davvero pensate che nulla di ciò che accade dipenda dal vostro impegno?"

    

    I responsabili hanno dei nomi. Hanno dei volti. Hanno persino un'anima. O forse no. Giuseppe Setola, Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo, Giovanni Letizia, Emilio di Caterino, Pietro Vargas stanno portando avanti una strategia militare violentissima. Sono autorizzati dal boss latitante Michele Zagaria e si nascondono intorno a Lago Patria. Tra di loro si sentiranno combattenti solitari, guerrieri che cercano di farla pagare a tutti, ultimi vendicatori di una delle più sventurate e feroci terre d'Europa. Se la racconteranno così. Ma Giuseppe Setola, Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo, Giovanni Letizia, Emilio di Caterino e Pasquale Vargas sono vigliacchi, in realtà: assassini senza alcun tipo di abilità militare. Per ammazzare svuotano caricatori all'impazzata, per caricarsi si strafanno di cocaina e si gonfiano di Fernet Branca e vodka. Sparano a persone disarmate, colte all'improvviso o prese alle spalle. Non si sono mai confrontati con altri uomini armati. Dinnanzi a questi tremerebbero, e invece si sentono forti e sicuri uccidendo inermi, spesso anziani o ragazzi giovani. Ingannandoli e prendendoli alle spalle

    E io mi chiedo: nella vostra terra, nella nostra terra sono ormai mesi e mesi che un manipolo di killer si aggira indisturbato massacrando soprattutto persone innocenti. Cinque, sei persone, sempre le stesse. Com'è possibile? Mi chiedo: ma questa terra come si vede, come si rappresenta a se stessa, come si immagina? Come ve la immaginate voi la vostra terra, il vostro paese? Come vi sentite quando andate al lavoro, passeggiate, fate l'amore? Vi ponete il problema, o vi basta dire, "così è sempre stato e sempre sarà così? Davvero vi basta credere che nulla di ciò che accade dipende dal vostro impegno o dalla vostra indignazione? Che in fondo tutti hanno di che campare e quindi tanto vale vivere la propria vita quotidiana e nient'altro. Vi bastano queste risposte per farvi andare avanti? Vi basta dire "non faccio niente di male, sono una persona onesta" per farvi sentire innocenti? Lasciarvi passare le notizie sulla pelle e sull'anima. Tanto è sempre stato così, o no? O delegare ad associazioni, chiesa, militanti, giornalisti e altri il compito di denunciare vi rende tranquilli? Di una tranquillità che vi fa andare a letto magari non felici ma in pace? Vi basta veramente?

    In qualsiasi altro paese la libertà d'azione di un simile branco di assassini avrebbe generato dibattiti, scontri politici, riflessioni. Invece qui si tratta solo di crimini connaturati a un territorio considerato una delle province del buco del culo d'Italia.


    Questo gruppo di fuoco ha ucciso soprattutto innocenti. In qualsiasi altro paese la libertà d'azione di un simile branco di assassini avrebbe generato dibattiti, scontri politici, riflessioni. Invece qui si tratta solo di crimini connaturati a un territorio considerato una delle province del buco del culo d'Italia. E quindi gli inquirenti, i carabinieri e poliziotti, i quattro cronisti che seguono le vicende, restano soli. Neanche chi nel resto del paese legge un giornale, sa che questi killer usano sempre la stessa strategia: si fingono poliziotti. Hanno lampeggiante e paletta, dicono di essere della DIA o di dover fare un controllo di documenti. Ricorrono a un trucco da due soldi per ammazzare con più facilità. E vivono come bestie: tra masserie di bufale, case di periferia, garage.


    Hanno ucciso sedici persone. La mattanza comincia il 2 maggio verso le sei del mattino in una masseria di bufale a Cancello Arnone. Ammazzano il padre del pentito Domenico Bidognetti, cugino ed ex fedelissimo di Cicciotto e' mezzanotte. Umberto Bidognetti aveva 69 anni e in genere era accompagnato pure dal figlio di Mimì che giusto quella mattina non era riuscito a tirarsi su dal letto per aiutare il nonno. Il 15 maggio uccidono a Baia Verde, frazione di Castelvolturno, il sessantacinquenne Domenico Noviello, titolare di una scuola guida. Domenico Noviello era un uomo che si era opposto al racket otto anni prima. Era stato sotto scorta, ma poi il ciclo di protezione era finito. Noviello non sapeva di essere nel mirino, non se l'aspettava. Gli scaricano addosso 20 colpi mentre con la sua Panda stava andando a fare una sosta al bar prima di aprire l'autoscuola. La sua esecuzione era anche un messaggio alla Polizia che stava per celebrare la sua festa proprio a Casal di Principe tre giorni dopo e ancor più una chiara dichiarazione: può passare quasi un decennio ma i Casalesi non dimeticano. Prima ancora, il 13 maggio, distruggono con un incendio la fabbrica di materassi di Pietro Russo a Santa Maria Capua Vetere. E' l'unico dei loro bersagli ad avere una scorta. Perché è stato l'unico che, con Tano Grasso, tentò di organizzare un fronte contro il racket in terra casalese. Poi, il 30 maggio, a Villaricca colpiscono alla pancia Francesca Carrino, una ragazza, venticinque anni, nipote di Anna Carrino, la ex compagna di Francesco Bidognetti, pentita. Era in casa con la madre e con la nonna, ma era stata lei ad aprire la porta ai killer che si spacciavano per agenti della DIA. Non passa nemmeno un giorno che a Casal di Principe, mentre dopo pranzo sta per andare al "Roxy bar" uccidono Michele Orsi, imprenditore dei rifiuti vicino al clan che, arrestato l'anno prima, aveva cominciato a collaborare con la magistratura svelando gli intrighi rifiuti-politica-camorra. E' un omicidio eccellente che fa clamore, solleva polemiche, fa alzare la voce ai rappresentanti dello Stato. Ma non fa fermare i killer. L'11 luglio uccidono al Lido "La Fiorente" di Varcaturo Raffaele Granata, 70 anni, gestore dello stabilimento balneare e padre del sindaco di Calvizzano. Anche lui paga per non aver anni prima ceduto alle volontà del clan. Il 4 agosto massacrano a Castelvolturno Ziber Dani e Arthur Kazani che stavano seduti ai tavoli all'aperto del "Bar Kubana" e, probabilmente, il 21 agosto Ramis Doda, venticinque anni, davanti al "Bar Freedom" di San Marcellino. Le vittime sono albanesi che arrotondavano con lo spaccio, ma avevano il permesso di soggiorno e lavoravano nei cantieri come muratori e imbianchini. Poi il 18 agosto aprono un fuoco indiscriminato contro la villetta di Teddy Egonwman, presidente dei nigeriani in Campania che si batte da anni contro la prostituzione delle sue connazionali, ferendo gravemente lui, sua moglie Alice e altri tre amici. Tornano a San Marcellino il 12 settembre per uccidere Antonio Ciardullo ed Ernesto Fabozzi, massacrati mentre stavano facendo manutenzione ai camion della ditta di trasporti di cui il primo era titolare. Anche lui non aveva obbedito, e chi gli era accanto è stato ucciso perché testimone. E infine, il 18 settembre, trivellano prima Antonio Celiento, titolare di una sala giochi a Baia Verde e un quarto d'ora dopo, aprono un fuoco di 130 proiettili di pistole e kalashnikov contro gli africani riuniti dentro e davanti la sartoria "Ob Ob Exotic Fashion" di Castelvolturno. Muoiono Samuel Kwaku, 26 anni e Alaj Ababa, del Togo; Cristopher Adams e Alex Geemes, 28 anni, liberiani; Kwame Yulius Francis, 31 anni e Eric Yeboah, 25, ghanesi, mentre viene ricoverato con ferite gravi Joseph Ayimbora, 34 anni, anche lui del Ghana. Solo uno o due di loro avevano forse a che fare con la droga, gli altri ragazzi erano lì per caso, lavoravano duro nei cantieri o dove capitava, e pure nella sartoria.

    Sedici vittime in meno di sei mesi. Qualsiasi paese democratico con una situazione del genere avrebbe vacillato. Qui da noi, nonostante tutto, neanche se n'è parlato.


    Sedici vittime in meno di sei mesi. Qualsiasi paese democratico con una situazione del genere avrebbe vacillato. Qui da noi, nonostante tutto, neanche se n'è parlato. Neanche si era a conoscenza da Roma in su di questa scia di sangue e questo terrorismo, che non parla arabo, che non ha stelle a cinque punte, ma comanda e domina senza contrasto. Ammazzano chiunque si oppone. Ammazzano chiunque capiti sotto tiro, senza riguardi per nessuno. La lista dei morti potrebbe essere più lunga, molto più lunga. E per tutti questi mesi nessuno ha informato l'opinione pubblica che girava questa "paranza di fuoco". Paranza, come le barche che escono a pescare insieme in alto mare. Nessuno ne ha rivelato i nomi sino a quando non hanno fatto strage a Castelvolturno. Ma sono sempre gli stessi, usano sempre le stesse armi, anche se cercano di modificarle per trarre in inganno la scientifica, segno che ne dispongono di poche. Non entrano in contatto con le famiglie, stanno rigorosamente fra di loro. Ogni tanto qualcuno li intravede nei bar di qualche paesone, dove si fermano per riempirsi d'alcol. E da sei mesi nessuno riesce ad acciuffarli.
    Castelvolturno, territorio dove sono avvenuti la maggior parte dei delitti, non è un luogo qualsiasi. Non è un quartiere degradato, un ghetto per reietti e sfruttati come se ne possono trovare anche altrove, anche se ormai certe sue zone somigliano più alle home town dell'africa che al luogo di turismo balneare per il quale erano state costruite le sue villette. Castelvolturno è il luogo dove i Coppola edificarono la più grande cittadella abusiva del mondo, il celebre Villaggio Coppola.

    Castelvolturno è il luogo dove i Coppola edificarono la più grande cittadella abusiva del mondo, il celebre Villaggio Coppola. Ottocentosessantatremila metri quadrati occupati col cemento. Che abusivamente presero il posto di una delle più grandi pinete marittime del mediterraneo.

    Ottocentosessantatremila metri quadrati occupati col cemento. Che abusivamente presero il posto di una delle più grandi pinete marittime del mediterraneo. Abusivo l'ospedale, abusiva la caserma dei carabinieri, abusive le poste. Tutto abusivo. Ci andarono ad abitare le famiglie dei soldati della NATO. Quando se ne andarono, il territorio cadde nell'abbandono più totale e divenne tutto feudo di Francesco Bidognetti e al tempo stesso territorio della mafia nigeriana. I nigeriani hanno una mafia potente con la quale ai Casalesi conveniva allearsi, il loro paese è diventato uno snodo nel traffico internazionale di cocaina e le organizzazioni nigeriane sono potentissime capace di investire soprattutto nei Money Transfer, i punti attraverso i quali tutti gli immigrati del mondo inviano i soldi a casa. Attraverso questi i nigeriani controllano soldi e persone.

    Da Castelvolturno transita la coca africana diretta soprattutto in Inghilterra. Le tasse sul traffico che quindi il clan impone non sono soltanto il pizzo sullo spaccio al minuto, ma accordi di una sorta di joint venture. Ora però i nigeriani sono potenti, potentissimi. Così come lo è la mafia albanese, con la quale i Casalesi sono in affari. E il clan si sta slabbrando, teme di non essere più riconosciuto come chi comanda per primo e per ultimo sul territorio. Ed ecco che nei vuoti si insinuano gli uomini della paranza. Uccidono dei pesci piccoli albanesi come azione dimostrativa, fanno strage di africani di cui nessuno viene dalla Nigeria, colpiscono gli ultimi anelli della catena di gerarchie etniche e criminali. Muoiono ragazzi onesti, ma come sempre in questa terra, per morire non dev'esserci una ragione. E basta poco per essere diffamati. I ragazzi africani uccisi erano immediatamente tutti "trafficanti" come furono "camorristi" Giuseppe Rovescio e Vincenzo Natale, ammazzati a Villa Literno il 23 settembre 2003 perché erano fermi a prendere una birra vicinio a Francesco Galoppo, affiliato del clan Bidognetti. Anche loro furono subito battezzati come criminali.
    Non è la prima volta che si compie da quelle parti una mattanza di immigrati. Nel 1990 Augusto La Torre, boss di Mondragone, partì con i suoi fedelissimi alla volta di un bar che pur gestito da italiani, era diventato un punto di incontro per lo spaccio degli africani. Tutto avveniva sempre lungo la statale Domitiana, a Pescopagano, pochi chilometri a nord di Castelvolturno, però già in territorio mondragonese. Uccisero sei persone, fra cui il gestore, e ne ferirono molte altre. Anche quello era stato il culmine di una serie di azioni contro gli stranieri, ma i Casalesi che pure approvavano le intimidazioni non gradirono la strage. La Torre dovette incassare critiche pesanti da parte di Francesco "Sandokan" Schiavone. Ma ora i tempi sono cambiati e permettono di lasciar esercitare una violenza indiscriminata a un gruppo di cocainomani armati.


    Chiedo di nuovo alla mia terra come si immagina. Lo chiedo anche a tutte quelle associazioni di donne e uomini che in grande silenzio qui lavorano e si impegnano. A quei pochi politici che riescono a rimanere credibili, che resistono alle tentazioni della collusione o della rinuncia a combattere il potere dei clan. A tutti coloro che fanno bene il loro lavoro, a tutti coloro che cercano di vivere onestamente, come in qualsiasi altra parte del mondo. A tutte queste persone. Che sono sempre di più, ma sono sempre più sole. Come vi immaginate questa terra. Se è vero, come disse Danilo Dolci, che ciascuno cresce solo se è sognato, voi come ve li sognati questi luoghi? Non c'è stata mai così tanta attenzione rivolta alle vostre terre e quel che vi è avvenuto e vi avviene. Eppure non sembra cambiato molto.

    Antonio Iovine e Michele Zagaria. Dodici anni di latitanza. Anche di loro si sa dove sono. Il primo è a San Cipriano d'Aversa, il secondo a Casapesenna. In un territorio grande come un fazzoletto di terra, possibile che non si riesca a scovarli?

    I due boss che comandano continuano a comandare e ad essere liberi. Antonio Iovine e Michele Zagaria. Dodici anni di latitanza. Anche di loro si sa dove sono. Il primo è a San Cipriano d'Aversa, il secondo a Casapesenna. In un territorio grande come un fazzoletto di terra, possibile che non si riesca a scovarli? E' storia antica quella dei latitanti ricercati in tutto il mondo e poi trovati proprio a casa loro. Ma è storia nuova che ormai ne hanno parlato più e più volte giornali e tv, politici di ogni colore hanno promesso che li faranno arrestare, ma intanto il tempo passa e nulla accade. E sono lì. Passeggiano, parlano, incontrano persone.


    Ho visto che nella mia terra sono comparse scritte contro di me. Saviano merda. Saviano verme. E un'enorme bara con il mio nome. E poi insulti, continue denigrazioni a partire dalla più ricorrente e banale: "Quello: s'è fatto i soldi". Col mio lavoro di scrittore adesso riesco a vivere e, per fortuna, pagarmi gli avvocati. E loro? Loro che comandano imperi economici e si fanno costruire ville faraoniche in paesi dove non ci sono nemmeno le strade asfaltate? Loro che per lo smaltimento di rifiuti tossici sono riusciti in una sola operazione a incassare sino a 500milioni di euro e hanno imbottito la nostra terra di veleni al punto tale di far lievitare fino al 24% certi tumori, e le malformazioni congenite fino all'84% percento? Soldi veri che generano secondo l'Osservatorio epidemiologico campano una media di 7.172,5 morti per tumore all'anno in Campania. E ad arricchirsi sulle disgrazie di questa terra sarei io con le mie parole o i carabinieri e i magistrati, i cronisti e tutti gli altri che con libri o film o in ogni altro modo continuano a denunciare? Com'è possibile che si crei un tale capovolgimento di prospettive? Com'è possibile che anche persone oneste si uniscano a questo coro? Pur conoscendo la mia terra, di fronte a tutto questo, io rimangono incredulo e sgomento e anche ferito al punto che fatico a trovare la mia voce. Perché il dolore porta ad ammutolire, perché l'ostilità porta a non sapere a chi parlare. E allora a chi devo rivolgermi, che cosa dico?

    Come faccio a dire alla mia terra di smettere di essere schiacciata tra l'arroganza dei forti e la codardia dei deboli?

    Come faccio a dire alla mia terra di smettere di essere schiacciata tra l'arroganza dei forti e la codardia dei deboli? Oggi qui in questa stanza dove sono, ospite di chi mi protegge, è il mio compleanno. Penso a tutti i compleanni passati così, da quando ho la scorta, un po' nervoso, un po' triste, e soprattutto solo. Penso che non potrò mai più passarne uno normale nella mia terra, che non potrò mai più metterci piede. Rimpiango come un malato senza speranze tutti i compleanni trascurati, snobbati perché è solo una data qualsiasi e un altro anno ce ne sarà uno uguale. Ormai si è aperta una voragine nel tempo e nello spazio, una ferita che non potrà mai rimarginarsi. E penso pure e soprattutto a chi vive la mia stessa condizione e non ha come me il privilegio di scriverne e parlare a molti. Penso ad altri amici sotto scorta, Raffaele, Rosaria, Lirio, Tano, penso a Carmelina, la maestra di Mondragone che aveva denunciato il killer di un camorrista e che da allora vive sotto protezione, lontana, sola. Lasciata dal fidanzato che doveva sposare, giudicata dagli amici che si sentono schiacciati dal suo coraggio e dalla loro mediocrità. Perché non c'era stata solidarietà per il suo gesto, anzi, ci sono state critiche e abbandono. Lei ha solo seguito un richiamo della sua coscienza e ha dovuto barcamenarsi con il magro stipendio che le da lo stato. Cos'ha fatto Carmelina, cos'hanno fatto altri come lei per avere la vita distrutta e sradicata, mentre i boss latitanti continuano a poter vivere protetti e rispettati nelle loro terre? E chiedo alla mia terra, che cosa ci rimane. Ditemelo. Galleggiare? Far finta di niente? Calpestare scale di ospedali lavate da cooperative di pulizie loro, ricevere nei serbatoi la benzina spillata da pompe di benzina loro? Vivere in case costruite da loro, bere il caffè della marca imposta da loro (ogni marca di caffè per essere venduta nei bar deve avere l'autorizzazione dei clan), cucinare nelle loro pentole (il clan Tavoletta gestiva produzione e vendita delle marche più prestigiose di pentole)? Mangiare il loro pane, la loro mozzarella, i loro ortaggi? Votare i loro politici che riescono, come dichiarano i pentiti, ad arrivare alle più alte cariche nazionali? Lavorare nei loro centri commerciali, costruiti per creare posti di lavoro e sudditanza dovuta al posto di lavoro, ma intanto non c'è perdita perché gran parte dei negozi sono loro? Siete fieri di vivere nel territorio con i più grandi centri commerciali del mondo e insieme uno dei più alti tassi di povertà? Passare il tempo nei locali gestiti o autorizzati da loro? Sedersi al bar vicino ai loro figli, i figli dei loro avvocati, dei loro colletti bianchi? E trovarli simpatici e innocenti, tutto sommato persone gradevoli, perché loro in fondo sono solo ragazzi, che colpa hanno dei loro padri.

    Non si tratta di stabilire colpe, ma smettere di accettare e di subire sempre, smettere di pensare che almeno c'è ordine, che almeno c'è lavoro, e che basta non grattare, non alzare il velo, continuare ad andare avanti per la propria strada.

    E infatti non si tratta di stabilire colpe, ma smettere di accettare e di subire sempre, smettere di pensare che almeno c'è ordine, che almeno c'è lavoro, e che basta non grattare, non alzare il velo, continuare ad andare avanti per la propria strada. Che basta fare questo e nella nostra terra si è già nel migliore dei mondi possibili, o magari no, ma nell'unico mondo possibile sicuramente. Quanto ancora dobbiamo aspettare? Quanto ancora dobbiamo vedere i migliori emigrare e i rassegnati rimanere? Siete davvero sicuri che vada bene così? Che le serate che passate a corteggiarvi, a ridere, a litigare, a maledire il puzzo dei rifiuti bruciati, a scambiarvi quattro chiacchiere, possano bastare? Voi volete una vita semplice, normale, fatta di piccole cose, mentre intorno a voi c'è una guerra vera, mentre chi non subisce e denuncia e parla, perde ogni cosa. Come abbiamo fatto a divenire così ciechi? Così asserviti e rassegnati, così piegati?

    Come è possibile che solo gli ultimi degli ultimi, gli africani che subiscono lo sfruttamento e la violenza dei clan italiani e di altri africani, abbiano saputo una volta tirare fuori più rabbia che paura e rassegnazione? Non posso credere che un sud così ricco di talenti e forze possa davvero accontentarsi solo di questo. La Calabria ha il PIL più basso d'Italia ma "Cosa Nuova", ossia la ndrangheta fattura quanto e più di una intera manovra finanziaria italiana. Alitalia sarà in crisi, ma a Grazzanise, in un territorio marcio di camorra, si sta per costruire il più grande aeroporto italiano, il più vasto del mediterraneo. Una terra condannata a far circolare enormi capitali senza avere uno straccio di sviluppo vero, e invece ha danaro, profitto, cemento che ha il sapore del saccheggio, non della crescita.
    Non posso credere che riescano a resistere soltanto pochi individui eccezionali. Che la denuncia sia ormai solo il compito dei pochi singoli, preti, maestri, medici, i pochi politici onesti e gruppi che interpretano il ruolo della società civile. E il resto? Gli altri se ne stanno buoni e zitti, tramortiti dalla paura? La paura. L'alibi maggiore. Fa sentire tutti a posto perché è in suo nome che si tutelano la famiglia, gli affetti, la propria vita innocente, il proprio sacrosanto diritto a viverla e costruirla. Ma non avere più paura, non sarebbe difficile. Basterebbe agire, ma non da soli. La paura va a braccetto con l'isolamento. Ogni volta che qualcuno si tira indietro, crea altra paura, che crea ancora altra paura, in un crescendo esponenziale che immobilizza, erode, lentamente manda in rovina.

    "Si può edificare la felicità del mondo sulle spalle di un unico bambino maltrattato?"

    "Si può edificare la felicità del mondo sulle spalle di un unico bambino maltrattato?" domanda Ivan Karamazov a suo fratello Aljoša. Ma voi non volete un mondo perfetto, volete solo una vita tranquilla e semplice, una quotidianità accettabile, il calore di una famiglia. Accontentarvi di questo pensate che vi metta al riparo di ansie e dolori. E forse ci riuscite, riuscite a trovare una dimensione in cui trovate serenità. Ma a che prezzo? Se dovessero nascere malati o ammalarsi i vostri figli, se un' altra volta dovreste rivolgervi a un politico che in cambio di un voto vi darà un lavoro senza il quale anche i vostri piccoli sogni e progetti finiscono nel vuoto, quando faticherete ad ottenere un mutuo per la vostra casa mentre i direttori delle stesse banche saranno sempre disponibili con chi comanda, quando vedrete tutto questo, forse, vi renderete conto che non c'è riparo, che non esiste nessun ambito protetto, e che l'atteggiamento che pensavate realistico e saggiamente disincantato, vi ha appestato l'anima di un risentimento e rancore che toglie ogni gusto alla vostra vita. Perché se tutto ciò è triste la cosa ancora più triste è l'abitudine. Abituarsi che non ci sia null'altro da fare che rassegnarsi, arrangiarsi o andare via. Chiedo alla mia terra se riesce ancora ad immaginare di poter scegliere. Le chiedo se è in grado di compiere almeno quel primo gesto di libertà che sta nel riuscire a pensarsi diversa, di pensarsi libera. Non rassegnarsi ad accettare come un destino naturale quel che è invece opera degli uomini.
    Quegli uomini possono strapparti alla tua terra e al tuo passato, portarti via la serenità, impedirti di trovare una casa, scriverti insulti sulle pareti del tuo paese, possono fare il deserto intorno a te. Ma non possono estirpare quel che resta una certezza e, per questo, rimane pure una speranza. Che non è giusto, non è per niente naturale, far sottostare un territorio al dominio della violenza e dello sfruttamento senza limiti. E che non deve andare avanti così, perché così è sempre stato. Anche perché non è vero che tutto è sempre uguale, ma è sempre peggio. Perché la devastazione cresce proporzionalmente con i loro affari, perché è irreversibile come la terra una volta per tutte appestata, perché non conosce limiti. Perché là fuori si aggirano sei killer abbruttiti e strafatti, con licenza di uccidere e non mandato, che non si fermano di fronte a nessuno. Perché sono loro l'immagine e somiglianza di ciò che regna oggi su queste terre e di quel che le attende domani, dopodomani, nel futuro. Bisogna trovare la forza di cambiare. Ora, o mai più.

    Copyright 2008
    by Roberto Saviano
    Published by arrangement
    of Roberto Santachiara
    Literary Agency



    22 settembre 2008

    18 September

    Post it....troppo bello...

     
    EepyBird's Sticky Note experiment from Eepybird on Vimeo.
    16 September

    Preso da Anno Zero...lo pubblico pikkè è indegno quello ke è successo...

    A Barbara e al suo piccolo la mia più sincera solidarietà...da persona ke conosce l'autismo...e ci ha fatto la tesi di laurea....IL SOGGETTO AUTISTICO NON è SCEMO...ANZI...

    Vi racconto come si umilia un bambino

    By annozero | Settembre 15, 2008

    Pubblichiamo questa lettera di denuncia inviataci da Barbara, mamma di un bambino autistico.

    “Alla CA. Gentile Redazione di Annozero

    Mi chiamo Barbara  e sono la mamma orgogliosa di un bambino autistico di quattro anni.
    Vi scrivo perché sabato 13 settembre, nel punto vendita Carrefour di Assago mio figlio è stato vittima di un atto di discriminazione molto grave, probabilmente punibile per legge.
    Al centro commerciale era previsto un evento che mio figlio aspettava con ansia: il tour delle auto a grandezza reale del film “Cars”.

    Vestito di tutto punto con la sua maglietta di Cars – tra l’altro comprata proprio nel suddetto Carrefour – sabato l’ho portato, emozionatissimo, ad Assago. Vista la posizione di Saetta [uno dei personaggi protagonisti del film “Cars”, ndr.], ci siamo avvicinati per fare una foto. Click, click, click, bimbo sorridente a lato della macchina. Era presente un fotografo, sui sessant’anni, che sembrava un rassicurante nonno con una digitale da 2000 euro, collegata a un pc dove un quarantacinquenne calvo digitalizzava un volantino carinissimo con le foto dei bimbi di fronte a Saetta, stampate all’interno della griglia di un finto giornale d’auto. Una copertina, insomma, che i bimbi chiedevano a gran voce e avrebbero poi incorniciato in una delle costose cornici in vendita. Chiaramente, il mio biondino, che purtroppo per la sua malattia non parla (ancora), mi ha fatto capire a gesti che gli sarebbe piaciuto. Per quale ragione non farlo? Semplice, lo avrei capito dopo poco.

    Attendo il turno di mio figlio, con estrema pazienza, e senza disturbare nessuno. Ci saranno stati una ventina di bambini, non di più. Non cento, una ventina.
    Arriva il turno del mio piccolo, e non appena varca la transenna, resta il tempo di ben DUE SECONDI girato verso il suo idolo a grandezza naturale, invece di fissare l’obiettivo del fotografo. Mi abbasso, senza dar fastidio alcuno, scivolo sotto la corda e da davanti, chiedo a mio figlio di girarsi. Il fotografo comincia ad urlare “Muoviti! Non siamo mica tutti qui ad aspettare te“. Mio figlio si gira, ma non abbastanza secondo il “professionista”. Gli chiedo “Per favore, anche se non è proprio dritto, gli faccia lo stesso la foto…“. Lui risponde: “Ma io non ho mica tempo da perdere sa? Lo porti via! Vattene! Avanti un altro, vattene!“. Un bambino a lato urla “Oh, mi sa che quello è scemo” al che l’uomo del computer, ridendo, dice: “Eh, si! Vattene biondino, non puoi star qui a vita!“. Mio figlio, che non è SCEMO, non parla ma capisce tutto, sentendosi urlare dal fotografo, da quello che digitalizzava le immagini e dalla claque che questi due individui hanno sollevato ed aizzato, si mette a piangere, deriso ancora dal fotografo che lo fa scendere dal piedistallo di fortuna che avete improvvisato davanti alla macchina, facendolo pure inciampare. A nulla valgono le imbarazzate scuse della guardia giurata, che poco prima aveva tranquillamente familiarizzato con mio figlio. L’umiliazione che è stata data dagli incaricati del centro commerciale, che avrebbero dovuto lavorare con i bambini, a un piccolo di quattro anni che ha la sfortuna di avere una sindrome che poco gli fa avere contatto visivo con il resto del mondo e non lo fa parlare, è stata una cosa lacerante. In lacrime, con il torace scosso dai singhiozzi, umiliato, deriso, leso nella propria dignità di bambino non neurotipico. Una addetta del centro commerciale, si è avvicinata per chiedermi cosa fosse successo. Alla mia spiegazione, dopo averle detto che il piccolo aveva una sindrome autistica, mi ha detto “Ma se non è normale non lo deve portare in mezzo alla gente”.

    Son stata talmente male da non riuscire a reagire, ho dovuto uscire all’aria aperta, con il bambino piangente, per prendere fiato dopo tanta umiliazione.
    Ho pianto. Dal dolore.

    Questo è l’articolo 2 comma 4 della legge 67 del 1 Marzo 2006, a tutela dei soggetti portatori di handicap:

    -Sono, altresì, considerati come discriminazioni le molestie ovvero quei comportamenti indesiderati, posti in essere per motivi connessi alla disabilità, che violano la dignità e la libertà di una persona con disabilità, ovvero creano un clima di intimidazione, di umiliazione e di ostilità nei suoi confronti.

    Vorrei sapere come Carrefour intendete agire, in seguito a un trauma che avete fatto subire ad un bambino che già dalla vita è messo ogni giorno a dura prova.
    Vi ho scritto in quanto ritengo che in casi come questi, tacere non ha senso, e ancora minor senso hanno le umiliazione che io e mio figlio abbiamo subito.”

    Topics: Segnalazioni |

    16 risposte per “Vi racconto come si umilia un bambino”

    1. Tommaso scrive:
      Settembre 16th, 2008 alle 09:35

      Il primo commento lo faccio io.
      Come avete potuto notare nei blog precedenti, sono una persona pacata e scevra all’insulto, ma in questo caso, come tutte le persone buone mi incazzo come una bestia.
      QUEL FOTOGRAFO IMBECILLE (MI SCUSINO GLI IMBECILLI) DOVEVA ESSERE PRESO A CALCI NEL SEDERE E FOTOGRAFATO FORSE LE FOTE SAREBBERO VENUTE MOSSE MA D’EFFETTO.
      MA COME SI FA A TRATTARE COSI’ I BAMBINI (AUTISTICI O MENO) MAGARI QUESTO IMBECILLE (E RICHIEDO SCUSA AGLI IMBECILLI) SE AVEVA DI FRONTE UNA VELINA GLI SPIEGAVA CON CALMA, MAGARI SPERANDO IN QUALCHE FAVORINO….GLI STESSI CHE FACEVA LA MADRE PER CONCEPIRLO.
      DOVREBBERO PRENDELO A RANDELLATE E CACCIARLO DA QUALSIASI LAVORO!

      DETTO QUESTO MI RIVOLGO A BARBARA, TI ABBRACCIO VIRTUALMENTE E ABBRACCIO FORTE IL TUO MAGNIFICO BAMBINO, SPIEGAGLI CHE AL MONDO PURTROPPO CI SONO PERSONE NON NORMALI DI TESTA (IL FOTOGRAFO E IL SUO ASSISTENTE DEFICENTE), MENTRE LUI (TUO FIGLIO) E’ UN GRANDE
      E DEVE PORTARE PAZIENZA……NELLA VITA POI VEDRAI, E TE LO AUGORO DI CUORE, IL TUO BAMBINO TI DARA’ GRANDISSIME SODDISFAZIONI. NON COME QUEL F..D. PUT. DEL FOTOGRAFO CHE FARA’ DISPERARE LA MAMMA.
      UN BACIO!
      A DIMENTICAVO SE ERO LI’ CON MIO FIGLIO E VEDEVO QUELLA SCENA PREGAVO TUTTI DI PORTARE VIA I BAMBINI E CERCAVO DI FARMI DARE IL RULLINO, COSI’ LO STRONZO TORNAVA IN AGENZIA A MANI VUOTE.
      SCUSATE LO SFOGO MA QUANDO SI TOCCANO I BAMBINI, IN QUALSIASI CASO, DIVENTO UNA BELVA.

    2. Daria scrive:
      Settembre 16th, 2008 alle 09:14

      Terribile! Come si fa a infierire su un bambino? Ma che razza di bestie siamo diventati? Viene davvero voglia di scappare da questo paese di incivili! Il mio obiettivo è riuscire a mettere i miei figli in condizione di potersi creare un futuro all’estero. In questo momento non mi sembra che l’Italia possa avere alcun futuro.

    3. Francesco Biondi scrive:
      Settembre 16th, 2008 alle 09:03

      Sono veramente rammaricato per la signora e per tutte quelle persone che ogni giorno devono guardarsi da gente del genere. Gente che punta il dito verso ciò che percepiscono come “diverso” . Purtroppo quello che è successo in quel centro commerciale riflette il mondo e la società in cui viviamo, dove (per esempio) un ragazzo del Burchinafaso viene ammazzato di legnate solo perché “diverso” e non fa notizia perché a morire non è stato un italiano bianco, biondo e milanese. Credo che il punto di partenza per curare queste persone malate (intendo proprio le persone che deridono o denigrano chi è diverso) che non arrivano a capire la bellezza della varietà e l’importanza dell’ugualianza dei diritti civili (che DOVREBBE essere tutelata dallì’articolo 3 della costituzione, ma andatelo a spiegare al sig. Berlusconi!), dovrebbe essere la scuola. E la cosa che rammarica è che stiamo tornando (cioe’ regredendo) alla vecchia scuola a classi differenziate: i ricchi coi ricchi, bianchi coi bianchi e “scemi” con gli “scemi”. Concludo salutando ancora la signora e il suo piccolo bambino speciale, con la certezza che di situazioni come quella sopra descitta ne vivrà ancora purtoppo, ma con la speranza che cresca agguerrito, forte e speciale come già è (a differenza di tutti gli altri, banali e deboli). I veri scemi sono solo quelli che non sanno stare fuori dal gregge. distinti saluti e auguri di cuore, a lei e al suo bambino.

    4. roberta scrive:
      Settembre 16th, 2008 alle 03:41

      Ho letto la lettera della nostra amica (perchè guarda Barbara che di amici anche se non ci conosci ne hai tanti) e ti chiedo scusa per quel Sub-umano (perchè è quella la categoria di appartenenza a quella specie) che hai incontrato. Ti prego, fai capire a tuo figlio che di stronzi così ne incontrerà molti strada facendo, ma siccome lui è e sarà più intelligente, passerà oltre. Informati invece a livello legale sul come EDUCARE e far PAGARE I DANNI a chi ha leso la tua ma soprattutto la dignità di tuo figlio.
      Qualcuno diceva: Chiedi e ti sarà dato. Se hai bisogno siamo qui.
      la tua amica Roberta

    5. roberto d'aniello scrive:
      Settembre 16th, 2008 alle 01:53

      mi dispiace infinitamente per quello che e’ successo.
      lei ha tutta la mia comprensione di padre.
      la societa’ oggi e’ profondamente razzista con chiunque e’ visto come
      ‘diverso’

    6. antonio riccardi scrive:
      Settembre 16th, 2008 alle 01:01

      cara mamma,
      ho letto con dolore e indignato quanto vi e´ successo.
      ho anche io una sorella, che a seguito di un banale intervento di tonsillectomia e´ rmasta con una gravissima forma di handicap.
      non puo´ e omo potra´ mai piu´ svolgere una vita in maniera autonoma.
      angela ( questo il suo nome ) e´ una ragazza comunque piena di vita e dignita´ , come anche suo figlio lo e´. volevo esprimervi pertanto la mia piu´ totale solidarieta´ e vicinanza.

    7. giulio scrive:
      Settembre 16th, 2008 alle 00:49

      dal mio punto di vista smetto di andare al carrefour se non ho notizia di provvedimenti della direzione del punto vendita di assago. credo che pubbliche scuse siano doverose

    8. cinzia scrive:
      Settembre 15th, 2008 alle 23:57

      Leggo e il mio cuore estraneo si strappa…non posso immaginare il suo. Si strappa per la cattiveria della gente, per la superficialità, per la loro normalità devastante. Siamo davvero arrivati a questo punto? sono davvero tutte le nostre vite così aride? Frettolose? egoiste? Ignoranti? Ma che paese siamo? Ma che persone siamo?.

    9. Rosaria scrive:
      Settembre 15th, 2008 alle 22:59

      Non ci sono parole per commentare quello che questa mamma racconta, possibile che a personaggi di questo genere sia consentito di organizzare e frequentare manifestazioni dedicate ai bambini. La vicenda merita sì una denuncia legale, ma ancora più dovremmo poter usare lo strumento della pubblicità contro per isolare con la pubblica opinione fatti di questo genere. Possiamo così ridare una dignità alla società cinica e amorale di cui siamo parte. Quindi indichiamo a quanti più possiamo la Carrefour di Assago, (l’addetta, il fotografo sui sessant’anni e il quarantacinquenne calvo sono troppo generici: meriterebbero di essere indicati con nome e cognome) perchè si assumano tutta la responsabilità della loro scarsissima civiltà.

    10. ANTONIO HV scrive:
      Settembre 15th, 2008 alle 22:54

      La tua storia Barbara mi lascia SENZA PAROLE, tutto ciò mi sembra incredibile, non riesco a credere che tra le tante persone presenti al centro commerciale, nessuna si sia sentita in dovere di dire o fare qualcosa. La commessa poi……….
      E noi saremmo un paese civile………

    11. renato ricci scrive:
      Settembre 15th, 2008 alle 22:49

      mi vergogno. allora, bisogna dirlo, vale tutto. stiamo diventando un popolo di schifosi. certo, dopo essere scivolati in basso, in quanto a democrazia. la democrazia, quando se ne va, non fa rumore. ti ritrovi in piena dittatura, e non ti spieghi come sia potuto accadere. ecco, anche questo episodio può essere l’inizio della fine.

      mi vergogno, signora barbara. grazie per la segnalazione, santoro.

    12. Andrea Resti scrive:
      Settembre 15th, 2008 alle 22:26

      Cara Signora Barbara,

      sono Andrea, papà di un bambino felice e “normodotato”. La Sua lettera mi ha turbato e avvilito.

      Ho scritto a “servizioclienti@carrefour.com” e ho promesso a questi signori, dal profondo del cuore, che se non faranno nulla per riparare alle cattiverie commesse verso il Suo bambino, non comprerò più nemmeno uno spillo da loro finché vivo. Non è molto, forse, ma è una promessa sincera.

      Se qualcun altro vuole fare come me, forse di fronte alla prospettiva di perdere non uno, ma magari cinquanta o cinquecento clienti, queste persone si fermeranno un attimo a pensare. E forse anche tra le persone che lavorano per la direzione di Carrefour ci sarà qualcuno capace di fermarsi, dispiacersi, chiedere scusa, riparare - per quanto si può - a quello che è accaduto. Chissà.

      Un bacio al Suo bambino,

      Andrea Resti, Milano

    13. roberto celani scrive:
      Settembre 15th, 2008 alle 21:59

      Ho provato dolore nel solo leggere il suo racconto.
      Per quello che può valere ha tutta la mia solidarietà di uomo, di cittadino e di genitore.
      Spero che la sua denuncia contribuisca a squarciare il velo di cinica indifferenza che forse addolora più del comportamento discriminatorio stesso.
      Una carezza al suo bimbo.

    14. Cri scrive:
      Settembre 15th, 2008 alle 21:39

      Ciao Barbara, io lavoro in un centro diurno per persone diversamente abili, e capisco cosa intendi quando dici che il bimbo capiva tutto…. Non piangere, perchè la gente ignorante non merita nemmeno le tue lacrime…. Cresci tuo figlio così come stai facendo, dagli tutte le opportunità, e riguardo alla commessa, digli di starsene lei lontana dalla gente… Ti abbraccio con sincerità.

    15. Jonathan scrive:
      Settembre 15th, 2008 alle 21:09

      Che dire: fatto discriminatorio alquanto grave, ma comunque indicativo di una situazione sociale che nel nostro paese sta notevolmente scemando a livelli davvero preoccupanti cosi come episodi di razzismo, xenofobia e via dicendo, totalmente FOMENTATI e presi a pretesto dalla solita politica ingorda!

    16. nino scrive:
      Settembre 15th, 2008 alle 20:36

      desidero che carrefour renda pubbliche le decisioni che intenderà adottare in seguito a questa vicenda, in quanto intendo valutare se continuare o meno a essere cliente dell’impresa in questione. segnalerò la lettera della signora Barbara a tutti i miei amici e conoscenti invitandoli a fare le mie stesse valutazioni. esprimo alla signora e al suo bambino mia più ampia e incondizionata solidarietà

    08 September

    Un'altra tragedia scaturita dalla stupidità....WHY?????

    Uccisa a 17 anni:voleva divorziare
    E' accaduto in Pakistan dove i genitori di Saira non hanno accettato il volere della figlia sposata dall'età di 9 anni con un uomo di 45
    ISLAMABAD
    Nuova tragedia familiare in Pakistan per un ennesimo caso di matrimonio combinato. Una ragazza di 17 anni è stata uccisa su commmissione dei suoi genitori per aver chiesto l’annullamento delle nozze al quale era stata costretta all’età di 9 anni.

    Saira Nusrat Bibi era stata costretta dalla sua famiglia a sposare un uomo di 45 anni e da qualche mese aveva intrapreso con successo una battaglia giudiziaria per ottenere l’annullamento del matrimonio. Proprio nel momento in cui stava uscendo dal tribunale di Sahiwal, nella provincia di Punjabi, la ragazza è stata circondata da un gruppo di uomini. Presa con la forza e portata davanti ai genitori, è stata uccisa.

    Saviano sfida i legali dei boss.

    Lo pubblico...per esprimere la mia solidarietà a Saviano...lo ammiro....e mi piacerebbe poterlo conoscere.....Vai Rob...non ti arrendere.....

    il NERO del carattere....non è casuale...sapete ke di norma scrivo azzurro....

    "Ognuno di voi lettori fa paura". Fa paura ai poteri camorristi che lui racconta. La voce di Roberto Saviano scende sul silenzio della platea del Teatro Sociale di Mantova, pieno fino all'ultimo posto. "Oggi sono 695 giorni che vivo sotto scorta. 11.120 ore. Non prendo treni, non salgo in macchina. Ho il sogno di una casa. Ma a Napoli l'ho cercata in via Luca Giordano, via Solimena, via Cimarosa. Niente. A Posillipo hanno chiesto un appartamento per me i carabinieri. Avevano risposto sì. Quando hanno visto che ero io, hanno detto: l'abbiamo affittata un'ora fa". Gli accessi del teatro sono controllati, agenti in borghese camminano fra le poltrone, quattro di loro stazionano sul palco. In platea - dice Saviano - anche gli avvocati dei boss che in aula lessero una lettera di minacce allo scrittore, al giudice Raffaele Cantone e a Rosaria Capacchione, giornalista del Mattino. Le parole di Saviano raccontano la camorra a mezzo stampa, disegnano lo spazio stretto di una narrazione alla quale è impedito il movimento libero e che è costretta a esprimersi in uno stato di limitazione che è l'antitesi del narrare e in fin dei conti della letteratura. Ed è a questo valore simbolico che si sono richiamati gli organizzatori del Festival mantovano chiedendo allo scrittore campano di chiudere la dodicesima edizione. Saviano è arrivato a Mantova con la sua scorta, "la mia falange", lasciando fino all'ultimo in sospeso gli organizzatori che hanno potuto comunicare la sua presenza solo venerdì mattina. Ottocento i biglietti venduti, svaniti nel giro di un'ora. Fuori al teatro si assiepa una folla silenziosa e ordinata. Saviano, camicia bianca e jeans, racconta come certa stampa locale si sia fatta megafono della camorra, con i suoi titoli e le allusioni, Pochi giorni dopo l'omicidio di don Peppe Diana, Il Corriere di Caserta titola "Don Peppe Diana era un camorrista": sono le parole di un boss, compaiono fra virgolette, ma per il giornale hanno un crisma di verità. Quando viene arrestato, l'assassino del sacerdote, De Falco, viene definito "boss playboy" e segue un pezzo sulle doti amatorie di altri camorristi. Quando è sequestrato il piccolo Tommaso Onofri, il giornale Cronache di Napoli titola: "Tommaso, il dolore dei boss". Qualche giorno dopo viene trovato il corpo di Tommaso. Titolo su Cronache di Napoli: "Tommaso è morto: l'ira dei padrini". Quando viene catturato un cugino di Francesco Schiavone, il titolo suona: "Cicciariello arrestato con l'amante". Il boss Prestieri viene dipinto come appassionato d'arte. Si racconta la passione di capoclan per la poesia e la narrativa. Un killer vince un premio letterario. Un altro titolo: "Sandokan a Berlusconi: i pentiti sono contro di noi". "Ma noi chi?", si chiede Saviano. E prova a rispondere. "Io sono un imprenditore, dice di sé Sandokan, e mi rivolgo al numero uno degli imprenditori, perché i pentiti non sono altro che concorrenti sleali". Le parole dette e scritte, rilanciate dai titoli. I ragazzi di Casal di Principe che recitano, come una cantilena: "Gomorra è pieno di favole, sono solo favole". Dalla carta stampata alla tv. Sullo schermo parte un video. La sorella di uno Schiavone, in un programma Mediaset, senza apparire fa sentire la sua voce a proposito di Saviano: "Ma cosa gli abbiamo fatto noi di Casale, gli abbiamo violentato la fidanzata?". Lo scrittore alza il viso dallo schermo: "Chi di voi dopo queste parole può dire che non è successo niente? Questa notte pensate se qualcuno viene da voi e dice queste parole, domandatevi se la vostra vita d'improvviso non diventa un pericolo per chi vi sta vicino". Gli avvocati dei boss che in aula hanno letto la lettera dei boss "sono qui in platea", dice Saviano. "Sono contento che vengano tutte le volte che parlo in pubblico. I vostri assistiti fateli venire direttamente, o pensate che io abbia paura? Ce lo diciamo sempre io e i miei ragazzi: noi non facciamo paura perché non abbiamo paura. È la letteratura che li terrorizza. Sono i lettori che fanno paura". La gente applaude in piedi, a lungo. Saviano si siede, le mani sul viso.

    05 September

    Benvenuta vernice solare!

    Energia da pannelli solari liquidi

     
    Fonti di energia rinnovavili, tecnologia sostenibile. Un pannello solare liquido, spalmabile come la vernice. Ecco la straordinaria invenzione nata in Italia, frutto del lavoro di un team di ricercatori che operano nell’ambito dell’Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati del Cnr di Bologna e commercializzata dall’austriaca Bleiner ag. L’idea di creare una vernice capace di trasformare in energia la luce del sole, operando come un vero e proprio pannello solare, non è nuova: decine di università e aziende in tutto il mondo hanno provato e stanno cercando di realizzarla. "Ma a riuscirci", racconta Thomas Bleiner, presidente dell’azienda, "noi siamo stati i primi. Si tratta dell’esito di una serie di studi compiuti da un gruppo capeggiato da Fabio Cappelli, Antonio Maroscia e StefanoSegato, che mette l’Italia all’avanguardia nel settore".
    Photon Inside, questo il nome del prodotto recentemente brevettato, è una vera e propria vernice solare, che può essere applicata direttamente sulle superfici.
    I vantaggi di Photon Inside rispetto ai prodotti fotovoltaici sembrano enormi: nessun impatto architettonico e ambientale, resistenza agli agenti atmosferici, nessun rischio di furto, possibilità di essere applicata su grandi superfici di tutti i tipi, persino su un vetro. E questo permette di trarre un grande rendimento. Con 50 metri quadrati si realizzano 3 kw, ma visto che si possono trattare superfici enormi si ricavano anche grandi quantità di energia rinnovabile.
    I costi rispetto al fotovoltaico tradizionale sono dimezzati: per un utilizzatore tipo (una famiglia), o una palazzina di tre piani suddivisa in sei appartamenti, ciascuno con un contratto di circa 3 kw, si dovranno verniciare 288 metri quadrati di tetto e/o facciata per soddisfare la domanda energetica, con una spesa totale di 59.400 euro.
    Ma quali sono gli impieghi possibili per Photon Inside? Tutti quei settori dove è precondizione fondamentale la leggerezza (nautico, aerospaziale, automotive), ma anche e soprattutto l’edilizia. La prima comparsa sul mercato avverrà nel campo navale. Pannelli solari verranno verniciati su yacht, che li sfrutteranno per alimentare le apparecchiature di bordo e il motore in caso di emergenza.

    04 September

    Dalla Svezia arriva Energy Ball la rivoluzionaria turbina a vento sferica

     

    La società svedese Home Energy ha recentemente rivelato una innovativa turbina a vento che ruota in una conformazione sferica. Sfuggendo dai tradizionali rotori per ottenere una struttura sferica, questa bellissima ridefinizione delle turbine a vento tradizionali utilizza il principio di Venturi, incanalando il vento tra le pale della turbina. La risultante turbina a vento sferica presenta efficienza superiore e livelli di rumore molto ridotti rendendola ideale per esigenze energetiche di piccola scala come un uso personale domestico. Anche il nome aggiunge qualcosa a tutto l’insieme, si chiama infatti Energy Ball, “Sfera Energetica” per la forma che assume quando è in rotazione.


    La maggior parte delle moderne turbine a vento utilizzano un semplice design a tre pale, in cui la testa del rotore è diretta nella direzione del vento da un computer. I vertici di queste turbine a vento possono raggiungere velocità sei volte superiori a quella del vento. Al contrario, la Energy Ball è progettata per sfruttare l’effetto Venturi, che era originariamente una misura della pressione creata incanalando un liquido incompressibile attraverso la sezione ristretta di un tubo. La sferica Energy Ball riprende questi principi e li usa per incanalare l’aria attraverso le sue sei pale e intorno al suo generatore.

    Questo risulta in una turbina a vento altamente efficiente che riesce a sfruttare anche venti di velocità molto bassa. Home Energy crea soluzioni energetiche di scala ridotta per abitazioni, comunità uffici, e strutture pubbliche.

    Fotovoltaico: la nuova frontiera si chiama «film sottile»

     


    DA VALENCIA. La nuova frontiera del fotovoltaico è sottile, anzi sottilissima, appena un micron. Si chiama "film sottile", la sua produzione costa meno dei pannelli tradizionali e sul lungo periodo promette un'efficienza maggiore.

    E' più adattabile alle superfici, come pareti, telefonini, borse e zaini; in alcuni casi flessibile, e impiega una minore quantità di silicio. Non stiamo parlando di futuro: già oggi il 10% del fotovoltaico installato a livello mondiale è rappresentato da questo segmento, mentre per il resto, secondo Photon international, a dominare il mercato sono ancora i pannelli tradizionali, divisi tra monocristallini, con una quota del 42,2% a livello mondiale, e policristallini, con il 45,2%.

    La previsione è che questa tecnologia arrivi al 20% di diffusione entro il 2020. Allo «European photovoltaic solar energy conference» in corso a Valencia diverse aziende hanno presentato offerte con queste caratteristiche: dalla Sunwell, di Taiwan, alla americana DuPont, passando dalla Bsc di Bangkok, tanto per nominarne alcune.

    Rispetto ad un pannello fotovoltaico tradizionale, spesso circa 200 micron, con il film sottile si arriva a dimensioni molto inferiori, fino a un micron. Il materiale semiconduttore viene depositato sopra supporti a basso costo, come il vetro, il metallo e la plastica. Tra i vantaggi c'è anche la possibilità di essere integrato meglio sulle superfici, in particolare sugli esterni degli edifici, con una maggiore capillarità e un migliore impatto visivo.

    Il materiale attualmente più utilizzato è il tellururo di cadmio, seguito dal diseleniuro di indio rame e il silicio amorfo. Nessuna di queste soluzioni arriva attualmente ad un'efficienza paragonabile a quella dei pannelli tradizionali: il tellururo di cadmio arriva all'11%, mentre una cella di silicio monocristallino arriva al 19%. Per questo la ricerca guarda oltre. L'italiana Renergies, insieme al dipartimento di Fisica dell'università di Camerino, sta lavorando sul fotovoltaico cristallino a film sottile: «Potremo arrivare a un'efficienza del 35% - spiega il presidente, Stefano Leoperdi – Crediamo che in tre anni si possa puntare alla commercializzazione».

    L'altro fronte è quello del film sottile organico, composto da molecole di polimeri, anche allo stato liquido, che possono essere "spruzzate" sulle superfici. Restiamo però ancora a livello di laboratorio: per la sua commercializzazione bisognerà aspettare almeno cinque anni.
    La ricerca punta a ridurre la dipendenza di silicio, elemento abbondante in natura, ma il cui processo di produzione richiede tempi lunghi.

    Va detto che «nel prossimo biennio il numero di aziende che producono silicio crescerà, portando ad una tendenziale diminuzione del prezzo – continua Leoperdi – ma la ricerca serve per ridurre la nostra dipendenza dalle aziende produttrici straniere e portare il fotovoltaico a livelli più maturi, oltre la dipendenza dagli incentivi».

    Salve, vorrei chiudere il conto

    L'ho trovata sul web..l'ho pubblicata pikkè è divertente...ma allo stesso tempo fa anke riflettere....come dico sempre...e l'amore mio si arrabbia...CI VORREBBE UN'ERUZIONE DEL VESUVIO!!!!!!!

    Ottobre 2003: Berliner Bank, filiale di Charlottenburg, Berlino.

    - Salve, vorrei chiudere il conto.
    - Bene, mi dia il numero del conto e un documento.
    - Ecco.
    - Come vuole ritirare il saldo?
    - Mi faccia un bonifico su questo conto in Italia.
    - Ecco fatto. Grazie e buona giornata.
    - A lei.

    Luglio 2006: Barclays Bank, filiale di Hyde Park Corner, Londra.

    - Salve, vorrei chiudere il conto.
    - Bene, mi dia il numero del conto e un documento.
    - Ecco.
    - Come vuole ritirare il saldo?
    - In contanti.
    - Bene, passi allo sportello per ritirare i suoi soldi. Sta lasciando il paese?
    - Be’, sì.
    - Se vuole può lasciarci il suo nuovo indirizzo per eventuali comunicazioni.
    - Ecco.
    - È tutto, grazie e buona giornata.
    - A lei.

    Agosto 2008: Banca Popolare di Bari, filiale di Secondigliano, Napoli.

    - Salve, vorrei chiudere il conto.
    - Uh gesù, e perché?
    - Perché ne ho aperto un altro dove vivo e non voglio tenerne due.
    - E perché no?
    - Perché il vostro conto non è gratuito e non ho motivo per tenerlo.
    - Uhm… Dammi il numero del conto.
    - Ecco.
    - Sei correntista da quattordici anni. È un peccato.
    - Perché? C’è un premio fedeltà al quindicesimo anno?
    - (ride) No no, è che sei un correntista affezionato.
    - Veramente io ero correntista del Banco di Napoli, poi hanno venduto questa filiale… Comunque mi versi il saldo su questo conto qui.
    - Fammi vedere.. D.. E.. ma non è un conto italiano!
    - Embe’? È un conto tedesco.
    - Ah, e allora no, non lo possiamo fare.
    - E perchè?
    - Non lo so, so solo che non lo possiamo fare.
    - Guardi che la Germania sta nell’area unica dei pagamenti in euro. Per questo c’è l’IBAN.
    - Giovano’, mi vuoi insegnare il mio lavoro?
    - Lo ha detto lei, di non sapere perché non può fare un bonifico all’estero. Mica io.
    - Non possiamo farlo insieme alla chiusura del conto.
    - Posso parlare con il direttore?
    - Aspetta, ci parlo io (si alza e scompare dietro una porta)

    - (torna con un caffè in monouso) Allora, in via del tutto eccezionale, te lo facciamo.
    - (tralasciando la possibilità di innescare una polemica sull’abitudine napoletana di non riconoscere mai l’infondatezza di una propria affermazione, neanche di fronte allo sbugiardamento più evidente, ma di camuffarla dichiarando di accondiscendere “in via del tutto eccezionale”) Quanto tempo ci vuole per avere i soldi sull’altro conto?
    - Eh, dipende. Io oggi faccio la richiesta di chiusura del conto. Domani o dopodomani, se non ci sono problemi, te lo chiudiamo, poi devi aspettare quattro o cinque giorni per avere i soldi. Dammi un numero di telefono, caso mai ti avvisiamo.
    - Zero zero quattro nove uno sette…
    - Che numero strano, che è?
    - È un numero di cellulare. È tedesco.
    - Eh, e allora è inutile, quelle non ti chiamano in Germania.
    - Quelle chi?
    - Le signorine del call center.
    - Allora le do il numero di casa dei miei.
    - Stanno a Napoli?
    - Purtroppo per loro, sì.
    - E tu stai in Germania, lontano dalla famiglia? Poveri genitori.
    - Stia tranquillo, i miei genitori preferiscono sapermi in un posto dove posso chiudere un conto in banca e avere indietro i miei soldi in cinque minuti e non in una settimana.
    - (ride)
    - (pensa che c’è poco da ridere)
    - Allora, la banca è De.. Deu.. Tzs.. tzsksch… Come si pronuncia?
    - Doicce Banc.
    - Ah sì, la conosco. Sta a Casoria.
    - Be’ sì, ogni tanto queste piccole banche locali tedesche riescono ad aprire qualche filiale nelle grandi potenze economiche come la nostra.
    - Ecco fatto, allora se decidi di tornare a Napoli riapri il conto da noi, mi raccomando.
    - (soffocando la risposta d’istinto “manco morto”) Sicuramente. Arrivederci.
    - Ciao bello.

    03 September

    Energia solare....

    La 'rivoluzione solare' e' alla porte: bastera' saper cogliere l'occasione. Cosi' entro il 2030 il solare fotovoltaico fornira' energia elettrica a due terzi della popolazione mondiale, oltre 4 miliardi di persone. Questa la fotografia scattata dal rapporto 'Solar Generation' di Greenpeace ed Epia (European photovoltaic industry association), secondo cui la tecnologia fotovoltaica sara' economicamente competitiva rispetto alle fonti fossili tradizionali gia' dal 2015 nei paesi dell'Europa meridionale, e dal 2020 nell'intero continente. Entro il 2030, secondo il rapporto, saranno installati 1.800 GW di pannelli solari nel mondo, capaci di generare 2.600 miliardi di chilowattora, cioe' il 14% circa del fabbisogno mondiale di elettricita', oltre il doppio di quanto fornito oggi dal nucleare, secondo uno scenario avanzato. L'energia pulita arrivera' a 1,3 miliardi di persone in regioni urbanizzate, e oltre 3 miliardi in aree non ancora raggiunte dall'elettricita'. ''Un tale sviluppo e' parte della rivoluzione energetica necessaria per affrontare i cambiamenti climatici e ridurre le emissioni globali di gas serra del 50% al 2050'' afferma Francesco Tedesco, responsabile campagna Energia e Clima di Greenpeace. Insomma, ''il nuovo rapporto conferma l'imponente crescita del fotovoltaico nel mondo - afferma il presidente di Epia, Ernesto Macias - e dimostra che, con adeguate politiche di sostegno ha le potenzialita' per divenire una delle maggiori fonti energetiche''. Intanto ''in Italia ancora oggi oltre l'82% degli incentivi - spiega Tedesco - vanno a impianti a base fossile e non alle fonti rinnovabili''. Greenpeace si riferisce al meccanismo del Cip6, che nel 2007 in Italia ha consegnato alle fonti fossili ''assimilate'' circa 3,7 miliardi di euro, mentre il solare fotovoltaico ha ricevuto appena 26 milioni di euro, meno dell'uno per cento. La 'rivoluzione solare' permettera' di tagliare 1.600 milioni di tonnellate di CO2 nel 2030, pari alle emissioni attuali di Italia e Germania, e creare milioni di nuovi posti di lavoro. Gia' oggi, conclude Greenpeace, sono circa 120 mila i 'colletti verdi' che lavorano nel fotovoltaico nel mondo. Il rapporto prevede che il dato potra' raggiungere i 2 milioni nel 2020, e 10 milioni nel 2030, considerando per il 2030 uno scenario avanzato dove il comparto avra' un valore di circa 450 miliardi di euro.

    IL Solare Termico...

    Negli Usa i primi impianti di grande potenza. E a costi competitivi
    LESTER BROWN
    EARTH POLICY INSTITUTE
    Dopo 15 anni di ibernazione, gli impianti a energia solare di tipo termico hanno fatto un balzo nel 2007, con 100 megawatt di nuova potenza installata nel mondo. Negli Anni 90 i prezzi bassi dei combustibili fossili, combinati con la fine degli incentivi statali, aveva tagliato le gambe allo sviluppo del solare termico. Adesso, con il rapido aumento del prezzo dell’energia, le preoccupazioni crescenti per i cambiamenti climatici e nuovi sussidi in arrivo, questa tecnologia sta conoscendo un periodo d’oro.

    Il potenziale del solare è virtualmente illimitato. L’energia che arriva sulla Terra dalla nostra stella in 70 minuti è equivalente al consumo annuo di tutto il Pianeta. La potenza installata del solare termico («Concentrating solar thermal power» o «Csp») raddoppierà ogni 16 mesi nei prossimi cinque anni, arrivando a 6.400 megawatt nel 2012, 14 volte quella odierna. A differenza del solare fotovoltaico, che usa semiconduttori al silicio per convertire i raggi solari direttamente in elettricità, le centrali «Csp» usano il calore. Come gli specchi di Archimede, le superfici riflettenti concentrano i raggi in un contenitore pieno di liquido, generando vapore, che a sua volta muove le turbine per produrre elettricità. C’è bisogno di un forte irraggiamento e i deserti sono il luogo ideale. Questa tecnologia non emette gas serra e sfrutta un «combustibile» gratuito. In più l’eccesso di calore raccolto durante il giorno può essere sfruttato per continuare a produrre elettricità di notte.

    Usa e Spagna sono i due Paesi leader. Insieme metteranno in campo 5.600 megawatt di capacità installata entro il 2012, il 90% del totale mondiale. Il più grande progetto già realizzato è la «Solar Electricity Generating Station» nel deserto del Mojave, in California, entrato in funzione tra il 1985 il 1991 con 354 megawatt. Nel giugno del 2007 è stato affiancato dal «Nevada Solar One» di 64 megawatt. Oggi ci sono una dozzina di centrali «Csp» in progetto negli Usa, per circa 3.100 megawatt: notevoli sono il «Mojave Solar Park» da 553 megawatt, il «Solar One» da 500 e il «Solar Two» da 300, tutti in California, oltre a una centrale da 300 megawatt in Florida e una da 280 in Arizona. In Spagna è entrata in funzione la «PS10»: la torre è parte di un progetto da 300 megawatt, la «Solúcar Platform».

    Ma il progetto che potrebbe cambiare le sorti del solare termico è in Nord Africa: meno dello 0.3% della superficie dei deserti in Africa del Nord e Medio Oriente potrebbe produrre abbastanza elettricità per tutta l’Unione Europea. La «Trans-Mediterranean Renewable Energy Cooperation» - un’iniziativa del Club di Roma, della Climate Protection Foundation di Amburgo e del National Energy Research Center in Giordania - ha lanciato nel 2003 il «Desertec Concept», un piano per sviluppare una rete per l’energia rinnovabile tra Europa, Medio Oriente e Nord Africa. Il piano prevede centrali «Cps» per 100 mila megawatt e cavi ad alta tensione attraverso il Mediterraneo. La nazione leader è l’Algeria, che ha progettato un cavo lungo 3.000 chilometri tra Adrar e Aquisgrana per esportare 6.000 megawatt di elettricità solare in Europa entro il 2020. Gli incentivi statali giocano un ruolo importante. Negli Usa i sussidi arrivano al 30%, in Spagna i produttori di energia solare hanno un prezzo garantito di 0.26 euro per kilowattora. Negli Usa il costo del solare termico è di 13-17 centesimi al kilowattora, compresi i sussidi, il che significa che le centrali «Cps» sono già competitive con quelle a gas. Il dipartimento dell’Energia statunitense vuole ridurre il costo a 5-7 cents entro il 2020, rendendo i «Cps» competitivi anche con le centrali a carbone. Francia, Grecia, Italia e Portogallo hanno in progetto centrali «Cps» per 3.200 megawatt entro il 2020; la Cina per 1.000 megawatt. In Israele, il ministero delle Infrastrutture prevede la costruzione di una centrale da 250 megawatt nel Negev: produrrà elettricità per le 100 mila auto elettriche che la «Project Better Place» ha pianificato di produrre entro il 2010.

    Uno studio della Ausra, azienda specializzata in energia solare, evidenzia che il 90% dei combustibili fossili usati negli Usa per produrre elettricità e nei trasporti potrebbe essere sostituito dall’energia di centrali «Csp», a costi minori di quelli del petrolio. Per ospitare gli impianti ci vorrebbero 38.850 chilometri quadrati, una volta e mezzo il Piemonte. Sembra tanto, ma le centrali «Csp», a parità di energia prodotta, usano meno terra degli impianti idroelettrici, se consideriamo le superfici coperte dai laghi artificiali creati dalle dighe, o delle centrali a carbone, se consideriamo la terra distrutta dalle miniere. Di questo passo nel 2020, le «Csp» potranno sostituire 135 impianti a carbone, i peggiori dal punto di vista ambientale.

    Adattato da: «Plan B 3.0: Mobilizing to Save Civilization» (Edizioni Ambiente, 2008)

    Chi è Lester Brown Ecologista
    RUOLO: E’ FONDATORE DEL WORLDWATCH INSTITUTE E DIRETTORE DELL’EARTH POLICY INSTITUTE A WASHINGTON
    LIBRI «ECO-ECONOMY» E «PLAN B 3.0 MOBILIZING TO SAVE CIVILIZATION»