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    October 20

    Appello dalla tendopoli...

    Questo è l'appello accorato del blog di Miss Kappa a far circolare questa richiesta d'aiuto.

    "" URGENTISSIMO
    Domani rientrerò a L'Aquila. Nella casa presa in affitto. Sarò di nuovo in prima linea. Per qualche giorno avrò difficoltà di connessione. Vi lascio un messaggio importantissimo. Fatelo girare più che potete. Aiutateci. Gli attendati hanno bisogno della solidarietà di tutti gli Italiani. Visto che dal Governo e dalle amministrazioni locali non arriva.

    OTTOBRE 2009: ALL’AQUILA È EMERGENZA UMANITARIA

    Facciamo appello a tutti coloro che in Italia hanno dimostrato sensibilità a quanto qui è successo e continua ad accadere.
    A chi ha mantenuto alta l’attenzione sul dramma che ha colpito il nostro territorio e sulla gestione del post sisma.
    Oggi, il 18 di ottobre, all’Aquila fa freddo. Siamo nella fase più drammatica, la notte già si sfiorano i -5°C ed andiamo incontro all’inverno, un inverno che sappiamo essere spietato.
    Le soluzioni abitative, promesse per l’inizio dell’autunno, non ci sono. Circa 6000 persone sono ancora nelle tende. Meno di 2000 persone sono finora entrate negli alloggi del piano C.A.S.E o nei M.A.P.La maggior parte degli Aquilani sono sfollati altrove in attesa da mesi di rientrare.
    Ora, con lo smantellamento delle tendopoli altre migliaia di persone sono state allontanate dalla città e mandate spesso in posti lontani e difficilmente raggiungibili. Noi, definiti “irriducibili”, siamo in realtà persone che (come tutti gli altri) lavorano in città, i nostri figli frequentano le scuole all’Aquila, molti non sono muniti di un mezzo di trasporto, altri possiedono terreni od animali a cui provvedere. Siamo persone che qui vogliono restare anche per partecipare alla ricostruzione della nostra città. Da oltre sei mesi viviamo in tenda, sopportando grandi sacrifici, ma con questo freddo rischiamo di non poter più sopravvivere. Se non accettiamo le destinazioni a cui siamo stati condannati (che sempre più spesso sono lontanissime) minacciano di toglierci acqua, luce, servizi. Oggi, più di ieri, abbiamo bisogno della vostra solidarietà. Gli enti locali e la Protezione Civile ci hanno abbandonati. Secondo le ultime notizie che ci giungono i moduli abitativi removibili che stiamo richiedendo a gran voce da maggio, forse (ma forse) arriveranno tra 45 giorni. Oggi invece abbiamo bisogno di roulotte, camper o container abitabili e stufe per poter assicurare una minima sopravvivenza. Visto che le nostre richieste alla Protezione Civile e al Comune non sono prese in minima considerazione chiediamo a tutti i cittadini italiani un ulteriore sforzo di solidarietà. E abbiamo anche bisogno di non sentirci soli. Per questo vi chiediamo di organizzare dei presidi nelle piazze delle città italiane per SABATO 24 OTTOBRE portando nel cuore delle vostre città delle tende per esprimere concretamente solidarietà a noi 6000 persone che viviamo ancora nelle tende ad oltre sei mesi dal sisma. Un'altra emergenza è cominciata oggi. Non dettata da catastrofi naturali ma dalla stessa gestione del post sisma, da chi questa gestione l’ha portata avanti sulla testa e sulla pelle delle popolazioni colpite.
    Alcuni abitanti delle tendopoli sotto zero.

    Per donazioni e contatti:
    emergenzaottobre2009@gmail.com
    339.19 32 618 - 347. 03 43 505

    per ulteriori informazioni aggiungo il mio numero
    348. 30 55 965 ""

    October 08

    Aiuti per le aziende abruzzesi del dopo terremot

    Codacons: Un aiuto concreto ai piccoli imprenditori e agli artigiani de L'Aquila

    Nasce il portale di e-commerce per i prodotti del territorio aquilano

    Codacons: Un aiuto concreto ai piccoli imprenditori e agli artigiani de L'Aquila

    E' stato inaugurato il sito web attraverso il quale 53 aziende abruzzesi proporranno in tutto il mondo i loro prodotti di artigianato ed enogastronomia tipica del territorio, reagendo in modo concreto ed efficace alla crisi del settore generata dal recente terremoto.

    "Okabruzzo.it - l'aquila vola a casa tua" è un negozio su internet con un catalogo di oltre 700 offerte relative a prodotti locali: dalla Mortadella di Campotosto al Pecorino Canestrato di Castel del Monte, dal Prosciutto nero d'Abruzzo alla Cicerchia Di Castelvecchio, passando per i Tozzetti d'Abruzzo e per la Farina di farro di S. Stefano di Sessanio. Ma su questo portale è possibile trovare anche ceramiche, centrotavola, piatti e altra oggettistica tipica aquilana. 

    "Attraverso il web si vuole creare un canale commerciale alternativo, capace di favorire non solo la sopravvivenza ma anche la crescita delle diverse attività produttive aquilane , messe in ginocchio dal terremoto - spiega il Presidente Codacons, Carlo Rienzi, che assieme al Comitas ha promosso l'iniziativa - garantendo al tempo stesso la serietà e la genuinità dei produttori". E' stato possibile realizzare l'iniziativa grazie al sostegno ottenuto da Monopoli di Stato, Sisal e Mkt121, con il patrocinio della Provincia dell'Aquila, la Collaborazione di Confindustria, Confartigianato e CNA che insieme hanno creduto alla possibilità di trasformare una calamità in una opportunità, riuscendo a stimolare le aggregazioni in filiera e l'innovazione ICT per raggiungere mercati altrimenti irraggiungibili.

    Fondamentale il contributo di Poste Italiane che ha garantito la consegna gratuita in tutta Italia entro 24 ore per pacchi fino a trenta chili. "Noi tuteliamo le piccole aziende anche in questo modo, con impegni positivi e reali - conclude Rienzi - l'attività aquilana enogastronomica e dell'artigianato artistico è davvero molto interessante e il nostro obiettivo e proprio quello di farla scoprire e rivalutare creando benefici immediati e prospettive concrete".

    I dettagli dell'iniziativa sul sito: www.okabruzzo.it
    September 23

    IVA non dovuta sulla tassa sui rifiuti...rimborso...

    Sapevate che per anni si è pagata una imposta applicata su un’altra imposta? Sapete qual è la differenza fra Tassa ed Imposta?

     

    Una Imposta è un tipo di tributo distinto dalla Tassa. Per Imposta infatti, si indica una delle voci di entrata del bilancio dello Stato, ed è costituita da un prelievo coattivo di ricchezza non legato ad una specifica prestazione da parte dello Stato o degli altri enti pubblici. Viene appunto … imposta. Senza avere di contro un servizio da parte dell’Ente erogatore.

     

    L’i.v.a. è i’Imposta sul Valore Aggiunto. Viene calcolata sugli acquisti di varia natura. Con percentuali diversificate a seconda della tipologia di beni o servizi acquistati. Il pagamento di tale imposta, non da diritto a nulla, ma alimenta le casse dello Stato.

     

    La Tassa invece è legata ad una prestazione/servizio da parte di un ente pubblico ai cittadini. La troviamo quindi – ad esempio – sulle Concessioni governative, i servizi aeroportuali o marittimi, nelle Licenze…

     

    Ora: cos’è la T.A.R.S.U.? (O la T.I.A. – Tassa Igiene Ambientale) E’ una imposta – e non una tassa – in quanto è stato stabilito per legge  che “il presupposto impositivo non è il servizio prestato dal Comune, ma la potenziale attitudine a produrre rifiuti da parte dei soggetti detentori degli spazi”. L’importo da pagare quindi, non è commisurato ai rifiuti realmente prodotti, ma alla quantità degli spazi occupati. Per questa ragione questa “tassa” ha natura di Imposta.

     

    Si può legalmente calcolare una imposta su un’altra imposta? Assolutamente no. Per Legge. Eppure da anni, proprio sulla Tassa Smaltimento Rifiuti, in molte occasioni i Comuni hanno calcolato – e calcolano ancora – l’Imposta sul Valore Aggiunto: l’i.v.a.

     

    C’è voluta una recente sentenza della Corte di Cassazione ed una successiva della Corte Costituzionale per vedere allineati a livello Europeo i Diritti dei cittadini Italiani sul pagamento – illegale – di questa stramba imposta sull’imposta.

     

    E’ stato calcolato peraltro, che il rimborso medio per ogni famiglia, calcolato sugli ultimi dieci anni di i.v.a. incongruamente pagata ai Comuni, sia di circa 350 euro. Una bella sommetta.

     

    Cosa fare per ottenere il rimborso:

     

    • Se non avete nulla che provi il versamento dell'Iva perché avete solo I bollettini, usateli comunque senza indicare gli importi dell'Iva versata.
    • Se negli ultimi 10 anni è cambiato il gestore del servizio, ad esempio siete passati dal versamento al comune a quello all'ente municipalizzato, inviate due richieste separate per i rispettivi periodi di competenza.
    • La prescrizione per la richiesta di rimborso dell'Iva è di 10 anni, ma potete bloccare questo termine inviando il modulo tramite raccomandata con ricevuta di ritorno.
    • Il comune o gli altri enti a cui avete pagato la Tarsu hanno 90 giorni per rispondere alla vostra richiesta di rimborso. Se non rispondono vale il principio del "silenzio diniego".
    • Potete presentare la richiesta di rimborso fino al 24 luglio 2011, ovviamente più aspettate più slittano i termini di prescrizione. In pratica entro il 2009 potete chiedere il rimborso fino al 1999, dal 2010 potete risalire al 2000 e così via.

    Cosa fare se negano il rimborso
    Se l'Ente non riconosce la sentenza della Corte costituzionale e vi nega il rimborso, o non risponde, potete presentare un ricorso alla commissione tributaria provinciale. Potete farlo come singolo contribuente se il valore della causa risulti inferiore a 2.582,28 euro. Al di sopra di questa cifra è necessario farsi assistere da un avvocato. Per fare ricorso alla commissione avete 60 giorni di tempo dal momento in cui ricevete la risposta negativa dell'ente o dal termine dei 90 giorni dalla presentazione della richiesta di rimborso.

     

    (Questo iter è consigliato dall’Organizzazione Nazionale a sostegno dei Consumatori: Altroconsumo)

     

    Una volta in più, si “scopre” per puro caso una aberrazione: la stessa Legge infatti, decreta che l’imposta sui rifiuti non può essere gravata da imposta. Ma i Comuni sempre più spesso, fanno orecchie da mercante. Contano sull’ignoranza legislativa della gente comune che dovrebbe invece avere il sacrosanto Diritto di non dover essere oltre che cittadini, avvocati, giuristi e commercialisti per comprendere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

     

    Inoltre, ancora una volta una informazione importante come questa, viene completamente dribblata dai mezzi di Comunicazione di Stato: nessuna televisione o testata nazionale si è profusa in spiegazioni dettagliate e chiarimenti.

     


     


    September 15

    Influenza suina e vaccini...

    Dico no ai vaccini e spiego perché
    Romina Power   
    Romina PowerLettera di Romina Power ai ministri: "Dico no ai vaccini e vi spiego perché".

    Alla cortese attenzione del Ministro della Salute, On. Maurizio Sacconi e del Vice Ministro della Salute, On. Ferruccio Fazio.

    Egregio Signor Ministro, Egregio Signor Vice Ministro. Vi scrivo in merito alla supposta "pandemia" A/H1N1, meglio nota come "febbre suina". Secondo quanto avete dichiarato ai media, sono previste per l'Italia due tranches di vaccinazioni; la prima in autunno 2009 e una successiva all'inizio del 2010. Come cittadina italiana e contribuente, mi permetto dunque di sottoporVi alcuni seri dubbi riguardo all'opportunità della campagna di vaccinazione.
    1. Secondo quanto apprendo dalle Vs dichiarazioni, i sintomi dell'influenza A/H1N1 non sarebbero altro che quelli della normale influenza stagionale, in forma più lieve per giunta. E mentre l'influenza stagionale provoca fino a 5000 decessi ogni anno solo in Italia, in questi mesi la A/H1N1 ha provocato "soltanto" poco più di 700 decessi in tutto il mondo.
    2. E' perfino superfluo rammentarVi quanto possa essere nocivo un vaccino al sistema immunitario, specialmente nei bambini e negli anziani e, di conseguenza, quanto sia inopportuno scegliere la strada del vaccino per malattie di poco conto e scarsamente nocive come questa influenza suina.
    3. Gravissime accuse contro l'OMS, le case farmaceutiche Baxter, Sanafi-Aventis e Novartis e una serie di personaggi di rilievo della finanza e della politica internazionale, sono state mosse dalla nota giornalista austriaca Jane Burgermeister (leggi La Scienza Verde di agosto). Secondo la denuncia, sia il vaccino che la stessa epidemia A/H1N1 sarebbero armi biologiche deliberatamente utilizzate per la riduzione della popolazione mondiale.
    4. L'ingiunzione dell'affermata giornalista contiene una dettagliata documentazione atta a dimostrare la reale entità dell'epidemia di influenza suina e del relativo vaccino, nonché le gravissime responsabilità degli enti e delle persone chiamate in causa. Sulla base dell'ingiunzione presentata dalla Burgermeister, sono attualmente in preparazione un'ulteriore ingiunzione ed una mozione ad opera di un team di esperti legali americani. Per quanto le gravissime accuse mosse contro l'OMS e Big Pharma siano ancora da dimostrare in tribunale, sarebbe quanto meno opportuno che il Ministero della Salute tenesse conto di queste, prima di "buttarsi a pesce" nell'avventura di una vaccinazione di massa.
    5. La stessa OMS non ha escluso rischi, affermando che "nella produzione di alcuni vaccini per la pandemia sono coinvolte nuove tecnologie che non sono state ancora valutate estensivamente per la loro sicurezza in certi gruppi della popolazione".
    6. Una serie di eventi e circostanze getta pesanti ombre su questa vaccinazione, nonché sul ruolo di Big Pharma nella politica sanitaria dell'OMS.
    7. Il Vice Ministro Fazio ha dichiarato che il costo per l'acquisto dei vaccini ammonterebbe a "poche centinaia di milioni di euro". Una cifra, secondo il Vice Ministro che non creerebbe problemi, neanche in "periodi di magra" come questi. Con tutto il rispetto, considero questa dichiarazione un vero e proprio insulto ai cittadini che faticano ad arrivare a fine mese! Per questa serie di ragioni, mi appello al Vostro buon senso, nonché alla Vostra professionalità, nel chiederVi di riconsiderare la Vostra posizione sulla campagna di vaccinazione per l'A/H1N1 indicata dall'OMS, sulla base di quanto riportato sopra. Al di là delle direttive dell'OMS, la responsabilità politica in materia di sanità in Italia spetta al Ministero e per questo mi rivolgo a Voi. Vi anticipo che, nell'eventualità di una vaccinazione di massa, non mi sottoporrò ad essa. Se anche tale vaccinazione fosse fortemente vincolante o addirittura (Dio non voglia!) coatta, la rifiuterei comunque, sulla base dei punti elencati sopra, nonché delle ingiunzioni presentate. Sono in procinto di contattare la signora Burgermeister ed alcune delle più note associazioni italiane in difesa della libertà di scelta in materia di vaccinazioni sperando di ricevere aiuto e consiglio. Includo in copia conoscenza CC alcuni dei migliori siti internet italiani di informazione, al fine di lasciare una traccia di quanto Vi ho scritto. Se i gestori di tali siti internet e blog vorranno pubblicare questo mio appello a Voi, hanno il mio pieno consenso a farlo. Auspico anzi che da tale lettera possa eventualmente nascere una petizione da sottoporre alla cortese attenzione del Ministero della Salute, al fine di sensibilizzarlo ulteriormente al problema, poiché al di là della preoccupazione di alcuni cittadini per questa influenza suina - preoccupazione esclusivamente generata dal vergognoso ed ingiustificato allarmismo dei media tradizionali (un vero e proprio "terrorismo mediatico")- tanti italiani sono contrari al vaccino, lo reputano inutile e nocivo e vi intravedono i forti interessi lobbistici di Big Pharma, se non il tentativo di introdurre politiche di "militarizzazione" della sanità e di recare danno alla salute della popolazione. Nella speranza che gli argomenti esposti possano essere da Voi presi in considerazione, Vi porgo distinti saluti.

    Romina Power
    September 10

    Tre comitati scrivono al Presidente della repubblica dopo al sua visita in Abruzzo

    Lettera dei terremotati a Napolitano: «La verità è che restiamo senza case»

    «Dopo cinque mesi non sappiamo dove passeremo l'inverno e gli alberghi sono già pieni di sfollati»

     

    Caro Presidente,

    le cronache sulla sua visita di ieri nella nostra città, a cinque mesi dal terremoto del 6 aprile, parlano del calore con cui gli aquilani l'hanno accolta e riferiscono del conforto da lei espresso nel vedere, dopo tutto quello che è successo, “fiducia e gente sorridente” che “crede molto nelle istituzioni”. Altro, a parte le note di colore, non è stato riportato. Sappiamo che ha parlato con i responsabili della Protezione Civile, con i rappresentanti locali. Ha avuto modo di chiedere, di vedere e di informarsi. Ma non ha aggiunto altro.

    E' vero caro Presidente. Noi, anche quelli che non erano lì a stringerle la mano o ad ascoltare l'inno di Mameli, crediamo molto nelle istituzioni. Anzi moltissimo. Perché per noi le istituzioni rappresentano la possibilità di affrontare insieme i problemi di una comunità per risolverli insieme. Quindi dato che di problemi, dal 6 aprile, ne abbiamo un po' più del normale, nelle istituzioni crediamo molto, anche perché ne abbiamo molto bisogno. Questo lei lo sa, lo ha visto. Ha visto la distruzione immensa. Sa, come tutti noi, che da un evento del genere non ci si riprende se non attraverso sforzi collettivi eccezionali e soprattutto attraverso le scelte giuste. Altrimenti, semplicemente, le città e i paesi muoiono.

    Ha visto, caro Presidente, il sorriso riaffiorare su qualche volto degli abitanti di Onna. Perché dopo i troppi lutti e la sofferenza di cinque mesi di tenda, potranno avere un tetto nel piccolo villaggio di case di legno che sorge accanto al paese distrutto. Ha potuto capire, caro Presidente, che la speranza è nel poter riallacciare i fili spezzati con le persone e i luoghi. E' poter restare insieme e restare lì. Vicino alla tua casa rotta, o mezza rotta, smozzicata, scoperchiata, ma che è la tua casa. La speranza è di ricostruire la casa, la scuola, le strade e le piazze e di ritrovarsi insieme.

    Ma sulla strada che dall'Aquila conduce ad Onna, caro Presidente, avrà visto anche il cantiere di Bazzano, dove si costruisce il più grande dei 19 nuovi insediamenti destinati ad ospitare chi ha perso la casa. E' il Piano C.A.S.E. (Comitati Antisismici Sostenibili Ecompatibili), voluto dalla istituzione Protezione Civile, previsto da un decreto legge dell'istituzione Governo, convertito in legge dall'istituzione Parlamento, approvato con il sostegno convinto dell'istituzione Regione Abruzzo e con l'avvallo delle istituzioni Provincia e Comune dell'Aquila. E questa è tutta un'altra storia. Ed è, purtroppo, quella vera che nulla ha a che vedere con la vicenda di Onna, è il suo contrario.

    Il Piano era già pronto, ambizioso e innovativo: per la prima volta gli sfollati non sarebbero stati ridotti in roulotte o container ma, dopo qualche tempo in tenda, avrebbero avuto direttamente case vere, antisismiche, ecologiche e con tutti i comfort. Circa 5.000 abitazioni per circa 15.000 persone, che vi avrebbero abitato il tempo necessario a ricostruire la propria casa.

    Così 30 mila persone sono state tenute in tenda per cinque mesi e altrettante, lontane negli alberghi della costa abruzzese, perché tutti, in autunno, avrebbero potuto avere un tetto: chi riparando i danni lievi della propria abitazione, chi trovando posto nelle nuove C.A.S.E.. Ma, caro Presidente, non è andata così. Non gliel'hanno detto?

    Le tende hanno cominciato a toglierle davvero, solo che le case danneggiate non sono state riparate e le C.A.S.E., quando saranno tutte consegnate (dicembre? febbraio? aprile?), non basteranno. Per cui le persone dalle tende vengono trasportate in caserma o in albergo - la destinazione viene comunicata poco prima in modo da ridurre il rischio di rimostranze. Gli alberghi dell'aquilano sono pieni e quindi decine di migliaia di persone dovranno essere piazzate in altri territori e province. Chi ha la fortuna di avere ancora lavoro a L'Aquila o ha un figlio da mandare a scuola, potrà viaggiare con mezzi propri o autobus navetta, questi – pare – messi a disposizione dalle istituzioni. Gli altri staranno lì in attesa degli eventi.

    Questa è la storia di una devastazione annunciata, caro Presidente. Lo smembramento delle comunità, praticato all'indomani del terremoto, viene proseguito dopo cinque mesi e perpetuato in quelli a venire. Perché non si è saputo e non si è voluto dare priorità alla ricostruzione ma alla costruzione del nuovo. E poi l'antico adagio resta valido: divide et impera. Se vuoi comandare sulle persone, tienile separate. Nei campi tenda, dove le persone per forza stanno insieme, è vietato distribuire volantini, è vietato riunirsi e discutere liberamente. I diritti e le libertà costituzionali, caro Presidente.

    Con tutte le nostre forze, da subito, abbiamo chiesto alle istituzioni che venissero risparmiate sofferenze, denaro pubblico e le bellezze del territorio, ricorrendo a case di legno, prefabbricati e simili. Soluzioni rapide (4 settimane per averle pronte), economiche (un terzo di una C.A.S.A.), dignitose, sicure, che permettono di restare vicini nel proprio territorio da ricostruire e che possono essere rimosse quando non serviranno più. Ma non c'è stato nulla da fare. Le istituzioni non hanno voluto ascoltare.
    Bisogna costruire le nuove C.A.S.E. 24 ore al giorno, spendendo tutti i soldi che ci sono davvero - oltre 700 mil. di euro - e usando pure quelli donati dagli italiani. Tirando su, in tutta fretta, insediamenti che saranno definitivi, dove capita, senza logica urbanistica, senza minimamente rispettare criteri di prossimità ai nuclei precedenti. Intanto, tutto il resto, con l'inverno alle porte, è fermo. Il riparabile non viene riparato, il centro storico resta immerso in un silenzio spettrale. Perché?

    Che farebbe lei caro Presidente, se a cinque mesi dal terremoto non sapesse dove trovare una sistemazione per la sua famiglia, una scuola per i suoi figli, un lavoro che ha perso? Se non avesse la minima idea di come e quando potrà riparare la sua casa, ammesso che ne abbia ancora una? Molti, troppi, non hanno potuto fare altro che andare via. Accettare che, almeno per un po', a L'Aquila non è possibile tornare. Ma se non ora, dopo cinque mesi, quando? Lo spopolamento in atto, diventerà progressivo e definitivo se qualcosa di importante non cambierà e subito.
    Tutto questo l'abbiamo denunciato, chiesto, urlato, ogni volta che abbiamo potuto e come abbiamo potuto. Di tutto questo nessuno le ha detto nulla? Perché nemmeno una perplessità, un dubbio nelle sue parole di ieri sulle scelte fatte?

    Caro Presidente, ha ragione, noi ci crediamo davvero nelle istituzioni. Eppure si sbaglia, caro Presidente, perché di fiducia non ce n'è più. La supponenza, l'arroganza, l'ignoranza, la complicità, gli interessi inconfessabili, l'incapacità e l'inettitudine logorano la fiducia nelle istituzioni. Come pure il silenzio.

    Comitato Rete-Aq, Campagna 100%,

    Ricostruzione – Trasparenza – Partecipazione


    September 04

    Terremoto: Ciò ke in TV non si dice...

    SI SMANTELLANO LE TENDOPOLI PER DARE L’IMMAGINE CHE GLI SFOLLATI NON CI SIANO PIU’, MA I CONTI SONO SBALLATI… LE CASE PREFABBRICATE NON SONO PRONTE E SONO MONOLOCALI  DOVE NON SI POSSONO STIPARE 5 PERSONE… ALLA FINE NE NASCONDERANNO 2.000 IN CASERMA  E GLI ALTRI IN ALBERGO….RABBIA  DEGLI SFOLLATI CHE IN TV NON VI FANNO VEDERE..
    Due sere fa, al Tg5, va in onda il solito servizio celebrativo, dedicato ai terremotati dell’Aquila: primo piano delle nuove casette prefabbricate, voce fuori campo che informa che si stanno smantellando le tendopoli, che a fine settembre non ci saranno più e che gli sfollati entreranno nelle prime case predisposte e l’operazione si concluderà entro novembre.
    Tutti felici e contenti, insomma: conclude Bertolaso, dicendo che tutto procede secondo programma.
    Nessuna intervista ai terremotati, nessuna domanda su dove verranno alloggiate le persone fino a fine anno.
    Ma le cronache locali rivelano una situazione ben diversa, un’ira in aumento tra i terremotati e persino tra quelli delle tende e quelli alloggiati negli alberghi della costa, conti sballati che non tornano, liti con chi costruisce le casette, e soluzioni di emergenza in vista.
    Perché i lavori fervono, ma gli errori stanno a monte, nella gestione politica post terremoto, in cui sono fatte promesse al solo scopo di guadagnare consensi. E i nodi vengono al pettine.
    Il governo ha la necessità di far sparire le tendopoli per poter dimostrare che il problema terremotati è stati risolto, ma nessuno sa dove sistemarli.
    Facciamo parlare i dati ufficiali, quelli di Bertolaso, così da evitare accuse di pregiudizio. Le aree di accoglienza, leggi tendopoli, sono 125, come sempre.
    All’interno vi sarebbero 16.320 sfollati ( un 600 in meno che hanno potuto rientrare nelle case, rispetto a un paio di mesi fa).
    Negli alberghi della costa invece sono 25.918 ( contro gli originali 26.111).
    Totale 42.238 sfollati.
    A cui devono aggiungersi coloro che sono ospiti di parenti o che hanno trovato un’autonoma sistemazione temporanea: si arriva oltre i 50.000 in pratica.
    Il governo cosa sta costruendo? Esattamente 4.500 casette che in origine sarebbero state destinate a 11.000 terremotati, saliti ora a 15.000.
    Queste casette, secondo i programmi ultimi, saranno pronte entro dicembre, quindi da qui a Natale non sono pronte, se non gradualmente, e nelle tende si va sotto lo zero, come abbiamo sempre sostenuto.
    Inutile ricordare che all’inizio il premier aveva promesso “tutte le case” pronte entro il 10 settembre. Sorvoliamo…Veniamo ad oggi.
    Primo ostacolo: le 4.500 case prevedono monolocali e non si possono infilare a forza in una stanza dalle 3 alle 5 persone, ma nessuno lo aveva valutato.
    Bertolaso ha chiesto allora alle ditte di costruire di predisporre anche bi-trilocali e giustamente le aziende hanno risposto che i preventivi erano per monolocali e i pezzi ordinati pure, quindi non è possibile mutare un’opera in corso.
    Soluzione? Ordinare altre piastre e costruire altre case a trattativa privata, fuori appalti e gare insomma, coi rischi che ne derivano.
    Se anche a Natale tutte fossero costruite in ogni caso potranno ospitare al massimo 15.000 sfollati, ma solo quelli con case classificate con categoria E ed F sono 36.000, quindi 21.000 restano col culo a terra e altri 15.000 negli alberghi della costa.
    Ci sono progetti per ottenere 4.000 alloggi in case libere, ma quando c’è di mezzo un proprietario sappiamo come vanno a finire alle lunghe certe cose, un altro progetto per recuperare 7.000 posti in 2.300 casette da costruire nei paesi vicini, ma siamo agli inizi.
    La cosa più probabile l’ha ammessa sottovoce lo stesso Bertolaso, pressato per far chiudere le tendopoli che non fanno buona pubblicità al governo: 2.000 sfollati verranno trasferiti nella caserma di Coppito e gli altri negli alberghi della costa, così non li vede nessuno.
    Una domanda sorge spontanea: se c’erano 2.000 posti in caserma, perché non li hanno sistemati subito lì, invece che farli vivere per mesi tra sole, freddo e pioggia nelle tende?
    Forse perché qualcuno ha voluto un G8 a Coppito, quando si poteva fare alla Maddalena, senza arrecare ulteriori disagi a gente che ne ha già abastanza?
    Magari si sarebbe perso uno spottone, ma certamente i lavori sarebbero andati avanti più speditamente e non si sarebbero spesi altri quattrini per rifare le strade per i potenti del mondo.
    A proposito: vi ricordate quando ci dissero che fare il G8 all’Aquila invece che alla Maddalena avrebbe costituito un risparmio di 200 milioni?
    Avete mai visto poi uno straccio di bilancio delle spese che avallasse questa teoria del risparmio? Nemmeno a parlarne!!!
    Ora i terremotati finiranno a Coppito, a testimonianza del “clima da caserma” che c’e’ ormai in Italia.
    E dopo aver detto un mese fa che costa troppo mantenere gli sfollati in albergo, ora il povero Bertolaso deve ammettere che portarne altri è l’unica soluzione perseguibile per chiudere le tendopoli.
    Se è vero che un terremotato in albergo costa al giorno allo Stato la metà di uno in
    tenda, perché non li abbiamo trasferiti subito tutti sulla costa?
    Misteri gaudiosi della “politica immagine”.

    La casa delle meraviglie!!!

     
     
    Spero ke molti altri prendano esempio da questo signore....
    September 03

    Tende..fuori chi ha casa A....

    L’AQUILA. Entro il 6 settembre chi ha la casa A deve lasciare le tendopoli. Lo ha ribadito ieri il capo della protezione civile, Guido Bertolaso nell’ambito del progetto di smantellamento dei campi di accoglienza. Al momemto sono circa seimila le persone cui si deve ancora trovare un tetto. Infatti, stando ai numeri attuali, le persone assistite sono 42.238 di cui 16.320 nelle tendopoli e 16.351 negli hotel.

    IL COMPUTO. In tutto circa 33mila persone cui vanno sottratti 9.567 aquilani già sistemati in case. La Protezione civile ritiene di poter sistemare 18mila persone nelle casette antisismiche, scuola della Finanza e in altre soluzioni abitative. A questo punto, per non tenere più nessuno nelle tendopoli, restano poco più di 15mila persone ma di queste, almeno ottomila, in maggioranza anziani, resteranno fino alla primavera del 2010 negli alberghi della costa adriatica. Rimangono, grosso modo, da sistemare circa seimila sfollati. Alcuni di questi, per lo più stranieri che sono in tendopoli, secondo quanto si è appreso non potranno beneficiare di assistenza in quanto abusivi e senza requisiti. Gli altri andranno negli hotel aquilani aperti, nelle altre abitazioni in muratura che man mano si libereranno e nella caserma Pasquali.

    NUOVE CASE. L’ipotesi che è circolata ieri, e che attende conferme, prevede la realizzazione di altre venti piastre, in ognuna delle quali si calcola si possano costruire 500 bilocali che dovrebbero ospitare un migliaio di persone per una spesa di 40 milioni. Le nuove costruzioni, se si faranno, si aggiungono a quelle che sono in corso di edificazione in 19 siti della città con le quali si vuole dare un tetto a 15mila persone ripartite in 4500 alloggi.

    I SITI. Al momento, per ovvie ragioni, non sono stati indicati siti dove potrebbero essere aperti i cantieri. Ma è molto probabile che si possa trattare degli stessi nei quali è stato occupato già dall’inizio più spazio di quello necessario alle esigenze. Una di queste aree, secondo alcune indiscrezioni, può essere quella di Coppito.

    LA DECISIONE. Non si tratta di una decisione facile da prendere. Infatti se ci sono delle indicazioni, soprattutto da parte della Protezione civile in tal senso, ci sono anche le resistenze del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che fino a ieri si era espresso negativamente su questa eventualità. Cialente aveva chiesto case mobili per tamponare l’emergenza scattata per l’insufficienza di case in rapporto al numero di richieste da parte degli sfollati. Infatti, il primo cittadino del capoluogo di regione ha sempre sostenuto che realizzare altre case antisismiche equivaleva a snaturare la città. Della stessa opinione, del resto, anche la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane e il deputato Giovanni Lolli, i quali hanno sempre manifestato la netta preferenza per le casette mobili, ovvero quelle con le ruote. Alla base di questa preferenza i tre politici aquilani pongono pure il fatto che in tal modo molta gente, soprattutto più anziana quelle che risiede nelle frazioni, avrebbe la possibilità di non allontanarsi dai luoghi nei quali è sempre vissuta. E sempre gli stessi amministratori hanno sostenuto che oltre a costruire sarebbe il caso di concordare un buon piano di ricostruzione.

    CASE AGIBILI. Lo svuotamento delle tendopoli che è in corso parte anche dalla considerazione che il 6 settembre, ovvero fra tre giorni, tutti coloro che hanno una abitazione di tipo A, ovvero agibile, dovranno lasciare i campi sfollati. Si tratta di una decisione che è stata già resa nota nei giorni scorsi dal prefetto dell’Aquila, Franco Gabrielli nel corso di un incontro che ha tenuto nel campo sfollati di Murata Gigotti a Coppito. Orientamento che è stato ribadito con forza dalla Protezione civile. E questo provedimento dovrebbe essere valido anche per coloro che ancora non hanno in funzione l’impianto per il gas metano visto che sono in corso lavori che in breve dovrebbero garantire l’erogazione a tutti in tempi brevi. Lo stesso Gabrielli ha dichiarato di comprendere che alcuni possono avere paura di tornare nelle loro case in muratura con il rischio obiettivo di altre scosse ma anche che bisogna cercare di tornare alla normalità. Il prefetto, in quella riunione, ha anche annunciato che nelle scuole ci saranno molte esercitazioni antisismiche per preparare ipotetiche evacuazioni.

    La tendopili kiude: l'ira degli sfollati...

    La notizia rimbalza di tenda in tenda. "Ci mandano via, ci deportano come gli ebrei". C'è paura, nella tendopoli di piazza d'Armi. "Per ora - raccontano alcuni sfollati in attesa del pranzo in mensa - non ci sono conferme ufficiali, solo annunci di prossime riunioni. Ma noi sfollati abbiamo già capito che qui stanno smobilitando tutto. Ci sono già i primi segnali: hanno smontato alcuni bagni e lavandini e altri servizi. E poi - ecco un altro segnale - sono arrivate le televisioni, come se sapessero che sta per succedere qualcosa. In tenda si sta male ma fuori si può stare peggio. C'è già chi minaccia di incatenarsi da qualche parte per non farsi deportare. Le voci sono tante. "Ci portano nella caserma della Guardia di Finanza, quella del G8". "Ci faranno entrare a forza nelle nostre case anche se ancora le scosse non si sono fermate". Dopo cinque mesi di tenda dovremo finire nelle camerate di una caserma?".

    La conferma arriva dopo pochi minuti. "Parte oggi pomeriggio - annuncia Guido Bertolaso, il capo della Protezione civile - lo smantellamento delle tendopoli dell'Aquila. Si comincia con piazza d'Armi. Non sarà un intervento drastico ma un alleggerimento progressivo fino allo smontaggio definitivo".

    E dove andranno gli ex ospiti? Bertolaso si mostra sicuro. "Ci hanno chiesto di dare un tetto agli aquilani e così stiamo facendo. I 18.000 aquilani che hanno avuto la casa inagibile saranno sistemati nelle nuove case antisismiche mentre il resto degli sfollati - le cui abitazioni richiedono interventi minori - sarà ospitato nei residence, negli alberghi e anche negli alloggi della Guardia di Finanza".

    Per quanto riguarda i tempi dei lavori per la costruzione delle abitazioni antisismiche, il sottosegretario ribadisce che "a dispetto delle critiche siamo nel rispetto dei programmi". E aggiunge: "A L'Aquila ci sono ottomila operai che lavorano, giorno e notte, per cinquanta imprese in 45 cantieri dove si stanno costruendo case, moduli abitativi e scuole, che inizieranno regolarmente il 21 settembre. Dunque - conclude - a quelli che dicono che l'Aquila è ferma rispondo che oggi L'Aquila è il più grande cantiere d'Italia, dove si rispettano tutte le norme di sicurezza sul lavoro".

    Solo Bertolaso comunque si mostra sicuro. Il sindaco Massimo Cialente e la presidente della Provincia Stefania Pezzopane denunciano che le case non basteranno per tutti e le famiglie che non avranno un tetto non potranno nemmeno mandare a scuola i loro figli. Fra coloro che hanno la casa agibile molti non sono rientrati perché le scosse continuano a fare paura.

    Chi ha l'abitazione B o C, che necessita di "piccoli interventi", ha scoperto che per i lavori servono ancora molti mesi. Per tanti l'unica prospettiva è un hotel sulla costa fino alla prossima primavera.

    E il premier continua a dire ke va tutto bene.....
    September 01

    Le Frecce a Tripoli....

    Allora cari amici miei...ho intitolato il topic con una domanda...alla quale gradirei risposte motivate...prima , però, mi pare doveroso illustrare la questione...ke mi sta particolarmente a cuore dal momento ke nutro una passione sfrenata per l'aeronautica....e un amore viscerale per la PAN...fiore all'okkiello delle nostre forze armate....la pattuglia acrobatica più bella del mondo....(e potrei continuare..ma potrei annoiarvi....)
    dunque...il fatto è questo:
    Gheddafi, per festeggiare i 40 anni della sua "Leadership" (leggasi pure DITTATURA!!!!) in Libia...vuole ke le nostre amatissime Frecce Tricolori si esibiscano nella parata ke ha organizzato...e come se questo non fosse già una rikiesta assurda per una nazione come la nostra ke si definisce DEMOCRATICA....vuole pure ke invece del bandierone...(ovvero la scia lunga 12 km fatta coi fumi tricolori....) sia fatto tutto di verde.....unico colore ke caratterizza la bandiera libica, e ke la rende anke l'unica al mondo, fatta di un solo colore e priva di qualsiasi segno o stemma....
    Il Ten. Col. Massimo Tammaro ( a mio avviso l'unica persona con un pò di buonsenso...), comandante della PAN, ha rifiutato...e lo credo bene....e il governo libico ha sospeso le prove dell'esibizione....
    quello ke dico io....ma skerziamo....la PAN è il nostro orgoglio....forse più grande....vedere la bandiera Italiana librarsi nell'aria coi fumi colorati, e rimanerci per minuti interi fino a dissolversi completamente è una delle emozioni più belle....ke risveglia in ognuno il senso di appartenenza ke solo la bandiera può dare....
    mai e poi mai le NOSTRE frecce formeranno una bandiera ke non sia il tricolore italiano...
    se Gheddafi vuole la bandiera coi fumi..si crei la sua pattuglia acrobatica....e lasci in pace la nostra....!!!!!!!!!!!!!!
    ma il quesito di fondo...è....E' GIUSTO KE LA PAN PARTECIPI ALLA PARATA DI UN DITTATORE....BOICOTTATA DA TUTTE E DICO TUTTE LE NAZIONI D'EUROPA....PERFINO PUTIN (altro personaggino perbene...) HA FATTO SAPERE KE NON PARTECIPERA'.....E IL NOSTRO PREMIER KE FA???? INVECE DI ANDARE LUI DI PERSONA....(e ci mankerebbe....) MANDA LE FRECCE TRICOLORI A RENDERE OMAGGIO A GHEDDAFI?????? scusate la rabbia ma sono furiosa....davvero....ci rende ridicoli!!!!!!!!!! agli okki del mondo intero...sapete cosa penso di lui per cui non mi ripeto...spero solo ke gli italiani capiscano ke così non si può continuare....destra o sinistra...non c'entrano...è la persona ke non va bene...un vekkio rimbambito...ke va con le ragazzine....e ke governa una grande nazione come l'Italia!!!!!!!!!! (scusate di nuovo...non mi sono potuta trattenere...)
    attendo risposte....
    smackk!!!
    August 31

    Terremoto a L'Aquila, una madre contro i media: il bavaglio tra anziani morti e mutui da pagare

    In principio fu MissKappa poi, già in periodo di ricostruzione, arrivò la lettera di Andrea Gattinoni a cui seguirono l'intervento del giornalista televisivo sul campo dal primo giorno del sisma e l'intervista a Mattia Lolli del Comitato 3e32 (lo stesso che creò lo slogan Yes we camp durante il G8). Oggi, a distanza di quasi 5 mesi da quella terribile notte, la testimonianza di una mamma raccolta a Fiuggi il 29 luglio scorso. Un racconto sconvolgente, che parla degli anziani che si lasciano morire per non essere di peso a nessuno, dei contributi mensili, degli espropri, dei mutui da pagare anche se la casa non esiste più. E ancora di gruppi di 5 persone considerati assembramenti da smantellare, della militarizzazione dei campi e del controllo della Protezione Civile.

    Riporto integralmente la lettera: "Tutto quello che viene trasmesso in televisione o è scritto sui giornali non corrisponde alla realtà. La stampa d'Italia ci appare imbavagliata". Pia é un fiume in piena e snocciola davanti alle famiglie allibite dati e situazioni paradossali: "Il contributo mensile per i single é di 200€, per una famiglia di 4 persone arriva a un massimo di 400€, le famiglie numerose non sono contemplate.
    Dal 1 gennaio ricominceremo a pagare le tasse e dovremo restituire il 100% di quanto non abbiamo pagato durante la sospensione. E per i mutui, possiamo rinegoziarli ma dobbiamo continuare a pagarli, anche se non abbiamo più la casa. A noi va ancora bene, avevamo solo due anni, ma ci sono famiglie che devono pagare dieci, quindici anni di mutuo per una casa che non hanno più". E poi ci sono gli espropri: per costruire le "piattaforme" (che Pia definisce "loculi", per le loro dimensioni-52mq- inadatte a una famiglia normale, peggio che mai per una numerosa) lo Stato può espropriare a suo piacimento. "Noi rischiamo di vederci espropriare un campo coltivabile che con la mancanza di lavoro che c'è è l'unica speranza di reddito". Servirebbero 13.000 piattaforme, dice Pia, ma ne verranno pronte 508, a novembre. "Non smaltelleranno i campi, ne resteranno 56. Dovremo passare l'inverno nelle tende. E qui la temperatura di notte scende sotto lo 0 già a partire da ferragosto." I campi sono recintati, per sicurezza, certo ma nelle grandi tende, da 6 18 posti letto, la situazione sta diventando invivibile. Nei campi tenda anche incontrarsi in 4, 5 amici diventa "un assembramento", che subito qualcuno viene a sciogliere: "siamo un paese militarizzato. Molti sono stati arrestati per sciacallaggio, mentre semplicemente cercavano di recuparare le loro cose. Non sapevano che dovessero sempre farsi accompagnare." Chi entrerà nelle piattaforme non ne diventerà proprietario, ma dovrà, in un secondo tempo, pagare un "affitto sociale". E a proposito di soldi Pia rivela: "In mano alla popolazione non ne sono arrivati: tutte le iniziative, dagli SMS al 48548, le raccolte fondi, concerti, partite di calcio... tutto viene incamerato dall'organo governativo della Protezione Civile. Il terremoto costa allo Stato 100€ al giorno per persona nelle tende. In albergo ne costa 48€. Una tenda della Protezione Civile costa 8.000€: quando saranno chiusi i campi verranno bruciate. Non è vero che ci sono il 72% di case agibili: hanno dato agibile di tipo 1 ad uso abitativo la nostra legnaia... ma in questo modo non avremo diritto ai "loculi". E così hanno risolto il problema di dare una casa per l'inverno a tante famiglie". C'è un' altra tragedia di cui non si parla: la catena di suicidi tra chi vive nelle tende, dove gli uomini si lasciano andare, travolti dall'angoscia di non avere un lavoro, una casa, non sapere quale futuro offrire alle loro famiglie. E gli anziani, che si lasciano morire per non essere di peso: "in un paese con meno di 3000 abitanti ne sono morti 38....". Non è bastato accendere i riflettori del mondo su L'Aquila con il G8 per dare una speranza di futuro alla gente aquilana, anzi: "Per il G8 sono stati spesi quasi 2 miliardi" dice Pia "e i lavori di sgombero e di ricostruzione sono stati sospesi per due mesi, non è stato permesso nemmeno a noi di fare lavori alle nostre case". Paradossi, assurdità, promesse,con la gente privata del lavoro, della casa ma anche della libertà e della dignità personale. "Alle prime scosse, il 6 aprile, con una magnitudo intorno al 4.6 siamo scesi tutti per strada. La gente del nostro vicolo era, molto spaventata, si rivolgeva a noi per sapere come comportarsi. Li abbiamo esortati con tutte le nostre forze a rimanere fuori, in spazi aperti, abbiamo suggerito di prendere e portare con sé coperte, cuscini, medicinali, documenti, vestiti. Noi , come tanti altri, eravamo al corrente di cosa stava succedendo, ormai dal 13 dicembre, in territorio aquilano. Questa è quanto è successo. Il futuro? Non esiste, non esiste nel senso che siamo stati abbandonati. La nostra vita, i nostri affetti non ci sono più. Più volte al giorno amici, conoscenti o sconosciuti che hanno recuperato il mio numero di telefono mi inviano questo messaggio.sono disperata, rivoglio la mia vita. Non rispondo più, non so cosa rispondere. "

    Ecco un'altra sconvolgente testimonianza di ciò ke accade nelle tendopoli....come si può vedere, le vittime non sono solo quelle ke ha ucciso la scossa del 6 aprile...la gente continua a morire...e l'Italia ke fa??? si occupa di Puttanopoli e delle donnine del Premier....quando i cittadini si sveglieranno????????????????
    July 30

    Raiset....il delirio dello psiconano continua....

    Nasce Raiset, la televisione del sultanato
    Rai si fonde con Mediaset. Nasce Raiset, la televisione del sultanato


    Viale Mazzini rinuncia a 400 milioni per sette anni, abbandonando la piattaforma di Sky e diventando praticamente la filiale di Cologno Monzese. Il Supergruppo sarà diretto strategicamente da Palazzo Chigi o da Villa Certosa, a seconda degli umori del Sultano.
    Oramai è un vero e proprio colosso televisivo, con sei canali in chiaro (Raiuno, Raidue, Raitre, Canale 5, Italia 1, Rete 4) e una miriade di canali sul digitale terrestre. Stiamo parlando di Raiset, il mostro uscito fuori dalla fusione fra Rai e Mediaset, avvenuta in sordina ma conclamata proprio ieri, con la notizia che l’ex Rai abbandona definitivamente la piattaforma del digitale satellitare, non rinnovando il contratto con la televisione di Rupert Murdoch e rinunciando così a circa 350 milioni di euro all’anno, come minimo garantito, che il magnate della stampa gli passava. Una decisione del tutto incomprensibile se Rai e Mediaset fossero state due aziende in concorrenza fra di loro, vale a dire due imprese autonome, con una distinta ragione giuridica. Ma, come detto, così non è più, dato che da oggi dobbiamo considerarle come il prodotto di una fusione.
    A Silvio Berlusconi, proprietario di Raiset, è riuscito un capolavoro di acquisizione senza sborsare una sola lira. Infatti, gli italiani, nella loro insulsa dabbenaggine, con l’abbondante vittoria dell’aprile 2008, gli hanno regalato la Rai e lui mostra di aver gradito. Ma siccome la sua bulimia non riguarda soltanto gli affari di sesso (dove si dice sia davvero insuperabile), ecco che, a differenza del precedente periodo di governo (2001-2006), dove comunque aveva ritenuto doveroso salvare almeno le apparenze, ora ha deciso di appropriarsi definitivamente di Viale Mazzini, non limitandosi a nominare dirigenti, direttori di rete, di telegiornali e compagnia ballando, ma indirizzando le strategie dell’ex sua concorrente verso un lento e periclitante declino imprenditoriale.

    Raiset dominerà il nuovo scenario televisivo italiano, creando, caso del tutto eccezionale in tutto il mondo, un supergruppo, con sedi istituzionali a Viale Mazzini e Saxa Rubra, filiali di Cologno Monzese, a Palazzo Chigi, Palazzo Grazioli e, forse, nei momenti di euforia erotomane, anche a Villa Certosa in Sardegna, dove si svolgeranno la maggior parte dei provini per veline e velinazze. L’obbiettivo dichiarato è quello di scardinare l’altro polo televisivo, cioè Sky dell’odiato Rupert, il quale – cosa insopportabile per il Cavaliere – ha mostrato come un imprenditore possa essere proprietario di un sistema di media senza per forza diventare anche Capo di governo (cosa vietata nelle democrazie anglosassoni, cioè nella perfida Albione).

    Sempre ieri, il bulimico sultano di Arcore ha deciso anche il nuovo pacchetto di nomine, fra le quali spicca quella di Clemente Mimun a dirigere le fiction Rai. Già, perché l’”utilizzatore finale” di queste fiction è proprio lui, il sultano, non soltanto perché così può utilizzare l’assegnazione di ruoli da protagoniste alle sue favorite (l’altra possibilità, come noto, è quella di insediarle a Strasburgo o a Montecitorio-Palazzo Madama, dipende dal sollazzo che le fanciulle sono state in grado di procurargli), ma soprattutto perché, nella sua strategia immaginifica, i teleromanzi del futuro dovranno diffondere il pensiero unico del sultano, la sua voglia di dominazione e di voluttà e chi meglio del Mimun, già solerte produttore dei suoi comunicati stampa, può assolvere alla bisogna, dopo lo splendido interregno di Oliviero Saccà?

    La prossima mossa sarà l’imposizione di un tetto pubblicitario alle tv che incassano già un canone di abbonamento. Il problema non investirà poi tanto la ex Rai (se pure dovesse fallire, non sarà un problema, si ritonerà alla vecchia ditta “Mediaset”) ma quasi esclusivamente Murdoch. Il sultano, infatti, ha vissuto con terrore il sorpasso nei ricavi compiuto dalla piattaforma del suo concorrente sul gruppo di Cologno Monzese ed ora, dopo l’aumento dell’Iva avvenuto nell’autunno scorso, la mossa vincente sarà proprio questa: limitare le possibilità di introiti pubblicitari per le televisioni del gruppo concorrente.

    Nella strategia del Biscione, Raiset andrà interamente sul digitale terrestre, su una nuova piattaforma, “Tivù”, nella quale svolgerà un ruolo ancillare, con i dirigenti di Cologno Monzese che decideranno i suoi palinsesti, stando attenti a non disturbare eccessivamente la programmazione delle serate dei canali del sultano, per non incidere negativamente sui ricavi. L’obiettivo è quello di stracciare Rupert e di fargli rimangiare gli articoli sugli eccessi sessuali del Cavaliere pubblicati sui suoi giornali o mandati in onda sulle sue televisioni. Il sultanato non ammette la concorrenza e il magnate australiano dovrà accettare un’offerta che non si può rifiutare.

    MI CHIEDO QUANDO...E DICO QUANDO....GLI ITALIANI SI SVEGLIERANNO....CI STIAMO FACENDO MANIPOLARE DA UN VEKKIO RIMBAMBITO!!!!! ahi serva Italia...di dolore Ostello...., nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello....diceva Dante....la trovo molto appropriata come frase.....
    July 22

    Generatore eolico senza pale!!

    Un cono di pochi metri invece dei piloni: ecco l'eolico senza pale

    Una alternativa ai contestati aerogeneratori: test in Italia. «Sarà anche più efficiente»

    È un prototipo, ancora per pochissimo però, perché la fase sperimentale è quasi conclusa. Secondo gli esperti, «Tornado», primo esempio di «eolico senza pale», entro pochi mesi potrà essere installato, funzionare perfettamente anche in zone dove il vento è debole (anche 2 metri al secondo) e diventare un'alternativa ai contestati aerogeneratori, le grandi pale cattura energia dal vento che stanno provocando reazioni contrapposte tra ambientalisti, paesaggisti e imprenditori. Un comune toscano, Volterra, ha addirittura proibito la loro installazione per non deturpare il paesaggio del borgo.

    Il disegno del «Tornado Like»
    Il disegno del «Tornado Like»
    TRE METRI DI ALTEZZA - «Tornado Like», progettato da un gruppo di ingegneri russi e ingegnerizzato dalla «Western co», società di San Benedetto del Tronto specializzata nelle tecnologie rinnovabili, è stato presentato a Firenze durante «Lavori verdi», summit sull'energia alternativa voluto dal leader dei Verdi toscani Fabio Roggiolani e al quale hanno partecipato esperti da tutta Europa. La macchina, che ricorda un cono, ha il vantaggio di non avere le pale e dunque di poter essere mimetizzata molto meglio nell’ambiente. Un aerogeneratore raggiunge in media i venti, trenta metri, «Tornado» non supera i due tre metri e in futuro sarà ancor più miniaturizzato. «Funziona ovunque anche dove non c'è troppo vento – spiega Roggiolani – perché è in grado di accelerare l’aria e di creare un effetto tornado ottimo per muovere le turbine e produrre energia». La resa energetica è superiore a quella di un normale aerogeneratore e il costo inferiore al 30%. Come funziona? «L'aria penetra dalla base del cono – risponde Giovanni Cimini, presidente della Western co – e dentro la macchina il flusso viene trasformato in un vortice fino a quando, potentissimo, raggiunge la sommità del dispositivo dove si trovano le turbine per generare l'energia elettrica».

    PRIME MACCHINE DAL 2010 - I test saranno effettuati da un consorzio di aziende hi-tech toscane e marchigiane in collaborazione con l'Università delle Marche e il Cnr di Firenze. Un primo impianto sarà installato nel Parco dei Monti Sibillini. Poi si passerà alla produzione. «Contiamo di costruire le prime macchine dopo il primo semestre 2010», annuncia Cimini. Ma le meraviglie tecnologiche verdi non finiscono qui. Sempre al summit di Firenze sono stati presentati sistemi per catturare energia dall'ambiente senza inquinare. Come la piattaforma meccanica e chimica, messa a punto dall’ingegner Alessio Cianchi (Officine Berti), capace di sfruttare la cavitazione e la luminescenza dell'acquae trasformarla in energia. E ancora le «nuove molecole fotovoltaiche» presentate dal Laboratorio europeo di spettrofotometria non lineare dell’Università di Firenze in grado, in un futuro molto prossimo, di centuplicare la potenza di un pannello fotovoltaico. Quasi fantascientifica la ricerca del dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Pisa. I professori Paolo Fulignati e Alessandro Sbrana hanno presentato alcuni impianti «a ciclo binario» capaci di trasformare il calore del sottosuolo in energia elettrica senza estrarre alcun fluido dalla falda.

    Siccome alcuni sostengono ke si tratti di una bufala...ecco doverose precisazioni....da parte di un lettore, informato...

    Il principio: il flusso d'aria entrante attraverso le aperture poste alla base (per comodità e stabilità; potrebbero stare anche in alto), disposte su un anello circolare di diametro a piacere, è accelerato per mezzo di un condotto di forma molto particolare, l'unica che consente al flusso di assumere un percorso "a tornado", fenomeno molto particolare e l'unico che consente al flusso di staccarsi dalle pareti laterali, riducendo al minimo l'attrito, sopprimendo la turbolenza (flusso "laminare"), e quindi di accelerare quasi indefinitamente al diminuire della sezione trasversale (i tornado meteorologici raggiungono 600 km/h, altro esempio è il...sangue-l'organismo si è regolato bene!). La velocità del flusso entrante conta quindi abbastanza poco, è sufficiente definire una sezione della turbina (molto particolare, perché deve scambiare energia con un flusso ad elevata componente rotazionale), e in base a quella regolare la superficie complessiva d'ingresso del flusso, anche specifica per ciascun particolare regime di vento. La turbina definisce la massima potenza raggiungibile. Non esistono limiti teorici *pratici* alla potenza raggiungibile. Il sistema parte a circa 1 m/s e raggiunge tipicamente il "regime* intorno a 5-6 m/s (grande vantaggio!), e rimane operativo fino al limite di stabilità strutturale - intorno a 40 m/s. Le dimensioni verticali tra 1/3 e 1/4 rispetto a sistemi tradizionali di pari potenza.

     Ancora qualke precisazione...: 1)niente vieta che questi impianti siano disposti su una piattaforma/traliccio o quant'altro, con la base non proprio "rasoterra", così da raccogliere un vento più elevato (per es. a 10 metri, che consente di conservare un grande vantaggio sulle dimensioni verticali rispetto ai sistemi tradizionali). 2)tutto quello che poteva essere pensato, anche per la *rimozione* dell'aria (quasi stagnante) a valle della speciale turbina, è stato pensato e realizzato (si ricorderà la legge di Bernoulli, per cui un flusso accelerato crea una depressione...). 3)inutile cercare una spiegazione *semplice* al funzionamento, i cui principi derivano da una scuola di fisica che non è mai passata, se non molto marginalmente, nel mainstream scientifico occidentale. In seguito, ne verrà sicuramente data opportuna illustrazione. 4)non è necessario utilizzare *solo* il vento: altri flussi, per es. di origine termica (flussi caldi in ascesa, ecc) possono essere impiegati da soli o *in aggiunta* al vento. Si tratta di un sistema integrato e complesso, in grado di utilizzare in principio anche più di una fonte rinnovabile ovvero sfridi termici di qualsiasi origine.

    June 26

    Tigem, ecco lo «spazzino» contro i veleni che provocano Alzheimer e Parkinson

    Per dire ke Napoli non è solo Camorra e Monnezza!!!!!

    Eccezionale scoperta dei ricercatori dell'Istituto Telethon di Napoli: i primi trial sull'uomo entro 3-5 anni

    Andrea Ballabio e Susanna Agnelli che fu, fino alla morte, grande sostenitrice del Tigem di Napoli

    Andrea Ballabio e Susanna Agnelli che fu, fino alla morte, grande sostenitrice del Tigem di Napoli

    NAPOLI - Dagli scienziati del Tigem di Napoli un'eccezionale scoperta che apre la strada alla cura di malattie neurodegenerative come Alzheimer, Parkinson e Corea di Huntington. I ricercatori guidati da Andrea Ballabio hanno individuato il sistema che regola lo smaltimento dei rifiuti delle cellule. Una sorta di «spazzino» che, opportunamente stimolato, può eliminare molecole tossiche responsabili di gravi patologie neurodegenerative. Nel loro studio, pubblicato su «Science» e presentato a Roma dagli autori in videocollegamento da Napoli, i ricercatori dell'Istituto Telethon di genetica e medicina dimostrano per la prima volta al mondo che dietro il sistema di smaltimento dei rifiuti cellulari esiste una «cabina di regia». Questo pone le basi per nuovi approcci terapeutici, assicurano gli studiosi. «Grazie alla bioinformatica abbiamo identificato un nuovo meccanismo biologico, finora insospettato, che apre la strada a una terapia polivalente contro le malattie neurodegenerative. Il nostro lavoro va avanti - assicura da Napoli Ballabio, orgoglioso della ricerca e del team di giovani cervelli con cui ha lavorato - con risultati molto promettenti. E se tutto andrà bene i primi trial sull'uomo potranno iniziare fra 3-5 anni».

    TERMOVALIZZATORE NEL CORPO - Lo smaltimento dei rifiuti cellulare avviene grazie ai lisosomi, organelli presenti in ogni cellula che lavorano «come termovalorizzatori - spiega con un sorriso il genetista - trasformando in sostanze innocue tutti i prodotti tossici del metabolismo». Per farlo sono dotati di una squadra di enzimi, ma basta che uno sia difettoso per scatenare una cinquantina di malattie da accumulo lisosomiale (come glicogenesi e mucopolisaccaridosi). Il team napoletano, in collaborazione con Elena Cattaneo dell'Università degli Studi di Milano e Roman Polishchuck del Consorzio Mario Negri Sud, ha scoperto che l'attività dei lisosomi è controllata da una fitta rete di geni, che risponde a un gene-interruttore (TFEB), una sorta di direttore d'orchestra o «super-spazzino». «È capace da solo di potenziare l'attività di smaltimento come, appunto, un interruttore», dice Marco Sardiello, giovane ricercatore di Taranto e primo autore del lavoro. «Aumentando i livelli del TFEB abbiamo visto che aumenta non solo la produzione di lisosomi nella cellula, ma anche la degradazione delle sostanze tossiche». Questa prova è stata fatta con cellule contenenti la proteina tossica responsabile della Corea di Huntington, una gravissima malattia di origine genetica per la quale ora non esiste cura. Ebbene, grazie al super-spazzino il gruppo di ricercatori ha visto che la proteina tossica veniva eliminata.

    VELENI NELLE CELLULE - Questa scoperta - ottenuta grazie a un finanziamento Telethon da 100 mila euro - apre dunque le porte a un nuovo approccio che potrebbe essere applicato a tutte le malattie legate a un accumulo di «veleni» nella cellula, fra cui anche il morbo di Parkinson, l'Alzheimer e altre demenze. «Siamo già al lavoro su due fronti paralleli - precisa Ballabio - Da una parte la verifica di questi risultati anche nei modelli animali, in particolare topolini geneticamente modificati, dall'altra la ricerca su larga scala di farmaci in grado di stimolare l'attività di TFEB. La nostra speranza è che, promuovendo l'attività degradativa della cellula, si riesca ad evitare l'accumulo di sostanze tossiche e prevenire le malattie neurodegenerative con un approccio di tipo farmacologico, quindi non invasivo».

    UN NUOVO CENTRO - I farmaci potrebbero essere già esistenti (e avere involontariamente proprio l'effetto necessario), o ancora da sintetizzare. Medicinali pensati per agire ai primi segni di una patologia «e bloccarne l'evoluzione. O anche - ipotizza il medico - destinati a prevenire la malattia nelle persone con una predisposizione genetica o una familiarità». Dopo gli studi in vitro, il team del Tigem punta a ricerche in vivo per esaminare l'effetto dell'interruttore genetico sui sintomi delle malattie neurodegenerative nel mirino, e verificare l'assenza di effetti collaterali. «La strada è ancora lunga, ma i dati che abbiamo in mano sono promettenti. Per passare dalla ricerca di base a quella traslazionale servono però strutture ad hoc. E a questo sarà dedicato il nuovo centro "Biology for Medicine", che sorgerà a Napoli e per il quale attendiamo il finanziamento promesso di 60 milioni di euro dalla Regione Campania. Sembra che la disponibilità di fondi ci sia, e noi - conclude il genetista - siamo fiduciosi».

    June 22

    Un frigorifero senza elettricità!

    Questa è un’invenzione (premiata ai Rolex Award) che potrebbe tornarvi molto utile!
    Il Sig. Mohammed Bah Abba’s ha avuto un’idea geniale e semplice che ci permetterà di tenere al fresco i cibi senza l’uso del frigorifero. Basta avere due contenitori e un po’ di sabbia e degli strofinacci e il gioco è fatto.
     Come vedete nelle immagini bisogna mettere il contenitore più piccolo in quello più grande e riempire lo spazio fra i due contenitori con della sabbia bagnata. A questo punto dovrete ricoprire il tutto con degli strofinacci umidi e mettere nel contenitore più piccolo i cibi o le bevande che volete tenere al fresco. Quando l’acqua evapora si porta con sè il calore lasciando fresco l’interno.
    L’invenzione può cambiare la vita di molte popolazioni povere e può tornare utilissima anche a noi ad esempio sia quando siamo in campeggio sia quando siamo sulla spiaggia e vogliamo tenere al fresco le bibite!

    June 16

    Un'altra...lettera dall'Abruzzo...di Pina Lauria...

    Pina Lauria, è una donna che risiede a L'Aquila, che ha mandato una lettera a un giornale online dalla quale si evince tutto il dramma della popolazione colpita dal sisma.
    Il tono della missiva è straziante, come può essere solo l'appello disperato di una madre che ha avuto la sfortuna di trovarsi nel posto e nel momento sbagliati; ma a far ribollire il sangue sono le verità nascoste che vengono fuori, e la mania persecutoria di questo governo che, già da un pezzo, ha superato la linea di confine della tolleranza democratica.

    eccola per intero....
     
    Cara Redazione,
    sono Pina Lauria e sono residente a L’Aquila; attualmente “abito” presso la tendopoli ITALTEL 1, perché alla mia casa, che devo ancora finire di pagare, è stata assegnata la lettera E, che in questo drammatico alfabeto significa “danni gravissimi”.
    Scrivo per illustrarvi alcune considerazioni, di carattere generale e, più in particolare, relative alla qualità della vita nei campi.
    Intanto, evidenzio la grande confusione che c’è nella città: a quasi due mesi dal terremoto, viviamo ancora uno stato di emergenza. Uno dei grandi nemici di questi giorni, e dei prossimi, è il caldo: arriveranno i condizionatori ma risolveranno ben poco perché, come sicuramente sapete, il condizionatore funziona in una casa, con le pareti di cemento e con le finestre chiuse, non in una tenda, dove il sole batte a picco e da dove si esce e si entra….inoltre, la tenda non è che si chiude ermeticamente!
    Allora, il problema vero è questa lunga permanenza nella tendopoli alla quale saremo costretti fino ai primi di novembre. E’ assurdo ed inconcepibile che, per saltare una “fase”, come ha detto il Presidente del Consiglio, bisogna aspettare circa sette mesi per avere una casa, comunque sia. E a novembre, se le cifre rimangono quelle dette dal Governo e dalla Protezione Civile, saranno soltanto 13 mila i cittadini aquilani che potranno lasciare le tende. Su questo vorrei chiarire che si sta assistendo ad un balletto delle cifre che nasconde una amara verità. Mi spiego. Queste cifre si riferiscono alle verifiche finora effettuate ed alle risultanze avute. Si sta ragionando in questi termini: se su un tot di case verificate, è risultata una agibilità pari al 53%, e mantenendo questo trend, allora le case inagibili saranno all’incirca 5.000 per 13 mila persone.
    L’agibilità è stata dichiarata per le abitazioni dei paesi vicini a L’Aquila; i quartieri nelle immediate vicinanze del centro storico, a ridosso delle mura (Sant’Anza (il quartiere dove abito), Valle Pretara, Santa Barbara, Pettino, tutti molto popolosi, hanno le case inagibili.
    Inoltre, bisogna considerare che il centro storico ancora non viene sottoposto ad alcun tipo di verifica perché, a tutt’oggi, è zona rossa.
    Nel centro storico risiedono circa 12 mila cittadini, senza contare i domiciliati, soprattutto gli studenti fuori sede. Allora, a novembre dovrebbero avere la casa almeno 26.000 cittadini, facendo un calcolo al
    ribasso perché, considerando anche gli abitanti dei quartieri distrutti, gli immobili da recuperare con interventi molti consistenti e, quindi, con tempi necessariamente lunghi, sicuramente le abitazioni necessarie dovrebbero essere sull’ordine delle 45 mila persone.
    Questo è il futuro che ci aspetta e lo tengono nascosto! Ma il Presidente del Consiglio ha detto che, comunque, le tende sono già dotate di impianto di riscaldamento, e quel”già” mi ha molto inquietato.
    Non possiamo accettare di restare nelle tende fino a novembre, e sicuramente fino a marzo del 2010!
    Questo ragionamento lo stavo facendo alcuni giorni fa al campo: prima con alcune persone, poi si sono avvicinati altri ed eravamo diventati un bel gruppetto: dopo alcuni minuti dal formarsi dell’”assembramento non autorizzato”, sono arrivati i carabinieri, in servizio all’esterno del campo. Ho chiesto se ci fosse qualche problema. Mi hanno risposto che non c’era alcun problema, ma restavano anche loro ad ascoltare.
    Conclusione: dopo alcuni minuti, tutti ce ne siamo ritornati nelle tende.Racconto questo episodio, e ne posso citare tanti altri (ad alcuni componenti di vari comitati cittadini, che stavano raccogliendo le firme per il contributo del 100% per la ricostruzione o ristrutturazione della casa, è stato vietato l’accesso nei campi), per denunciare quello che definisco la sospensione dei diritti garantiti dalla nostra Costituzione: libertà di opinione, di parola, di movimento.
    Ora, posso comprendere, anche se non giustificare, un tale comportamento nel primo mese, che secondo me rappresenta la vera fase di emergenza, ma far passare tale logica antidemocratica per 7 mesi, ed anche di più, somiglia più ad un colpo di Stato che ad una “protezione civile”. Adesso mi trovo per qualche giorno a Bologna, presso mia figlia Mara che sta ultimando un dottorato in Diritto del Lavoro (senza borsa, perché l’Alma Mater non aveva i fondi a sufficienza per finanziare tutte e quattro i posti messi a bando: Mara si è posizionata terza, paga una tassa di iscrizione al dottorato di circa 600 euro l’anno e un affitto di 500 euro mensili, più le spese); proprio questa mattina ho dovuto chiamare il responsabile del mio campo perché la famiglia che abita con me mi ha informato che si stavano effettuando i controlli per assegnare il nuovo tesserino di residente al campo (ne possiedo già uno). Mi ha preso una tale agitazione tanto da sentirmi male: questa procedura che si ripete spesso nei campi, l’esibizione del documento e l’autorizzazione di accesso per gli “esterni”che ti vengono a fare visita, e magari sono i tuoi fratelli, sorelle, madri e padri che hanno trovato sistemazione in altri campi o luoghi, il fatto che adesso, nonostante avessi preventivato di stare un po’ di tempo con mia figlia, debba rientrare per avere di nuovo il tesserino, dietro presentazione di un documento di riconoscimento, anche se sono già tre volte che i responsabili del campo hanno annotato il numero della mia carta di identità, mi scuote in maniera incredibile. Ma la Protezione Civile mi deve proteggere in maniera civile o mi deve trattare come se fossi in un campo di concentramento? Il responsabile del mio campo, quando gli ho
    parlato questa mattina, mi ha detto che non c’era alcun problema, che potevo tornare quando volevo, riconsegnare il vecchio tesserino e prendere il nuovo, e comunque dovevo comunicare l’allontanamento dal campo, la prossima volta che ciò sarebbe accaduto. Mi chiedo: perché devo comunicare i miei spostamenti? La tenda, adesso, è la mia casa ed ho timore che lo sarà per molto tempo, almeno fino a novembre. Quale è la norma che mi impone di comunicare i miei spostamenti? Se mi si risponde che si è in presenza di una situazione di emergenza, e che tale situazione durerà mesi e mesi, allora siamo veramente in presenza di un pauroso abbassamento del livello di democrazia!
    Non sono “vaporosa”, non sono arrabbiata: sono esacerbata! Ritengo che la nostra città stia diventando non una città da ricostruire, ma una città “laboratorio”, in cui si vuole sperimentare il nuovo modello di società: privo di diritti, passivo, senza bisogni: quello che ti do è frutto della buona volontà dei volontari o dell’imperatore e lo prendi dicendo anche grazie! Mi rifiuto! E si rifiutano i cittadini aquilani! Sui nostri corpi, sulle nostre menti, sulle nostre coscienze, sulle nostre memorie nessuno ha il diritto di mettere le mani! Un’altra considerazione: le tende dell’emergenza sono tutte di otto posti, per poter accogliere, in tempi molto brevi dopo l’evento catastrofico, il maggior numero di persone. Di conseguenza, ci sono moltissime situazioni di promiscuità (la vivo io stessa, con un’altra famiglia che ha due bambini piccoli). Ritorno sempre alla considerazione di prima: una situazione di promiscuità può essere proposta ed accettata, a causa del disorientamento totale in cui ognuno si trova dopo un evento così terribile, per un mese, ma non per 7 o più mesi! In alcune tende sono insieme anche tre nuclei familiari! Mi chiedo: non si vogliono utilizzare i containers, ma allora il Presidente del Consiglio, che ha tante bellissime idee (sulle donne, sui giudici, sul Parlamento, sulla Costituzione) perché non pensa a far arrivare tende da quattro? O meglio, perché non riesce a garantire, da subito, una sistemazione dignitosa, senza costringermi ad andare sulla costa o in appartamenti situati nell’ambito della Regione Abruzzo, sicuramente non a L’Aquila, dove vi è la distruzione totale?
    Proprio ieri, un gruppo di psicologi ha affermato che tale situazione di promiscuità sta distruggendo le famiglie perché, a parte le discussioni che ci sono, dalle cose più grandi a quelle più piccole (pensate che si sta litigando anche per i condizionatori, quelli che li hanno, perché alcuni li vogliono accesi, i “coinquilini” li vogliono spenti; chi vuole guardare la televisione e chi vuole riposare), la mancanza di intimità e di momenti privati determina nervosismo e sensazione di annullamento di ogni sentimento, senza considerare che nei campi non esiste nessun momento di intimità, né nei bagni, né nelle docce, né a pranzo né a cena.
    Non posso restare in silenzio ed accettare passivamente: voglio essere protagonista della mia vita e della ricostruzione della mia città, e non voglio sentirmi come una partecipante del Grande Fratello! Non abbiamo intenzione, noi aquilani, di essere triturati dalla società
    dello spettacolo: alle menzogne mediatiche opporremo la nostra intelligenza, volontà e coraggio….e la nostra rabbia.
    L’Aquila è la mia, la nostra città e non è in vendita, per nessuno!
    Spero che questa mia lettera venga da voi presa in considerazione: sono forte, coraggiosa…come tutti voi e spero che possiate darmi voce.
    Vi ringrazio, di cuore…anche se spezzato!
    Ciao a tutti

    Scuola...a quando lo svekkiamento?? spazio ai giovanii!!!!

    Scuola - Ocse: In Italia gli insegnanti più vecchi, 52% è over 50  - Under 30 solo 3%, un quinto della media internazionale

    In Italia gli insegnanti di scuola riferiscono di dover sottrarre più tempo alle lezioni per mantenere l'ordine in classe, rispetto alle medie internazionali, ma le classi sono meno rumorose, ci sono meno interruzioni e gli studenti si impegnano per un clima favorevole all'apprendimento. Sono alcuni degli aspetti rilevati dall'Ocse - Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico - sulla base di una nuova indagine internazionale sul comparto della scuola. La Teaching and Learning International Survey (Talis), si basa su una serie di quesiti sottoposti a un corposo campione, 70.000 tra docenti e presidi di scuole di 23 paesi. Indagine volta prevalentemente a analizzare le valutazioni che gli stessi corpi docenti danno dei sistemi scolastici, e su cui la principale conclusione dell'organizzazione parigina - guardando al quadro internazionale generale - è che l'attività di insegnamento risulta danneggiata dalla confusione nelle classi, durante le lezioni, e dalla mancanza di incentivi adeguati. Quanto all'Italia, tra le varie voci monitorate, l'aspetto che più contraddistingue il suo corpo docente è l'elevata età media. "L'Italia ha la forza lavoro più anziana tra i paesi Talis", dice l'Ocse nella scheda dedicata alla penisola. Il 52 per cento degli insegnati di scuola italiani è ultra 50enne e solo un 3 per cento è under 30, laddove nella media internazionale questa quota è cinque volte tanto. Tornando alla questione dell'ordine nelle classi, in Italia gli insegnati dedicare una quota di tempo di lezione leggermente più alta della media per mantenerlo, e all'insegnamento viene dedicato il 77 per cento della lezione contro la media Talis del 79 per cento. Tuttavia la maggior parte degli insegnati non ritiene che sia necessario attendere a lungo affinché la situazione sicalmi all'inizio della lezione, l'81 per cento dei docenti riporta un minor numero di interruzioni causate dal rumore e che gli studenti si impegnano a favorire un clima sereno per l'apprendimento. L'Ocse segnala però che il rapporto studenti-insegnanti viene valutato dagli stessi docenti in maniera lievemente meno positiva rispetto alla media internazionale. Secondo l'Ocse in Italia si registra uno dei livelli più elevati di soddisfazione degli insegnati sul proprio lavoro, pari al 95 per cento, mentre è ancora più elevata la quota di quelli che giudica positivamente la propria efficacia nell'insegnare, 98 per cento. Allo stesso tempo, però, l'Ocse segnala che in Italia è più elevata della media la quota di presidi che riferisce di mancanza di insegnati specializzati e personale tecnico - ad esempio per i laboratori - 52 per cento contro la media internazionale del 38 per cento. Meno positive anche le valutazioni sulla disponibilità di strutture tecniche e libri per l'istituto. Inferiore alla media internazionale dell'89 per cento è poi la quota di insegnati che riferisce di aver partecipato a attività di sviluppo professionale negli ultimi 18 mesi: in Italia è all'85 per cento. Ma allo stesso tempo sono più numerose le giornate dedicate a questa voce: 27 in Italia (per chi ha svolto questa attività) contro una media Talis di 15 giorni. L'Osce segnala che in media in Italia gli insegnanti sotto i 40 anni hanno passato il doppio del tempo sulla loro stessa formazione rispetto ai loro collegi over 50, e che nelle scuole private vengono dedicati 14 giorni in più a questa voce rispetto alla scuola pubblica. Le scuole italiane sono poi tra quelle a disporre di minore autonomia su assunzioni e livelli delle retribuzioni degli insegnati, laddove godono di più autonomia in merito all'allocazione dei fondi. Tornando al quadro generale internazionale, secondo l'ente parigino la conclusione più rilevante è che "le autorità sulla scuola devono approntare incentivi più efficaci per gli insegnati. Molti paesi - avverte l'Ocse - non prevedono legami tra le performance degli insegnati e i riconoscimenti che ricevono, e anche quando ci sono non sono molto forti".

    Le figuracce del premier....ahi noi....

     

    Il sorpasso del secolo!!!! grande Valentinoo!!!!!

     

    Sconcertante....